Chi dunque? Chiunque

da DILI, TIMOR EST   Chiunque, non c’è limite d’età. Tornare bambini non si può, ma farsi bambini, farsi piccoli, sì. Non è più tempo di paletta e secchiello. È però tempo di tornare ad essere ciò che ci è costantemente vietato: torniamo a dipendere. Torniamo a capire che non siamo né autonomi né indipendenti né autosufficienti. La verità è che siamo tutti assolutamente dipendenti gli uni dagli altri. Dobbiamo solo decidere da chi o da cosa. La dipendenza da Dio, il non poter fare a meno del vangelo di Gesù, ci rende persone inquiete finché non liberano gli altri dall’oppressione di ogni male. C’è infatti una fanciullezza a cui nessuno vorrebbe mai tornare. Vorremmo forse essere bambini come quelli qui sotto? La miseria e la fame capovolgono il vangelo. Qui ci sono bambini che diventano adulti con dieci anni d’anticipo. Ma dove sono i genitori?, direte. Sono a un metro da loro. Sono famiglie intere che sgobbano per fare qualche dollaro. A me il granoturco arrostito non piace molto. Ma vi assicuro che era buonissimo, come la bambina che l’ha preparato.

Mt 18,1-5    i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Fino a dove

da DILI, TIMOR EST    Mi ha sempre entusiasmato questa complicità tra Gesù e Pietro. La tassa la paga, dice Pietro mentendo per coprire il maestro. Gesù poi, quasi divertito della malefatta, ne combina una più grossa: Pietro, vai a pagare per noi due con una moneta non tua! Va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te. Tutto ciò però non perché li disprezziamo, ma perché non si scandalizzino. Un giorno capiranno chi sono io e smetteranno da sé di chiedermi la tassa per il mio tempio. Ma ora non è ancora quel giorno. Ognuno vive il suo momento, ognuno è in un punto della sua crescita. Non pretendiamo di essere sempre capiti dagli altri. Cerchiamo piuttosto di capire fin dove possono capirci. L’unico che capisce fino in fondo ogni nostra intenzione è Gesù. Solo Dio infatti può leggere i nostri pensieri, scorgendo monete d’argento dove tutti non vedono che un semplice pesce.

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Mt 17,22-17     Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì, la paga».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Attrarre

da DILI, TIMOR EST   Forse la Trinità è così, come tre bambini dall’aria complice. È la vita che scende scalza in terra e nutre l’umanità di senso e gioia. Saremo tutti istruiti da Dio. È infatti il Padre che ci attira verso il Figlio fatto uomo. È Dio Padre che rende attraente l’umanità. Perché, di per sé, l’umanità non è attraente, non ha una bellezza tale da imporsi. Eppure la gente ci interessa. Guarda questa foto:

Dov’è caduta la tua attenzione? Certamente sull’uomo in mare. Coprilo con un dito, e vedrai che noti la grande nave. Dove c’è una persona, lì siamo attratti perché ci rispecchiamo. È Dio che ci attira al Figlio Gesù. Ma Gesù è Dio fatto uomo. È dunque Dio che ci spinge verso gli altri, anche quando vivono un rottame di vita.

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Gv 6,41-51 Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Verso sud

da DILI, TIMOR EST    Eccola, la Croce del Sud. La costellazione che in questo emisfero serve a localizzare il polo Sud. Fa un certo effetto vederla sopra il cielo di Dili, mentre dalla finestra guardo a Sud, verso l’Australia. Una croce indica il sud, quasi a segnare il suo destino. “Il sud del mondo”, diciamo spesso per indicare i paesi sottosviluppati. Un po’ come dire handicappati o, più gentilmente, diversamente sviluppati. In ogni caso intendiamo che è capitato a loro, mica l’abbiamo fatto capitare noi. E invece è proprio così, li abbiamo saccheggiati noi questi posti, eccome. Non c’è un solo scoglio in tutto l’emisfero australe dove non sia stata issata una bandiera di quello boreale. Se uno mi vuole servire a qualcosa, mi segua, e dove sono io, là sarà anche chi mi è utile. Se uno mi serve a qualcosa, il Padre lo onorerà. Se si va verso il sud del mondo, si deve puntare alla croce ed essere pronti a vederne molte.

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Gv 12,24-26    Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Perdersi

da DILI, TIMOR EST    Lascia alle tue spalle le impalcature che ti hanno retto finora. Sono state utili, ti hanno portato sin qui. Sono parte del tuo cammino, ma non del tuo futuro. Devozioni rituali, tradizioni, scrupoli di coscienza, rigidità mentali, paure varie. Anche questo è servito a proteggerti e trattenere gli sbandamenti. Ma ora che conosci più da vicino Gesù, ora che gli parli costantemente ed è una presenza viva nelle tue giornate, ora seguilo così come sei. Prendi il peso delle tue scelte libere, prendilo come una croce sulle tue spalle, e seguilo. L’anima non ha prezzo, e l’anima è Dio-in-te. Se lo perdi, non hai più nulla. Evangelizzare è portare il messaggio liberante di Gesù. Una Chiesa che insegna alla buona un po’ di devozioni alla Madonna, non cambia la vita della gente. Semplicemente affianca un sistema di credenze al precedente, aggiungendo alla paura dei fantasmi quella dell’inferno. Non siamo inviati ad insegnare a salvarsi dall’inferno, bensì a perdersi per il paradiso.

Mt 16,24-29   Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

Rete luminosa

da DILI, TIMOR EST   Chi è il figlio dell’uomo? Chi è, chi siamo? Cosa ci facciamo su questa terra? Cosa costruiamo, cosa edifichiamo? Il maestro di Nazareth era venuto a edificare una chiesa, che significa assemblea. Noi abbiamo costruito tante chiese, tanti templi, dimenticando che il tempio siamo noi, figli dell’uomo. Va’ dietro, tu mi sei di scandalo. Che si traduce: non starmi davanti perché mi fai inciampare. Io devo correre, ho una rete di luce da portare. Perché questa è la Chiesa: una connessione luminosa di Spirito tra i figli dell’umanità. Io sono la carne e il sangue del più piccolo bambino che si aggira scalzo tra i rifiuti del porto di Dili in secca. Io sono lui. Siamo tutti uno. Siamo Cristo.

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Mt 16,1-23  Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Una parola

da DILI, TIMOR EST     Almeno una parola, almeno un saluto, un sorriso. Non possiamo passare tanto vicini agli altri da fargli ombra e poi ignorarli. Gesù non rivolse neppure una parola a quella donna, perché era straniera. Una bella lezione pratica per i suoi discepoli, che restarono scossi al vedere il maestro divenuto improvvisamente un nazionalista come loro. E la donna rincara la dose: trattami almeno come un cane, così qualcosa mangio. Magari qui la gente fosse nutrita e curata come i nostri cagnolini. Che sogno sarebbe! Lo so, lo scrivo ogni anno. Sono monotono come la fame: finché non passa, si fa sentire. E se si mangia poco, torna subito. Ieri al supermercato ho trovato una confezione da quattro uova a 2$. Le ho lasciate dov’erano, troppo care pure per me. Una parola però non costa, e non possiamo negarla mai. Di’ soltanto una parola, dirà il centurione straniero a Gesù. E lui la dirà, guarendo all’istante e a distanza il servo. Una briciola, una parola, un sorriso, una foto. Basta poco a salvare l’altro, a riaccendere in lui la speranza d’essere visto, di contare qualcosa per qualcuno.

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Mt 15,21-28    Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Bello per noi

da DILI, TIMOR EST    È bello per noi essere qui. È bello andare in riva al mare e immediatamente essere circondati da bambini: “Hello teacher! What’s your name? Where are you from?”. È bello e non sai perché. Forse perché ti riportano all’alba, a quando si era innocenti, quando i bimbi potevano stare da soli per ore e accostare sconosciuti. Quando parlare con loro non ti faceva sentire un potenziale mostro e scattargli foto non ti costava una denuncia. Quando non ci si sentiva mai soli e si conversava con chi si incontrava. Forse per tutto questo, e per molto altro ancora, è bello essere qui. Faticoso sì, ma bello. La miseria è faticosa, la miseria stanca. Occorrono lunghi momenti di silenzio con Gesù solo perché a volte non si sa cosa dire e se dirlo. La miseria entra nel cuore e se non ne parli con chi è in cielo, con Gesù e con il Padre, ti divora e ti rende arrabbiato. La miseria è come la foto qui sotto. A prima vista ha un che di poetico. Poi ti avvelena, come l’acqua di fogna in cui giocano questi bambini. È bello per noi essere qui. E per loro?

Non dimenticarti di diffondere La Locanda della Parola

Trasfigurazione Mc 9,2-10 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Erba e deserto

da LOSPALOS, TIMOR EST    Le pianure di questa zona sono bellissime a affascinanti. Quando le nuvole le sfiorano basse, hanno addirittura un che di Inghilterra. Eppure fanno anche un po’ paura. In ogni piccolo stagno potrebbe nascondersi un coccodrillo e se ti afferra non fai in tempo a chiedere aiuto. Nessuno poi ti sentirebbe in questi luoghi deserti. Questa vista aiuta ad immaginare la folla di cui parla ancora il vangelo, raccolta e seduta su un prato deserto. La folla che ascolta, la folla piena di gente malata. Qui i bimbi, da lontano, sono belli e allegri. Da vicino invece noto punture di insetti infette, occhi malati, denti neri. La miseria stringe il cuore di compassione. Quanta gente è seduta sull’erba verde, ma è in un deserto. Dio fa fiorire il deserto, mentre l’uomo lo produce. I luoghi più belli del mondo sono un deserto per chi vi nasce. Colonialismo, guerre, genocidi hanno imperversato in questa piccola isola. Da ultimo l’economia impazzita, che spesso rende i prezzi dei prodotti uguali ai prezzi italiani, in un paese con un salario medio dieci volte inferiore. Qui non abbiamo altro che due pesci.

Mt 14,13-21   avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Tornavano

da LOSPALOS, TIMOR EST   Voi mi cercate perché vi siete sfamati. Poco ma sicuro, come negarlo? E perché negarlo? Partire sempre dal bisogno reale dell’altro e renderlo poi occasione per compiere un passo. Sembrerebbe questo il metodo di Gesù. Sfama gli affamati, questi tornano per altro pane e lui aggiunge un nutrimento più profondo: datevi da fare per un cibo eterno. Datevi da fare per credere in me, il pane del cielo. Anni fa, mentre ero qui, ricevetti un consiglio: non dare nulla, altrimenti poi tornano. Non l’ho mai ascoltato. Non mi pareva l’atteggiamento di Gesù di Nazareth. Lui dava, dava eccome. E la gente tornava, con amici e parenti. Gesù dava cibo, salute, liberazione dai demoni. E la gente tornava, perché ha il brutto vizio di mangiare tutti i giorni e di voler star bene sempre. Tornava e lo cercava perché aveva bisogno. E più lo frequentava, più capiva che lui poteva dare ben più di un po’ di pane.

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Gv 6,24-35    quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».