Anche voi

DILI, TIMOR EST  Ecco la luna che ieri sera sorgeva sul mar di Timor. Anche tra la miseria sorge la bellezza. Voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli. È questo quello che ci stupisce, ci sfida e ci toglie ogni scusa. Che siamo cattivi lo sappiamo. Magari nessuno può permettersi di dircelo ma noi lo pensiamo di continuo: non vado bene, non sono abbastanza bravo, sono sbagliato. Ciò che però ci sembra strano è che Gesù stesso affermi che siamo capaci di dare cose buone ai nostri figli. Siamo capaci di fare il bene. Lo stiamo già facendo, mentre siamo cattivi, non occorre aspettare di essere buoni. Anche se è notte, anche se è buio, diamo agli altri ciò che ci chiedono. Magari sbuffando, magari di malavoglia, ma facciamo cose buone. Su queste braci, ardenti sotto la cenere dei nostri “no”, lo Spirito soffia per riaccendere un grande fuoco. Non lasciamoci fermare dal buio che c’è in noi. Il sole di notte non si vede ma da lontano illumina la luna tanto da farla sembrare calda come lui. Così è lo Spirito che il Padre nostro dona a chi glielo chiede.

Lc11,5-13 Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Infatti anche noi

DILI, TIMOR EST   Anche noi infatti perdoniamo. Forse la frase più difficile del Padre Nostro. Dovremmo farle precedere ogni nostra richiesta. Dacci il pane quotidiano, anche noi infatti lo diamo agli altri. Non abbandonarci alla tentazione, anche noi infatti non abbandoniamo nessuno alle sue paure. Venga il tuo regno, facci sentire la tua presenza nella nostra giornata, anche noi infatti ci rendiamo presenti nella vita altrui. E ricordaci che ognuno ha le sue fatiche, le sue ragioni, anche noi infatti non cerchiamo che un po’ di comprensione. Ripetiamo come un mantra questa affermazione, ogni volta che chiediamo qualcosa a Dio o a qualcuno. Anche io infatti… È l’esame di coscienza più rapido e costante, riportandoci subito alla giusta misura delle cose.

Lc 11,1-4 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Servire

DILI, TIMOR EST   Al di là di tutto ciò che abbiamo già detto su questa bellissima pagina di Giovanni, una cosa va ammessa: Marta attira la nostra simpatia. È in lei che ci immedesimiamo istintivamente. Mi ha lasciata sola a servire, esclama furiosa. E noi l’abbiamo pensato tante volte: devo fare tutto io, ci fosse uno che mi aiuta, sono qui a fare il servo e non sento un solo grazie. Eppure un grazie c’è, ed è quello di Gesù stesso. Felice di vederci al nostro posto a servire, pronti e disponibili, lì dove la vita ci ha messo, dove Lui ci chiede di stare. Ma è un grazie difficile da sentire, soprattutto se i nostri borbottii diventano cronici, un rumore di fondo a cui ci abituiamo che ci impedisce di cogliere i segni. Spegnamo i lamenti, facciamo come i ragazzi con cui lavoro ormai da mesi. “Araska!”, è dura, dicono sorridendo. Poi riprendono a cantare lavorando nel caldo impolverato.

Lc 10,38-42 mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

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Passò oltre

DILI, TIMOR EST    La prossima volta, il prossimo mese, l’anno prossimo. Insomma next time, non adesso. Per uno strano destino, prossimo ha assunto nell’uso il significato di “successivo” anziché di “vicino”, qualcosa che verrà e non qualcosa che è qui. E così, di prossima volta in prossima volta, siamo tutti diventati dei saltatori d’ostacoli. Siamo gente che passa oltre a ciò che vede sperando in qualcosa di meglio. Gli shorts di YouTube, i post di Instagram, gli stati di WhatsApp, ci hanno abituato a vedere e passare oltre. Non sappiamo più fermarci, ascoltare con attenzione e trattenere nel cervello. Persino leggere un breve messaggio fino alla fine è raro e ci permettiamo tranquillamente di non rispondere. Se lo facciamo, le risposte che diamo al prossimo (intendo chi è lì che parla con noi) sono sconnesse. Spesso dimentichiamo totalmente ciò che ci ha detto, magari a tu per tu aprendoci il suo cuore, sperando nella nostra solidarietà e addirittura nella nostra preghiera. Guardiamo tutti come dal finestrino di un treno in corsa. Passano veloci, nessuno resta, e noi non restiamo per nessuno. E così, nella società col più alto tasso di strumenti di comunicazione, siamo al record di solitudine. Qualcuno si accorgerà di me o sono un post di facebook? si chiedeva il poveretto ferito dai briganti. Macché, lo vedevano e passavano oltre e state certi che anche ora non si ricordano d’averlo visto. Fortuna però che qualcuno vide ed ebbe compassione, che significa vide e si fermò. Al ritorno si ricordava ancora di lui, del conto da pagare, della salute da curare. Perché se ami ti fermi. Se ami non ti limiti a vedere, ma guardi, ascolti e ricordi.

Lc 10,25-37   un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Intervista di Mario Calabresi al Card Pizzaballa sulla Flottilla: “avrei evitato, ora si torni a parlare di più di Gaza”  https://mariocalabresi.com/intervista-cardinale-pizzaballa-podcast/

Ascolta tutta l’intervista https://open.spotify.com/episode/7uDtrsFAjvhwtsYedHY68o?si=yODwEUv9Ss2OP932DFHnsQ

Fuori servizio

DILI, TIMOR EST   Che bello sarebbe, ogni tanto, poter dire d’esser fuori servizio, servi inutili che hanno fatto quanto dovevano fare. Tutti sono sistemati, sfamati, curati, rappacificati. Non c’è più nessuno che abbia un solo bisogno e dunque siamo servi inutili, servi fuori servizio. Ma non è così, non lo sarà mai. Come dunque non scoraggiarsi di fronte agli immani e infiniti bisogni dell’umanità? Come non diventare violenti di fronte alle ingiustizie o depressi davanti alle sofferenze? Se aveste fede, una fede sottile ed invisibile come un granello di senape. Una fede leggera, fresca, che si lascia trasportare. La fede di chi si affida al Padre anche nei più forti bisogni.

Lc 17,5-10    gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Francesco

DILI, TIMOR EST    Ve lo assicuro: ai poveri non piace la povertà. La detestano, la fuggono, la combattono, sognano d’essere ricchi. Siamo noi che a volte ne siamo affascinati, soprattutto quando la povertà non è la nostra ma quella altrui. Il povero ci pare un personaggio di una storia, non una persona che ha difficoltà. La realtà è che la carenza di una vita dignitosa fa perdere moralità e rende invidiosi, aggressivi e rudi. L’uomo non è fatto per essere povero e cencioso. L’incubo d’esser poveri rende avidi e l’avarizia rende accumulatori di ricchezze, sbilanciando la società e dividendola in ricchi e poveri. Solo la generosità può riavvicinare i due fronti, ma per donare le proprie ricchezze ci vuole molta forza. Come diceva Papa Francesco, persino ciò che è superfluo dopo un po’ ci pare essenziale e dunque è difficile rinunciarvi. Donare ciò che è nostro, soprattutto denaro, è un gesto coraggioso, è autoimpoverirsi per arricchire l’altro. Questo impoverimento volontario non è altro che l’amore per la povertà, quella povertà che Francesco d’Assisi sposò non perché fosse bella ma perché era l’unica sposa che l’avrebbe lasciato libero di amare e frequentare chi non poteva ricambiarlo.

San Francesco d’Assisi  Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

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Quanto azzurro

DILI, TIMOR EST   Insomma, c’è chi per molto meno ha mostrato molta più fede, dice Gesù. E accade in genere nella vita, che chi si accontenta è proprio chi avrebbe più motivi per lamentarsi. Ciò che mi ha colpito molto, vedendo lavorare qui operai e studenti, è la loro capacità d’arrangiarsi. Da noi c’è uno strumento apposito per qualsiasi cosa si debba fare. Qui uno strumento viene utilizzato in molti modi diversi, perché altro non c’è. Il recupero dei materiali è continuo, totale, non per etica green ma per necessità. Ci si accontenta e si usa quello che c’è per costruire ciò che si ha bisogno. Fa parte della povertà, nulla di romantico, ma a noi pone una domanda: quanto bene devo ricevere perché scattino in me la gratitudine e la gioia di vivere? Quanto azzurro dev’esserci in cielo perché io dica che è bel tempo? Di quanta vita ho bisogno per dire che son vivo?

Lc 10,13-16   Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Ricordati di diffondere la Locanda della Parola

Due opinioni differenti sulla Flotilla https://www.avvenire.it/attualita/pagine/duplice-rotta-per-svelare-ipocrisie-e-scrollarci-di-dosso-lindifferenza

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-valore-della-vera-testimonianza-e-tre-dubbi-realistici-e-scomodi

Come bambini

DILI, TIMOR EST  Mi sento avvantaggiato a leggere qui questa pagina. I bambini sono tantissimi, ne incontro a frotte anche solo nel mezzo chilometro che percorro per fare la spesa. Pensarli mi aiuta a capire perché Gesù diceva spesso che dobbiamo convertirci e diventare come loro. Ve ne descrivo alcuni. Hello! sento mentre cammino ma non vedo nessuno. Poi mi accorgo di lei, una bimba di quattro anni seduta in un’auto giocattolo esposta in vendita in un negozio. Era serissima mentre mi salutava dalla sua decapottabile azzurra. Nel supermercato cinese un bambino e la sorellina si bloccano col naso all’insù fissandomi a bocca spalancata. Il padre un po’ imbarazzato mi guarda e scoppiamo a ridere. Faccio una carezza alla bimba che si illumina: la carezza di uno straniero! Il terzo è un bimbo, seduto in moto tra papà e mamma. Anche io sono in moto e ci accostiamo nel traffico. Lui mi fissa curioso e gli sorrido mentre ci facciamo ciao con la mano. Poi ci sono i bambini che vendono ai semafori, quelli che si rincorrono uscendo da scuola e quelli che si fanno coraggio gridandomi “good morning” alle quattro del pomeriggio. Dei bambini non si ha paura,  ai bambini ci si avvicina volentieri. Come a Gesù, come a chi vive di vangelo.

Ricordati dei bambini di Timor Est https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Santi Angeli Custodi Mt 18    In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Davanti a te

DILI, TIMOR EST  L’incontro è davanti a noi. Non c’è nessun padre da seppellire perché se mi segui tuo padre è davanti a te, non alle tue spalle. Sono solo i morti dentro che credono di poter mettere una lapide sopra a quelli che amano. Seguimi, se sei vivo seguimi e in me sarai sempre in contatto con tutti. Ma sappilo, non ho un posto dove posare il capo. Il mondo è la mia casa, ogni uomo mio fratello, sorella e madre. Non c’è dunque da congedarsi da quelli di casa, perché tutto sarà casa. Io aro il mondo di fraternità, semino opere di misericordia perché crescano grano di eucarestia e vigne di vino nuovo, per l’eterna alleanza. Non volgerti indietro perché dietro a te non c’è nessuno. La vita è eterna, non perdi nessuno. Credimi, non ti sottraggo chi ami. Li porto tutti con me perché ho chiamato anche loro.

Lc 9,57-62    mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Sii evangelizzatore! Diffondi la Locanda della Parola.

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Una sola acqua

DILI, TIMOR EST    C’era stato uno scisma tra Gerusalemme e Samaria. Per questo i samaritani non vollero ricevere Gesù, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Più che comprensibile. Nessuno chiederebbe a un protestante di offrire il viaggio per andare a prendersi un’indulgenza a Roma. Separazioni e scismi ce n’è in ogni religione, forse perché è proprio una specialità umana. Persino qui, il paese con la più alta percentuale di cattolici al mondo, dopo lo Stato del Vaticano, sono presenti i “fratelli separati” protestanti. Anni fa vissi quasi due mesi sull’isola di Atauro nel villaggio di Maqili. A quel tempo non c’erano energia elettrica né strade, ma c’erano e ci sono due chiese, una cattolica e una protestante, che dividevano il villaggio in due. Anche i morti erano divisi, ognuno nel suo cimitero. Chissà, magari ci sono pure due paradisi. I due preti italiani*, incuranti delle etichette, avevano però portato acqua in ogni casa perché la sete è sete per tutti. Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? dirà una donna in un’altra pagina di Vangelo. E da quel pozzo inizierà un dialogo. Acqua dunque e non fuoco per bruciare chi ci pare diverso. A partire dall’acqua del Battesimo, che è ugualmente valido per tutti. A partire da ogni bisogno umano che ci fa sentire tutti tremendamente connessi.

Lc 9,51-56 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

*don Pierluigi Fornasier e don Francesco Moser, per la gente padre Luis e padre Cico (scomparso nel 2020). Due uomini grande esempio di vangelo, povertà assoluta e dedizione. Nessuna ombra di distanza clericale, ostentazione di autorità né potenti mezzi economici.

Padre Cico