Agli inferi

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sono entrato in una piccola chiesa lungo la strada, fuori città. L’Eucarestia di ieri era attorniata da fiori e luce e le croci erano pronte per oggi pomeriggio. Solo un insetto era davanti a questo splendore. Mi sono chiesto come mai non ti bastò l’incarnazione. Scendere in terra non era forse già molto? Camminare nella storia delle persone, impolverarsi dei nostri deboli pensieri, cercare invano di insegnarci la legge dell’amore, non era già impresa ardua anche per Te? Tu volevi scendere di più e l’unico modo era morire, seguirci là dove andiamo senza il corpo, dove restiamo muti in compagnia delle emozioni che ci hanno guidato in terra. Scendesti e scendi negli inferi bui del nostro inconscio, dove mille traumi antichi si agitano come insetti striscianti e ci condizionano dannandoci la vita. Scendesti e scendi nelle tombe, agli inferi, nel regno dei morti. E liberi tutti. Tutti quelli per cui nessuno dall’alba dell’umanità mai ha pregato o sacrificato un animale o almeno bruciato un grano d’incenso o acceso una candela. Ci liberi dalla paura dell’aldilà. C’è l’amore di là, c’è la luce. Ci sei Tu che rischiari quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte.

VENERDÌ SANTO Mt 27 A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Beato Angelico, XV sec, Cristo agli inferi.
Tintoretto, XVI sec,  Cristo irrompe agli inferi.