Vita immersa

Colpisce molto notare che Gesù di Nazareth iniziò la sua predicazione con le stesse identiche parole con cui la iniziò Giovanni Battista: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino. Si tratta di vicinanza temporale o spaziale? È vicino nel senso che si avvicina, arriva presto, è alle porte oppure è vicino cioè non lontano? Convertitevi perché è vicino, sembrerebbe un suggerimento per salvarsi da un giudizio ormai imminente. Manca poco, non rinviare la tua conversione. Non sai quanto tempo hai ancora, convertiti ora perché il domani non è certo. Ma anche: Convertitevi perché è vicino, cioè convertitevi alla vicinanza di Dio. Smettete di pensare che Dio sia lontano, altrove, sopra i cieli. Quando scopriremo quanto è forte la vicinanza di Dio Amore a noi, al punto da essere presente in noi, allora la nostra vita sarà immersa in una grande luce di serenità che ci darà la forza di vivere ogni situazione.

Mt 4   quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Seguire la luce

Per un’altra strada i Magi fecero ritorno al loro paese, così da non passare sotto la finestra di Erode. Sappiamo che questo scherzo fece infuriare il re che, non sapendo più dove trovare Gesù bambino, fece uccidere tutti i bambini. Cose che accadono ancora e pure nelle stesse zone, con missili su ospedali e asili. Ma non disperiamo. Ancora oggi, come allora i Magi, vi sono persone che cercano o meglio: persone che hanno già trovato. Sì perché i Magi cercavano Gesù bambino, come Erode. Ma avevano trovato la stella e la seguivano, a differenza di Erode che credeva d’essere lui stesso un astro divino. Chissà quanti erano i magi, quanti magari morirono lungo il viaggio non vedendo mai Gesù. Ma la stella la videro sì e la seguirono. E questo è ciò che conta: seguire una luce, avere una direzione, sapere chi si segue, verso chi si cammina. Pellegrini non si diventa alla meta. Pellegrini si è già lungo il cammino.

Epifania Mt 2,1-12  Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

E Dio disse

Torna la prima pagina del vangelo di Giovanni. Torna con la misteriosa espressione: in principio. Non all’inizio, non tanto tempo fa, ma in principio. La stessa parola con cui inizia la Bibbia, il libro della Genesi: in principio Dio creò il cielo e la terra. Impariamo a declinare al presente e capiremo cosa significa in principio. Dio crea cielo e terra. Il verbo è Dio e tutto è fatto per mezzo di lui. Tutto accade in questo istante perché Dio lo dice adesso (il verbo è Dio). Dio è al principio di ogni cosa esistente. Dio disse. E dice ancora. Dice ora.

Gv 1,1-18 In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Dove?

Ieri, quando stavo leggendo questa pagina di vangelo, mi trovavo esattamente qui, in riva al lago e, guardando l’orologio, ho sorriso: erano circa le quattro del pomeriggio. Ho quindi scattato questa semplice foto per voi. Andrea, l’amico ed il fratello Simone non avevano il telefono né l’orologio. Eppure ricordarono tutta la vita quel momento: erano circa le quattro del pomeriggio. Ci sono incontri che ci hanno cambiato la vita, sguardi che non ci hanno lasciato andare via uguali. Ci sono domande che, costringendoci a rispondere, ci hanno dato una svolta. Vivere l’incarnazione in questa terra significa anche essere sempre all’incrocio di due coordinate: spazio e tempo, dove e quando. La data e l’ora che ti ricordi meglio però, è quella in cui sei uscito dal tempo e hai scoperto dove dimorare. Maestro, dove dimori? Cioè dove sei costantemente col cuore, ovunque tu sia?

Gv 1,35-42   Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Chi sono?

Ciò che Giovanni ci diceva ieri, che cioè non conosciamo Gesù né Dio che vive in noi, lo diceva per esperienza personale. Io non lo conoscevo, ci dice infatti oggi. Certo, lo conosceva prima ancora di venire alla luce, come ci racconta il vangelo di Luca. Anche noi conosciamo da tempo molte persone, da tutta una vita chi vive con noi e abbiamo messo al mondo. Ma non basta. Dobbiamo chiedere a Dio Spirito Santo di aprirci gli occhi e il cuore per conoscere e riconoscere la sua stessa presenza nelle altre persone. Perché ogni giorno tutti cambiamo, come l’albero che resta lo stesso eppure cresce, fiorisce, muta. Lo Spirito fa crescere ciascuno di noi e, se non poniamo resistenza, ci fa crescere anche in fretta. Siamo sempre tutti da riscoprire, a partire da noi stessi. Io non mi conoscevo, ma lo Spirito che è in me mi ha svelato chi sono, chi debbo diventare.

Gv 1,29-24   Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Chi sei?

La Bibbia narra che quando Mosè chiese a Dio come si chiamasse, lo colse impreparato e la prese come scusa per non tornare in Egitto. Come avrebbe potuto presentarsi al faraone in nome di un dio anonimo? Allora Dio si inventò un nome: Io Sono, senza aggiungere altro. Giovanni invece insiste a dire io non sono. Non sono il Cristo, né Elia né un profeta. Non è poco essere consapevoli di ciò che non si è, soprattutto in questa società di onnisapienti. Qualcosa però ancora non lo conosciamo. Giovanni ci dice: in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete. Possiamo così completare il nome di Dio. Non più soltanto Io Sono ma Io Sono in mezzo a voi. Ecco chi è Dio, ecco come si chiama. Nei momenti difficili come nella serenità, ripetiamo costantemente il nome di Dio: Io Sono in te. Noi non conosciamo Dio, ma Dio è in noi.

Gv1,19-28  Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Spera sempre

“Spera. Sempre spera! Non arrenderti alla notte. Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia Dio, non disperare mai”. Papa Francesco

I nostri più veri auguri di un anno vissuto nella certa speranza di non essere soli nel fare il bene. Gesù è sempre con noi. E noi con lui.

Da leggere, stampare, tenere con sé, ogni giorno di questo anno. https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170920_udienza-generale.html

Principio e fine

https://www.giveadrop.it/

L’ultimo giorno dell’anno leggiamo la prima pagina del vangelo di Giovanni. L’ultimo giorno non leggiamo “all’inizio” ma in principio. Non è di tempo che si parla ma di origine. La luce nascosta in ogni attimo di vita, in ogni atomo di materia. Il verbo è Dio. Dio è dunque azione, è costante creazione e noi ne facciamo parte. Al principio di ogni nostra idea c’è un’idea di Dio. Dio è nascosto in noi e in noi pensa, sogna, immagina. Se non facciamo resistenza, ciò che Dio pensa diventa realtà, verbo fatto carne. Se ai suoi sogni sovrapponiamo i nostri, rallentiamo la creazione di Dio e la pesante materia invecchia e non matura, come un campo di fiori coperto da macerie di guerra.

Gv1,1-18     In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Per questa pace

Le cose rare si notano, quelle comuni passano inosservate. A quei tempi una coppia con un neonato non destava certo stupore. Anna però li nota e inizia a lodare Dio e a parlare del bambino. Statisticamente sono gli imprevisti che ci spingono verso Dio. La sofferenza ci fa scoprire deboli, i problemi ci fanno sentire impotenti, e con fede cerchiamo l’aiuto di Dio Amore. Quando la giornata scorre serena, tutto ci pare così normale da credere di farcela da soli. È più difficile che ci ricordiamo di Dio nella gioia e nella tranquillità. La fede però non è solo quella forza con cui chiediamo credendo fermamente che riceveremo aiuto. La fede è anche fedeltà quotidiana a Dio, notte e giorno, e se la giornata non ha incidenti né allarmi, se è tranquilla come una coppia con un neonato, tanto meglio. Ringrazieremo e loderemo Dio per questa pace.

Lc 2,36-40  Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Famiglia santa

Certo, a vederli nella nicchia dei santi o nella perfezione del presepe verrebbe da invidiarli. Nelle nostre famiglie la vita non è così armonica. Ognuno ha i suoi guai, più o meno gravi, le sue ferite magari impossibili da sanare. Questa pagina ci consola e normalizza l’idea astratta che abbiamo della santa famiglia. Insomma, erano come noi, con momenti di intesa e altri di incomprensione. Di certo però si amavano. Un amore forte, perché sempre continuamente scelto e riscelto. Era come se Maria e Giuseppe si sposassero di continuo, ogni giorno scegliendosi a vicenda, ogni giorno accogliendo quel figlio misterioso. Un figlio tutto loro e ad un tempo tutto d’altri, tutto dell’infinitamente Altro. Un figlio che, arrivando nella loro vita, li aveva spinti a decidere da che parte stare. I primi discepoli di Gesù furono certo Maria e Giuseppe che con il loro sì reciproco, con la loro vicendevole rinnovata fiducia, resero possibile l’incarnazione in terra del Figlio di Dio.

Santa Famiglia  Lc 2,41-52   I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.