Passi

Quanti erano stati con lui erano in lutto e in pianto. Forse questa è una delle foto che più mi hanno commosso. Abbiamo tanto camminato insieme al nostro Papa Francesco. Era uscito dal conclave con un nome nuovo ma con le stesse scarpe. Con quelle scarpe ha camminato incontro a tutti e ha varcato soglie da secoli chiuse. Ha compiuto passi che in pochi hanno notato tanto erano importanti, dando speranza a intere categorie di persone da millenni escluse. Passi irreversibili, molto più efficaci dei dogmi immutabili. È andato in tutto il mondo e ha proclamato il Vangelo a ogni creatura, rendendoci più facile trovare le tracce di Gesù in terra.

Card Bergoglio entra in Conclave nel 2013

Mc 16,9-15     Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Sempre avanti

Simon Pietro disse: «Io vado a pescare». Perché quando siamo smarriti tendiamo a tornare nei luoghi sicuri, ai tempi in cui la vita era forse meno interessante ma certo più tranquilla. Aveva lasciato le reti, anni prima, e aveva seguito Gesù. Erano stati tre anni di una intensità unica, ma erano finiti in un tre giorni, in tre canti di gallo. Pietro tenta di tornare semplicemente indietro, di ripartire da dove aveva lasciato la barca. Era stato bello pescare uomini col Maestro, ma ora lui non c’era più. Sarebbero tornati pescatori. E qui avviene la seconda chiamata, con le reti vuote, l’invito a gettarle di nuovo, la pesca miracolosa. Tutto come agli inizi. Il Risorto è vivo, non nei ricordi ma nella realtà. Le persone che ci hanno accompagnato e non sono più qui non vivono nella nostra memoria. Vivono davvero. Nella preghiera ci ascoltano e pregano per noi e con noi. Nulla è come prima. Nulla è perso.

Gv 21,1-14  Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

A noi

Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Negli anni seguenti più volte gli Apostoli diranno di aver mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti (At 10). Ecco la responsabilità di aver vissuto un evento unico, che non può essere taciuto. Scorrono di continuo, in questi giorni, video e foto di Papa Francesco nelle più diverse situazioni. Impressiona il modo in cui affronta e parla di argomenti d’ogni genere, colpisce e incanta la sua umana naturalezza e la sua saggezza incarnata. Davvero abbiamo avuto un Papa così? Così semplificante ed autentico, così capace di andare al cuore del messaggio di Gesù? Abbiamo mangiato e bevuto in sua presenza, scattato selfie con lui, l’abbiamo incrociato in auto al semaforo. Abbiamo avuto un Papa per amico. L’abbiamo baciato, abbracciato, abbiamo pregato per lui. Ne siamo responsabili. È successo a noi. Molti, per molti secoli, hanno desiderato vedere  tutto questo ma l’hanno solo potuto sperare in silenzio. Siamo i suoi eredi, raccogliamo quanto ci ha lasciato e mettiamolo in pratica. Abbiamo vissuto un evento unico. Ora non possiamo rimanere gli stessi.

Lc 24,35-48  i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Come posso

Ormai lo sappiamo che questo bisognava che il Cristo patisse va inteso come “era giocoforza che patisse”. Così è ogni volta che nella coscienza si segue fedelmente il vangelo, al punto che Gesù stesso aveva detto che chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio (Gv 16). Molti lettori mi manifestano la loro amarezza nel constatare reazioni aggressive, commenti irripetibili e dotti articoli di esperti contro Papa Francesco. Ma non c’è che ripetersi le parole del risorto: è giocoforza che questo avvenga. Ognuno di noi farà passare nella sua memoria le immagini e le parole di questi dodici anni di servizio di Francesco Vescovo di Roma. Sono certo che arriverà subito ad esclamare è giocoforza che abbia causato l’ira e la maldicenza di tutti quelli che si sono sentiti messi in discussione, dentro e fuori la Chiesa. E poi, noi non lo amiamo perché è stato perfetto. Lo amiamo perché, nella sua umanità, ci ha aiutato a seguire Gesù. Questo è ciò che conta. “Come vive questa Pasqua?”, gli chiedeva una giornalista all’uscita dal Gemelli. “Come posso, la vivo come posso”, rispondeva sorridendo. Francesco ci ha insegnato a seguire Gesù come possiamo, non come vorremmo e forse a volte nemmeno come dovremmo. Come possiamo.

Lc 24,13-35   Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Perché piangi? Spera!

Perché piangi? Chi cerchi? Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.

“Lì dove Dio ti ha seminato, spera! Sempre spera. Non arrenderti alla notte, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione. Non pensare mai che la lotta che conduci quaggiù sia del tutto inutile. Alla fine dell’esistenza non ci aspetta il naufragio: in noi palpita un seme di assoluto. Dio non delude: se ha posto una speranza nei nostri cuori, non la vuole stroncare con continue frustrazioni. Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera. Anche Dio ci ha fatto per fiorire.  Ovunque tu sia, costruisci! Se sei a terra, alzati! Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacciala con le opere di bene! Nei contrasti, pazienta: un giorno scoprirai che ognuno è depositario di un frammento di verità”. Papa Francesco

Testo completo https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170920_udienza-generale.html

In foto: Papa Francesco a Timor Est, settembre 2024, durante il suo ultimo e più lungo viaggio. I giovani espongono bottiglie d’acqua perché resti benedetta al suo passaggio. Questo è stato ed è Papa Francesco: una fresca sorgente di speranza.

Gv 20,11-18   Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Timore e gioia

Se quella delle donne fosse stata un’allucinazione, non sarebbe stato necessario corrompere le guardie con una buona somma di denaro. Ma il punto era esattamente che le guardie raccontavano di un angelo che aveva rotolato la pietra e vi si era seduto sopra tramortendole di paura. Non abbiate paura voi, aveva detto l’angelo alle donne. Non temete, ripete loro Gesù in persona mentre, scosse da timore e gioia grande, gli abbracciano i piedi. Il nostro cuore sussulta di continuo, pare fatto per impaurirsi. Che dunque il batticuore sia di gioia, di timore d’emozione e stupore indescrivibile come l’abbraccio ai piedi forati di Gesù vivo. Perché se è comprensibile la paura delle guardie, più difficile è capire le donne. Come avete fatto a non collassare dall’emozione, come avete fatto a camminare e raggiungere gli Apostoli? E soprattutto: come avete fatto a lasciarlo? Io non ce l’avrei fatta, gli avrei detto “andiamoci insieme dagli altri, vieni anche tu, io da qui non mi muovo senza te”. Forse è per questo che non l’ho mai incontrato, non ancora. Ci spero sempre.

Mt 28 abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Risorgere

La paura, la nostra più grande nemica. Il Risorto, il nostro amico più vero. Non abbiate paura, mai. Perché lui è sempre con noi e ci precede aprendo una strada verso il cielo. Ad ogni sussulto d’ansia, ad ogni pensiero preoccupato, al giungere d’ogni imprevisto, noi penseremo a Lui: è risorto, è con me. Non ho più paura.

Mt 28   Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, io ve l’ho detto.

Senza te

Immaginiamo che tutto finisca qui, davanti ad una lapide. Viviamo questo giorno come si vivono i momenti dolorosi del rientro da un funerale, quando ti chiedi “e adesso? Come sarà la vita da domani, come vivrò le giornate senza di lei, senza di lui?”. Come sarebbe la mia vita senza Gesù? Se stanotte non ci fosse alcuna pietra rotolata, domani all’alba nessuna Maddalena a gridare l’ho visto! e il corpo di Gesù restasse lì sotto la sindone, io come sarei? L’esistenza di Gesù fa la differenza nella mia vita? Questa è la domanda e non c’è giorno migliore di oggi per trovare risposta. Oggi Gesù è nel sepolcro. Non c’è più. Se fosse così per sempre, cosa cambierebbe nella vita?

SABATO SANTO Mc 15    Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cristo_velato

La regola

Ci sono le leggi, uguali per tutti e, secondo la legge romana, Gesù era innocente. Non trovo in lui alcuna colpa, dice il giudice Pilato ben due volte. Ci sono le leggi e poi ci sono le regole. Le regole del sistema, le regole dell’economia, della politica, della carriera. Se liberi costui, non sei amico di Cesare! rispondono a Pilato i sacerdoti. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Perché la regola della tranquillità personale ebbe la meglio sulla legge. Potremo scrivere leggi perfette  ma per avere un mondo giusto dovremo prima stanare le regole che di fatto agiscono nelle vite della gente. Potremo fare solenni promesse divine, ma alla prova dei fatti un gallo verrà a ricordarci come ci siamo regolati veramente.

VENERDÌ SANTO Gv 18     Pilato uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna».

Fate questo

Da quella sera il gesto non si è più interrotto, il pane non ha cessato di moltiplicarsi né il vino d’essere versato. Fate questo in memoria di me. Che significa tenetemi vivo in questo gesto, in questo dare vita a tutti, fino all’ultima goccia di sangue, all’ultima cellula di corpo. Tenetemi vivo in voi, in una vita vissuta come me, donata come la mia, bella come è bella la vita di chi ama come io vi ho amato. Siamo pronti a dire Amen, a entrare in comunione di vita con questa scelta di Gesù? Desideriamo con tutto il cuore essere un altro Cristo in terra? Allora mangiamo questo pane e beviamo a questo calice per fare entrare in noi la vita stessa di Gesù.

GIOVEDÌ SANTO 1Cor11    Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.