da DILI, TIMOR EST Disse queste cose perché ne era convinto? Davvero riteneva la povertà migliore della ricchezza, il pianto migliore della gioia e l’ingiustizia migliore della giustizia? E allora perché passò la vita a curare i malati e risuscitare i morti, asciugare le lacrime dicendo di non avere paura? Forse anche a Gesù piaceva ogni tanto fare un po’ di poesia e illudersi che la povertà fosse bella. Oppure pronunciò queste parole convinto che fosse iniziata la fine dei mali.
Mt 5,1-12 vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».