L’attimo

da DILI, TIMOR EST   È in un attimo che decidi se difenderti o giocarti, se salvarti la vita e la faccia o perderla. Andare dietro a Gesù ha un prezzo, come tutto nella vita. Si paga in contanti e non c’è credito. Si paga al momento, all’attimo presente. È lì che scegli se fingere di nulla o agire, se procedere o rinunciare. I bimbi che vendono cibo sulla strada non hanno diritti e io non ho il dovere di comprare. È nell’attimo che decidi, dopo è già tardi. Io nell’aria condizionata davanti al cibo, loro dietro il vetro che ti guardano. Puoi lasciarli lì, come una foto. Puoi chiedere al cameriere di farli entrare perché li conosci. E il cameriere incredulo smette i panni del cattivo che deve tenere lontani dai clienti i suoi fratelli. Compro quello che vendono, ho la casa piena di sacchettini di patatine fatte in casa. Chissà che casa… Forse non cambia nulla, direte, non è così che risolvi i problemi. Lo so, ma a me cambia tutto. Ho perso la faccia, ho perso la pace del mio unico pasto, ho rotto un vetro. Il vetro che separa i diversi, che separa le fortune.

Lc 9,22-25   Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».