Giustificare

da DILI TIMOR EST  Due intime presunzioni convivono in noi pur essendo opposte tra loro. Quella di essere giusti e qulla d’essere sbagliati. La prima ci fa pregare come questo fariseo o, se non pregare, giudicare e farsi forti della debolezza altrui. Più l’atro è difettoso, più io risulto a posto: grazie che non sono come lui! L’altra presunzione ci fa pensare costantemente d’essere insufficienti. La vita è una competizione costante, una corsa a chi arriva prima non si sa dove e c’è sempre qualcuno che ci lascia indietro. Dovremmo proprio smetterla di sentirci in gara. Siamo tutti campioni del nostro personale unico viaggio. Ciò che chiamiamo fallimento è invece parte del percorso, aggancio per nuove scelte, stimolo a rialzarsi e cercare un nuovo senso. Lasciamoci giustificare da Dio. Lui ci rende giusti, che significa capaci di amare.

Lc 18,9-14    Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

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