
da DILI, TIMOR EST Alcuni giorni fa siamo andati nel quartiere indonesiano a fare acquisti per la scuola. Al momento dei saluti, la ragazza che mi accompagnava ha stretto amichevolmente la mano alla signora di cui vedevo solo gli occhi ma intuivo il sorriso da dentro il sacco nero che la copriva fino a terra. D’istinto ho teso anch’io la mano, ma è rimasta immobile mettendo le mani giunte. Le ho sorriso, pensando che che con le mani così sembrava una bimba alla prima Comunione. Paradossi religiosi! Chissà, forse un giorno lo capiremo. Apprezzeremo lo sforzo che ha compiuto Gesù per farci superare i blocchi delle religioni che ancora oggi si occupano di cibi proibiti da Dio e altre invenzioni simili di cui abbiamo scritto ieri. Dichiarava puri tutti gli alimenti. I discepoli di Gesù, diversamente dai credenti di tutte le religioni, possono mangiare tutto e vestirsi come gli pare. Troppo bello per essere vero! Ecco che nei secoli ci siamo riscritti elenchi di cibi vietati, di vesti proibite, di gioie negate. Tuttora veliamo le nostre donne migliori, avvolgendole in abiti medievali. Chi non crede non è da meno e si crea i suoi elenchi di diete complicate. Probabilmente mangiare di tutto è un gesto di tale libertà che spaventa. I divieti, diciamocelo, ci piacciono perché ci fanno sentire bravi quando li rispettiamo. Eppure il vangelo è molto più esigente di una rinuncia a un panino col salame. Dio è più serio di una ricetta di cucina. Il vangelo non ci chiede di controllare che cibo c’è nel nostro piatto, ma se in quello altrui vi è qualcosa. Allora sì che scatta il digiuno, la capacità di non trattenere e dare. Dare da mangiare, da bere, da vestire, a chi non ne ha. Allora sì che la questione si fa seria. Perché la fame altrui non è mai sazia.
Mc 7,14-23 Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».