L’uomo non separi

DILI, TIMOR EST   Eccola, una delle studentesse, a lavorare al tetto della nostra casa. Timor è terra cristiana e non ci sono divieti per le donne qui a Timor. Sin dai primi passi il gruppo dei discepoli era misto, per volontà di Gesù stesso. Basti pensare che la prima a incontrarlo risorto fu Maddalena dalla quale erano usciti sette demòni. Poi lo sappiamo, nei secoli la discriminazione è tornata forte, e ci resta ancora un enorme lavoro. Attualmente la Chiesa è retta da anziani maschi celibi, con qualche eccezione. Grazie a Papa Francesco alcuni dicasteri della Santa Sede sono retti da donne. Uscendo dalla Chiesa, nelle altre religioni, la situazione non va certo meglio. A me basta attraversare il piccolo quartiere musulmano della città per vedere bimbe in passeggino completamente velate. No comment. Quanta gioia sapere invece che il nostro Gesù non aveva alcun problema con le donne! L’uomo non separi ciò che Dio ha unito. L’umanità è stata creata unita uomo-donna. E così fu creata la Chiesa.

Lc 8,1-3   Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

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Donna la tua fede

DILI, TIMOR EST   In questa pagina ci devono essere degli errori di traduzione o per lo meno di logica, ma ve la faccio breve e vengo al dunque. Colui al quale si condona di più mostra certamente più amore riconoscente, dice Gesù. Infatti la donna peccatrice manifesta per Gesù molto più amore del padrone di casa Simone il fariseo. Ma attenzione: lei si mostra grata a Gesù prima che lui la perdoni. O meglio: prima che lui dica ad alta voce I tuoi peccati sono perdonati. Perché il perdono c’era già stato e la donna l’aveva percepito. Dunque non era andata a baciargli i piedi per farsi perdonare. Era andata a ringraziarlo in lacrime perché sapeva d’essere già stata perdonata. E questa è fede. Credere fermamente d’essere amati, credere d’essere perdonati. Donna, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace! Gesù era una persona che non avevi paura ad avvicinare. Non dovevi preparare l’incontro e baciare i piedi sperando di essere esaudito. Lo vedevi e già speravi che restasse.

Lc 7,36-50 uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Questa generazione

DILI, TIMOR EST   “Meglio piangere per i lacrimogeni che piangere perché ti vedo con un altro”. Bisogna essere spiritosi sempre, in ogni circostanza, saper ballare pur piangendo. Qui da un paio di giorni migliaia di studenti sono in piazza, furiosi con i parlamentari che hanno deciso di comprarsi una Toyota Prado a testa, alla faccia del popolo affamato. Goccia che ha fatto traboccare il vaso sempre vuoto della miseria in cui vive questa gente. E così gli eroi che vent’anni fa liberarono questa terra dall’occupazione indonesiana rischiano di essere trasformati in nemici del popolo. Questa generazione grida in piazza che “Le priorità sono istruzione, salute, agricoltura, acqua e infrastrutture base, non le Prado ai 65 deputati” (vedi foto qui sotto). Il costo della vita è sempre più alto, i salari sono imbarazzanti, e la generazione che è al potere sembra scordare il tempo in cui era vittima di altri potenti. Vale per tutti. Il nostro passato può essere anche eroico e certo ha creato la nostra attuale reputazione, ma non sarà per sempre. Non adagiarti sul tuo passato: può essere usato contro di te. I digiuni di ieri possono accusarti oggi d’essere un mangione. Ciò che conta è chi siamo oggi, chi sei adesso, chi sei diventato.

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Lc 7,31-35 il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Sempre presente

DILI, TIMOR EST    Vicino a casa mia c’è questo falegname. Tra armadi e sedie ci sono sempre varie casse da morto in preparazione. Molte sono bianche. Ogni volta che ci passo è un “memento mori”. Spesso in Italia molti osservano che per la gente di Timor il rapporto con la morte è diverso. È vero. Non che sia meno dolorosa solo perché più frequente. È però più presente, si è più consapevoli della sua esistenza. Da noi si vive come non ci fosse, salvo poi affrontarla come un incidente imprevisto capitato solo a noi. Qui capita di vedere grandi assembramenti di persone, numerose auto parcheggiate alla rinfusa lungo la strada. Che succede? Sarà morto qualcuno e tutti vanno a fargli visita e portarlo alla tomba. Sì, dunque è vero. Qui il rapporto con la morte e con il morto è diverso. Si deve assolutamente partecipare al funerale e si deve piangere, salvo che in un momento. Durante la chiusura della cassa le lacrime possono cadere ma in silenzio. Si rovinerebbe la serenità del defunto che in quel momento chiude con questa vita ed entra nell’altra dicendoci Non piangere!

Lc 7,11-17   Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

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È qui affinché

DILI, TIMOR EST   Continua il messaggio dei giorni scorsi. Egli è qui affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. La povertà altrui ci si piazza innanzi interpellandoci e la nostra reazione svela ciò che abbiamo in cuore. L’abbiamo detto: la povertà ha un che di affascinante, un richiamo antico al cuore del vangelo. Ma poi sappiamo dar seguito alle emozioni? Ci lasciamo trafiggere l’anima al solo immaginare la fatica che tanta gente fa a stare al mondo? A volte solo quando l’anima è trafitta si può vedere di cosa è colma.

Maria Addolorata Lc 2,33-35     il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

In vista

DILI, TIMOR EST   Noi lo acclamiamo Figlio di Dio, ma Gesù amava definirsi figlio dell’uomo. Era felice di essersi incarnato, viveva con gusto la sua vita terrena. Aveva una passione tutta speciale per gli esseri umani. Per questo anche noi siamo appassionati di umanità, anche noi vogliamo innalzare il figlio dell’uomo, portare in vista ogni figlio di questa umanità. Ci sono persone così piccole, così sperdute, che è difficile notarle se nessuno le innalza e le pone in vista. Guardandole nella loro piccolezza e nella loro miseria, noi ci convertiamo e ci possiamo salvare.

Esaltazione della Croce Gv 3,13-17 Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

La risposta

DILI, TIMOR EST  Insomma, c’è poco da dire: ciò che hai dentro verrà fuori. Il frutto dipende dall’albero, la casa dalle fondamenta, le parole e le azioni dal cuore. Il cuore sarà come un albero buono e come una casa ben fondata se si dedicherà all’ascolto e alla pratica delle parole di Gesù. Dunque la pratica di ciò che Gesù dice avviene anzitutto nel cuore. Ed è proprio così perché poi, quando sei nel vivo della situazione, non hai tempo di pensare e agisci o parli di getto. Quante volte, all’indomani di reazioni scriteriate o violente, sentiamo dire “non ero io, non so perché l’ho fatto, non so perché l’ho detto”. Perché hai accolto parole sbagliate, pensieri sbagliati, che poi sono divenuti azioni di risposta. Come le fondamenta di una casa sono immerse nel terreno, così il nostro cuore deve essere immerso (=battezzato) costantemente nella parola di Gesù e nella relazione con lui. Allora c’è da sperare che, al sopraggiungere delle varie piene della giornata, reagiremo con bontà, fino ad amare il nemico. Altrimenti, come scritto sul bar di strada che mi ha fatto un buon caffè ieri, “la birra è la risposta ma non ricordo la domanda”… Compiamo delle azioni senza nemmeno sapere perché.

Lc6,43-49   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Sempre imparare

LOSPALOS, TIMOR EST   Ero in una casa, bevevo il mio caffè mentre attorno a me le donne e le ragazze si raccontavano gli ultimi gossip del villaggio. La bimba è uscita da una stanza e, ai piedi della nonna e del grande cartello appeso al muro, ha iniziato a fare il compiti. I numeri, l’alfabeto, le forme geometriche, i giorni della settimana, tutto lì su quel libro murales preparato dalle sorelle maggiori. E intanto studiavo anche io con lei, ripassando il poco tetun che so. Anche con due lauree, all’estero si è poco più che analfabeti. Ed è bene così, è bene aver più da imparare che da insegnare. Siamo sempre così convinti di vedere bene, che passiamo accanto ai pericoli senza rendercene conto. Fortuna che gli altri ci vedono meglio di noi.

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Lc 6,39-42   Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Persino i passeri

LOSPALOS, TIMOR EST  C’è poco da commentare questa pagina. C’è solo da scriverla su un foglio e tenerla a portata di mano. È la pagina che fa la differenza tra quello che oggi chiameremmo  onesto cittadino e un discepolo di Gesù. Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, dice Gesù. Ieri abbiamo detto che lui ama i poveri e a loro ci invia. Essi però non sono solamente i bimbi scalzi, gli anziani senza cure e i giovani senza futuro. Chi è più povero di chi ci odia? Chi ci è nemico ha forse qualcosa di buono per te? Nulla. Chi ci è nemico è povero d’amore, di simpatia, di attrazione. Chi ci odia è odioso, così abbiamo imparato. Ma la realtà è che chi ci odia è povero. Povero della più forte miseria che è la mancanza d’amore. Che poi la povertà materiale generi quella morale, è cosa certa. Persino i passeri si rubano il cibo quando è poco. Immaginiamo cosa può fare l’uomo.

Lc 6,27-38   Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Ecco perché

DILI, TIMOR EST     Guardando i discepoli Gesù diceva “Beati voi poveri”. Quindi i discepoli erano poveri, affamati, in pianto, disprezzati, ecc Ecco che forse abbiamo trovato il motivo, il perché la povertà in un certo senso ci affascina. Quella altrui ovviamente, che noi ce ne guardiamo bene dall’impoverirci di proposito. Però continuiamo ad essere incantati da immagini di gente povera. Anziché immedesimarci e inorridire, anziché restar sconvolti al solo immaginare nostra figlia al posto delle bimbe in foto, noi avvertiamo tenerezza. Tutte le nostre espressioni, tutti i nostri “che occhioni, che dentini bianchi, che gioia, che luce, son felici con nulla, che amore quei piedini nudi”, hanno un che di sincero. Non sono solamente vuoti commenti da salotto radical-chic. Hanno una causa più remota, un richiamo più antico. È il richiamo del vangelo, di Gesù stesso, che si rivolgeva ai poveri, che stava con loro e che da loro era seguito. Lui li curava, si preoccupava per loro, li nutriva, li difendeva, li capiva e li perdonava. Per loro sperava in un mondo più giusto. Quando noi li guardiamo, diciamo “che belli, beati loro”. È il richiamo profondo della nostra anima attratta dal Signore dei poveri.

Lc 6,20-26 Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».