
da DILI, TIMOR EST Si meravigliava della loro incredulità. Non li giudicava e non si indispettiva. Si meravigliava: come possono non credere? Come si fa a vivere senza credere? Ho spesso sentito il Card Martini parlare dei non credenti con grande stupore: “Mi domando come facciano a vivere senza la prospettiva della vita eterna, senza un senso ultimo che vada oltre la materia”. Si meravigliava della loro incredulità. A Nazaret Gesù non potè compiere prodigi, perché nemmeno Dio può fare molto senza la tua fede. In fondo, la fede è frutto di libertà, è forse la sua massima espressione: scegliere di credere senza essere obbligati da evidenze. Dunque se non credi, Dio non si imporrà perché ti vuole libero. Il roveto è lì, ardente per te, ma tu passi e lo ignori.
Mc 6,1-6 Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.