Per noi

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sono andato al mare. Sapevo che li avrei trovati, che dei bambini mi avrebbero regalato un’immagine per vivere questo giovedì santo. E così, spontaneamente, uno di loro ha ripetuto con le mani il gesto del sacerdote a Messa: Prendete, mangiatene tutti. E guardo quei piedi, che ci ricordano il tuo ultimo comando, Gesù: se io ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Quel fuoco sta lì, in un buco nella sabbia. Noi non siamo che sabbia, polvere plasmata dal suolo, ma arde un fuoco in noi e non si spegne. Un fuoco azzimo, che non cresce, come il pane stesso dell’Eucarestia. Da soli non si cresce, nulla evolve da sé. Siamo lievito gli uni per gli altri, come tu lo sei per noi. Solo in te cresciamo e si espande il nostro amore sino ai confini del mondo. Stanotte a questo fuoco ti rinnegheremo, nel cuore sempre ci riserviamo un posto senza te, dove con Pietro possiamo gridare non lo conosco! Abbiamo paura che essere tutti tuoi ci costi troppo e non porti a nulla. Abbiamo paura di restare azzimi per sempre, di essere schiacciati come acini d’uva. Non vogliamo diventare vino, essere bevuti dagli altri, versati in calici tenuti da mani sconosciute. Ma non è questo quello che tu fai con noi, Gesù? Capiamo quello che hai fatto per noi?

GIOVEDÌ SANTO 1Cor11   Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Gv13,1-15 Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».