Può esserci capitato diessere al volante e trattare altri automobilisti in modo molto spontaneo per poi accorgerci di aver insultato un conoscente… Che figura!Ma capita anche nel traffico della vita, degli incontri e dei giorni che passano rapidi. Capita di non riconoscere qualcuno e dunque far di lui quello chesi vuole. Capita cioè di non capire cosa stia vivendo l’altro, cosa stia aspettando di dirci, cosa avrebbe bisogno di sentirsi dire. E così il figlio di uomo che è lì davanti a noi soffre per opera nostra. Se invece lo riconosciamo, lo alleviamo peropera della nostra misericordia.
Mt 17,10-13 Mentre scendevano dal monte (dove si era trasfigurato), i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Una generazione di bambini (per intenderci bambocci), a cui non va mai bene nulla e nessuno. Il Battista è troppo austero e il Nazareno troppo mondano. Mai contenti insomma. Dunque rassegnamoci, succederà anche a noi. Anche noi non potremo mai andare bene a tutti. Tanto meglio così! Sarà la buona volta che impariamo a non basare la nostra serenità sull’approvazione altrui ma sulla pace interiore, quella che viene da Altrove. Quell’Altrove che è in noi, Dio in noi. Ricordiamolo: Pilato condannò Gesù con il consenso delle folle. Gesù morì solo e disapprovato, ma in unione con Dio Padre.
Mt 11,16-19 Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
Forse va intesa così questa pagina, come la intendeva l’eremita russo san Serafino di Sarov. Bisogna essere un po’ violenti per impadronirsi del regno dei cieli. Bisogna cioè farsi un po’ di forza, difendere a denti stretti il tempo da riservare a Dio, le azioni da compiere in suo nome. Non possiamo lasciarci scippare l’anima dal vortice delle corse. Se ti ritrovi a ripetere più volte al giorno espressioni come “è un periodaccio, non ho un attimo, ecc” reagisci con violenza e difenditi. Ricèntrati e ricomponiti. Non sei uno straccio sbattuto qua e là dal vento. Sei una vela tesa verso una meta. Fai violenza a te stesso e non permetterti d’essere dirottato verso ciò che è meno del vangelo.
Mt 11,11-15 Gesù disse alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».
Non è venuto ad appesantirci la vita. Gesù non ne ha la minima intenzione. È venuto semmai ad insegnarci come alleggerirla. Siamo esperti nel complicare le cose semplici e dare peso a ciò che è vuoto. Confondiamo la serietà con la pesantezza, l’importanza con la severità. Dio è semplice, per questo ci è difficile entrare in contatto con la sua presenza. Ce la mette tutta per farci capire che è lì, a portata di mano, a portata di cuore. Se solo iniziassimo a parlargli…
Mt 11,28-30 Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Che ve ne pare di un Dio così? Ci pare impossibile, sarebbe un sogno. Siamo abituati a perdere e lasciar perdere molte persone. Non riusciamo a stare dietro ai capricci di tutti, ai loro mutamenti d’umore, alle loro pretese d’attenzione. Dunque li lasciamo perdere, come loro fanno con noi. È tutto un continuo rimandare gli incontri, un promettere a vuoto. Dio invece no. Mai che dica “si arrangi”. Mai che abbandoni un solo uomo che si è smarrito per la sua piccolezza, per aver voluto prendere un’altra strada. Eppure il suo non è un cercare con ansia, come facciamo noi. Non è un insistere esasperante. Il suo è un richiamo, costante e bello. Finché senti, finché ascolti e torni.
Mt 18,12-14 Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
All’origine di ogni colpa, vi è una voce che purtroppo ascoltiamo. È quello che la Chiesa, insegnando nei secoli, ha chiamato “peccato originale”. Un sibilo leggero che dice “Macché, non morirai affatto, anzi…sarai un dio”. È il principe del male, l’astuto suggeritore di scelte apparentemente tanto logiche da far sembrare Dio un truffatore. E si insinua il dubbio e la sfiducia cresce: Dio mi ama, ma da solo faccio prima. E ci si allontana da Lui, si raffredda il rapporto, si giunge ad aver paura di parlargli, imbarazzati come chi si trova nudo in pubblico. Ci vuole tempo a ricostruire un rapporto infranto, a credere davvero d’essere amati. Il Figlio di Maria, l’Immacolata, è nato per riportarci all’innocenza dell’Eden.
IMMACOLATA Gen 3 il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: «Non dovete mangiare di alcun albero del giardino»?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: «Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete»». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Ecco Giovanni il Battezzatore. Un uomo libero. Libero dai vincoli della parentela, libero di parlare senza mezzi termini alla folla e al re. Libero dalla paura di pagarne il prezzo. Dopo Maria, fu il primo discepolo di Gesù, il primo a seguirlo, prima ancora di venire alla luce. Fu il primo a morire martire per lui. Chiediamogli di pregare per noi, di battezzarci e spingerci a cambiare, a lasciare ogni paura.
II Avvento Mt 3,1-12 Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Non una sola raccomandazione minacciosa alla gente ma un annuncio bello: il regno dei cieli è vicino. Vicino a te, a ciò che vivi. Dio è qui, non altrove. Strada facendo, predicate. Una predica bella ed efficace, perché fatta di parole e opere: guarite, risuscitate, purificate, scacciate i demoni. Date. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Fate ciò che predicate. Predicate ciò che fate.
Mt 9 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Un’immagine contrastata: due ciechi lo seguirono e gli si avvicinarono. Dunque non è necessario vedere perfettamente Gesù per seguirlo. Lo si può seguire così come si riesce, un po’ a tentoni, cercando nel buio di distinguere la sua voce. La perfezione non serve, serve la fede, serve credere che lui possa guarirci. La perfezione non è un requisito per poter seguire Gesù. È semmai la conseguenza: avvenga per voi secondo la vostra fede. E si aprirono loro gli occhi. Perché poi Gesù ammonì i ciechi di non far sapere a nessuno della guarigione, per me resta un mistero. Un mistero ma anche un monito: fa’ lo stesso. Fai il bene a chi non può vederti. Sfuggi alla tentazione di mettere in mostra le tue opere di misericordia.
Mt 9,27-31 mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Tra fondare e affondare la differenza è poca. Basta un’illusione e in poco tutto sprofonda. L’illusione di saperla lunga, di avere in mano tutto e poter gestire tutti. L’illusione d’essere stabili e ben fondati, come un soldato con gli anfibi saldi ai piedi e il cinturone stretto in vita, aggressivo e massiccio come un Big Jim. Cosa fonda sulla roccia la mia vita, cosa rende saldo il mio umore e stabile il mio parlare? Quando la piena delle fatiche mi sommerge e solitudine e nostalgia si abbattono su di me, a chi mi aggrappo? È la corrente avversa che svela la forza del fondamento.
Mt 7 Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».