L’intreccio

È sempre questione di guardarsi dentro, di scendere in noi stessi. Dio è dentro di noi, non fuori. Il regno di Dio è in mezzo a voi, non qui o là. È nel profondo del cuore che Dio regna. Se vuoi parlare con il Re, scendi in te stesso. Fermati e scendi. Lui non ti farà aspettare, non ci sarà anticamera né fila d’attesa. Perché sei figlio, sei figlia, hai udienza diretta. È vero, è difficile vivere ogni istante con questa consapevolezza. Solo Gesù ci riusciva, ecco perché era una cosa sola con il Padre. Ma vedrai, ogni giorno aumenterà in te il senso della sua Presenza. Sarai di tanto in tanto folgorato in un istante dalla certezza che Lui è lì per te, che ti sente e ti risponde. All’inizio ti parranno solo casuali coincidenze, poi capirai che si tratta di dialogo reale, di relazione vera. Devi solo crederci, stare al gioco. Più crederai, più te ne darà motivo. E l’intreccio dei giorni sarà intessuto di serenità.

Lc 17,20-25     i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Le fatiche

Anche su questo episodio ci siamo già fermati un mese fa, ma la nostra riflessione continua. Samaritani e giudei erano cane e gatto, si sa. Eppure in quel gruppo di lebbrosi non si facevano distinzioni. Il male comune azzerava gli odi religiosi e razziali: lebbrosi, ecco l’unica cosa che erano. Spesso capita anche a noi che la sofferenza e la fatica abbattano le distanze. In un letto d’ospedale, in una cella di carcere, nei disagi di un volo cancellato, nelle più disparate situazioni faticose, ci si scopre a darsi del tu, ad aiutarsi, a solidarizzare. Ecco perché è importante da ragazzi vivere esperienze di condivisione di fatica. Scalare la stessa montagna, camminare sotto il sole, partecipare ad iniziative di volontariato ecc sono occasioni per allentare le diffidenze e oltrepassare le differenze. Se ci pensiamo, le nostre più belle amicizie, quelle che ci accompagnano tutta la vita, sono nate dalla condivisione di fatiche se non addirittura di sofferenze. La lebbra aveva fatto di dieci sconosciuti un gruppo in cerca di Gesù. La guarigione li divise. Ma chissà, forse il samaritano raggiunse i nove e li portò da Gesù.

Lc 17,11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Sempre pronti

L’abbiamo già detto: non saremo mai servi inutili, mai fuori servizio. Non ci sarà mai un momento in cui potremo dire di aver fatto tutto quanto dovevamo fare. Finché ci sarà un uomo vivente in questo mondo, lì ci sarà bisogno di noi. Ed è difficile sapere con anticipo quali siano questi bisogni. Sono gli altri infatti, è la vita, a stabilire il bisogno, non noi. Forse per questo le religioni tendono a creare formule precise, quantificano con esattezza quanto si deve fare. Fatto questo, ci si può sentire a posto, fuori servizio. Gesù invece non fissa percentuali di elemesina, numero di preghiere, tempi di digiuno. È tutto un ascolto della sua voce, tutto un dialogare con lui. Se ti dice “vai da loro”, andrai. Se ti dice “riposati, manderò un altro”, tu riposerai. La misura la sa lui. Tu solo tieniti pronto. Estote parati. E poi non dimentichiamo che non dirà mai “vai” ma sempre “andiamo”, seguimi. Non ci chiede nulla che non sia il primo a fare.

Lc 17,7-10    Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Impauriti

Sette volte al giorno significa ogni volta. Perdonare non significa cercare di dimenticare, perché più si cerca di dimenticare qualcosa, più la si pensa. E più la si pensa meno sarà facile perdonare. Il perdono non viene dunque dallo sforzo di cancellare la memoria ma dal guardare con misericordia chi ci ha offeso. Siamo assediati da mille paure che ci mettono sulla difensiva e ci portano a reagire difendendoci. Paura d’esser giudicati, non capiti, accusati, lasciati soli e tante altre ancora. Dicono che ogni cattiva azione viene dalla paura. Se guardassimo chi ci ha offeso con occhi diversi, se cercassimo di capire perché si è impaurito, forse riusciremmo a perdonare. Perché, anche se è dura ammetterlo, sappiamo bene che anche noi non siamo che bimbi impauriti.

Lc 17,1-6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Come figli

La grazia di Dio non si compra. L’alleanza con Dio non ha prezzo. Non fate della casa del Padre mio un mercato! Eppure noi abbiamo fatto diventare mercato il mondo intero. Tutto è marketing, tutto è mercanteggiare. Ma con Dio non si può. Forse perché ha già tutto, non ha bisogno di nulla. Forse perché noi non abbiamo nulla e abbiamo bisogno di tutto. Dio è amore, e l’amore non ha prezzo, non ha scambio, non è trattabile. L’amore si può solo ricevere, si può solo donare. Non si paga la stanza se si è figli e Dio è nostro Padre, è nostra Madre. Oggi in rito ambrosiano si celebra Cristo Re. Noi siamo fratelli di Gesù Cristo Re. Stiamo nel tempio come re, non come affittuari. Non ci è chiesto di pagare l’ingresso con sacrifici, ma di vivere da figli. E questo è molto bello, ma molto più impegnativo.

Dedicazione basilica lateranense Gv 2,13-22   Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da

Chi sono davvero?

Una domanda unisce tutte queste forti e misteriose affermazioni di Gesù: quale è la vera ricchezza? Osservando una persona si può capire cosa davvero conti per lei. Quanto tempo dedica a questa o quella attività, per chi spende denaro, cosa la fa arrabbiare, piangere o gioire. Sappiamo bene che, appena cerchiamo qualche prodotto su Google, riceviamo proposte d’acquisto dello stesso genere. Siamo pedinati in ogni nostra mossa, ascoltati in ogni parola. Quale profilo sarà stato steso su di me? La scala dei miei interessi reali coincide con ciò che dichiaro a parole?

Lc 16,9-15 Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Non disperare

ITALIA     Disonesto era e disonesto resta. Il padrone non cambia idea, non lo riassume, eppure lo loda. Per la sua scaltrezza. Questo uomo colto in flagranza e licenziato in tronco non si scoraggia e cerca immediatamente un appiglio per rialzarsi. È sveglio insomma, è scaltro. In questo va lodato e imitato. Non perdiamo tempo a contemplare gli sbagli, rialziamoci. Mai restare a terra, mai rassegnarsi al dolore e alla sconfitta. Mai pensare d’esser le vittime della vita. C’è sempre una soluzione, anche se non la vediamo subito. “Trattieni il tuo spirito agli inferi e non disperare”, disse in visione Gesù al santo Silvano del Monte Athos, in angoscia per le proprie colpe. Invoca lo Spirito, Dio sa benissimo dove sei e cosa provi perché è in te. Dunque tu resta immerso in ciò che vivi, non fuggire. Tutto finisce, tutto passa. A volte è proprio nella sofferenza che il legame con Gesù si fa più intenso. Non disperare mai. Lui arriva.

Lc 16,1-8 Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Converti rotta

ITALIA    Per uno solo. Ecco cosa dobbiamo ripeterci: Dio si muove per uno solo, e questo uno solo sono io. Ogni volta che mi converto a Lui, cioè che mi giro verso di Lui, gli angeli esultano di gioia. Passiamo tanto tempo ad aspettare uno sguardo di conferma da chi amiamo. Altrettanto ne sciupiamo a controllare quelli che, secondo noi, da soli non ce la fanno. E Lui è lì, che attende solo che gli rivolgiamo una parola, che gli confidiamo un sospiro di fatica. Convertici a te Signore. Convertici al tuo amore e allora, solo allora, ogni ansia d’essere amati cesserà.

Lc 15,1-10 si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Volendo costruire

TAIPEI AIRPORT, TAIWAN      Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Durante il lungo viaggio riguardo le varie foto scattate in questi quattro mesi. Qualche foto del meraviglioso mar di Timor, qualche altra di bambini. La maggior parte sono foto che documentano i lavori. Muri, prismi di cemento, bidoni di vernice, camion di sabbia. Rivedo i volti di muratori, falegnami, studenti al lavoro. E caldo e polvere ovunque. Alla sera, alla luce della candela, persino la piccola icona col volto di Gesù andava spolverata. Rivedo il grande ratto che mi faceva visita a cena, quando cucinavo in qualche modo all’esterno e le enormi blatte volanti che ho costretto (speriamo) a traslocare. E giorno dopo giorno, col sudore della fronte, non abbiamo innalzato una torre ma rimesso a nuovo una casa. Ecco i volti dei bambini curiosi: “malae hela iha nee?”, abiti qui? No, non è tutta casa mia. Qui ho una stanza, ma la casa sarà una piccola scuola anche per bambini. Hau mos bele ka? Anche io posso venirci? Certo. E la voce si diffonde. Ogni volta che apro il portone sento Hello mister! Ieri addirittura “Namastè!”. Si vede che quattro mesi di sole bruciante mi hanno reso un po’ indiano. Ma che importa di che colore siamo, ciò che conta è la luce con cui facciamo le cose, visibili e invisibili, come dice il Credo. Amare Gesù più di tutti non vuol dire metterlo prima degli altri, ma metterlo tra noi e loro, vivere l’attimo consapevoli della sua costante Presenza. Allora saremo sempre in grado di portare a termine ciò che in suo nome abbiamo iniziato a costruire. Lui, il carpentiere di Nazareth, Dio nascosto nel lavoro quotidiano, non farà mai mancare ciò che ci occorre.

Lc 14,25-33    una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Cammini

DILI, TIMOR EST   È una amara constatazione, quella del padrone di casa: nessuno degli invitati verrà. Dunque costringi a entrare chiunque, purché la casa si riempia. È vero, non tutti quelli per cui ci prodighiamo apprezzano i nostri sforzi. Non tutti quelli a cui diamo preziose opportunità, le colgono con gioia. Molti preferiscono la piatta vita che conducono. In occidente stanno sdraiati sul divano, qui stanno sotto una palma. Poco cambia, sono sempre occasioni perse. Ma non c’è da adirarsi come questo uomo. C’è solo da capire che ognuno ha la sua vita e la sua maturità. I nostri sogni non devono diventare l’incubo altrui, non possiamo imporre ad altri cammini che la vita ha aperto per noi. Iniziamo piuttosto a camminare, a percorrere le vie che Dio ci ispira. I primi invitati alla festa della vita siamo noi. Viviamo dunque senza scuse e non perdiamo le giornate che Dio ha preparato con amore per noi sin dalla notte dei tempi.

Lc 14,15-24 uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Oggi inizio il grande viaggio che mi riporterà in Italia fino a fine gennaio. Molti hanno già fissato con me una data per un incontro, una programmazione di aiuto o un semplice saluto. Se anche tu lo desideri, proponimi una data e farò il possible. Grazie! raimondipietro@yahoo.it   3471768280