Fuori servizio

DILI, TIMOR EST   Che bello sarebbe, ogni tanto, poter dire d’esser fuori servizio, servi inutili che hanno fatto quanto dovevano fare. Tutti sono sistemati, sfamati, curati, rappacificati. Non c’è più nessuno che abbia un solo bisogno e dunque siamo servi inutili, servi fuori servizio. Ma non è così, non lo sarà mai. Come dunque non scoraggiarsi di fronte agli immani e infiniti bisogni dell’umanità? Come non diventare violenti di fronte alle ingiustizie o depressi davanti alle sofferenze? Se aveste fede, una fede sottile ed invisibile come un granello di senape. Una fede leggera, fresca, che si lascia trasportare. La fede di chi si affida al Padre anche nei più forti bisogni.

Lc 17,5-10    gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Francesco

DILI, TIMOR EST    Ve lo assicuro: ai poveri non piace la povertà. La detestano, la fuggono, la combattono, sognano d’essere ricchi. Siamo noi che a volte ne siamo affascinati, soprattutto quando la povertà non è la nostra ma quella altrui. Il povero ci pare un personaggio di una storia, non una persona che ha difficoltà. La realtà è che la carenza di una vita dignitosa fa perdere moralità e rende invidiosi, aggressivi e rudi. L’uomo non è fatto per essere povero e cencioso. L’incubo d’esser poveri rende avidi e l’avarizia rende accumulatori di ricchezze, sbilanciando la società e dividendola in ricchi e poveri. Solo la generosità può riavvicinare i due fronti, ma per donare le proprie ricchezze ci vuole molta forza. Come diceva Papa Francesco, persino ciò che è superfluo dopo un po’ ci pare essenziale e dunque è difficile rinunciarvi. Donare ciò che è nostro, soprattutto denaro, è un gesto coraggioso, è autoimpoverirsi per arricchire l’altro. Questo impoverimento volontario non è altro che l’amore per la povertà, quella povertà che Francesco d’Assisi sposò non perché fosse bella ma perché era l’unica sposa che l’avrebbe lasciato libero di amare e frequentare chi non poteva ricambiarlo.

San Francesco d’Assisi  Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Abbi coraggio! https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Papa Francesco, Il mio San Francesco https://amzn.eu/d/44ORBrJ

Quanto azzurro

DILI, TIMOR EST   Insomma, c’è chi per molto meno ha mostrato molta più fede, dice Gesù. E accade in genere nella vita, che chi si accontenta è proprio chi avrebbe più motivi per lamentarsi. Ciò che mi ha colpito molto, vedendo lavorare qui operai e studenti, è la loro capacità d’arrangiarsi. Da noi c’è uno strumento apposito per qualsiasi cosa si debba fare. Qui uno strumento viene utilizzato in molti modi diversi, perché altro non c’è. Il recupero dei materiali è continuo, totale, non per etica green ma per necessità. Ci si accontenta e si usa quello che c’è per costruire ciò che si ha bisogno. Fa parte della povertà, nulla di romantico, ma a noi pone una domanda: quanto bene devo ricevere perché scattino in me la gratitudine e la gioia di vivere? Quanto azzurro dev’esserci in cielo perché io dica che è bel tempo? Di quanta vita ho bisogno per dire che son vivo?

Lc 10,13-16   Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Ricordati di diffondere la Locanda della Parola

Due opinioni differenti sulla Flotilla https://www.avvenire.it/attualita/pagine/duplice-rotta-per-svelare-ipocrisie-e-scrollarci-di-dosso-lindifferenza

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-valore-della-vera-testimonianza-e-tre-dubbi-realistici-e-scomodi

Come bambini

DILI, TIMOR EST  Mi sento avvantaggiato a leggere qui questa pagina. I bambini sono tantissimi, ne incontro a frotte anche solo nel mezzo chilometro che percorro per fare la spesa. Pensarli mi aiuta a capire perché Gesù diceva spesso che dobbiamo convertirci e diventare come loro. Ve ne descrivo alcuni. Hello! sento mentre cammino ma non vedo nessuno. Poi mi accorgo di lei, una bimba di quattro anni seduta in un’auto giocattolo esposta in vendita in un negozio. Era serissima mentre mi salutava dalla sua decapottabile azzurra. Nel supermercato cinese un bambino e la sorellina si bloccano col naso all’insù fissandomi a bocca spalancata. Il padre un po’ imbarazzato mi guarda e scoppiamo a ridere. Faccio una carezza alla bimba che si illumina: la carezza di uno straniero! Il terzo è un bimbo, seduto in moto tra papà e mamma. Anche io sono in moto e ci accostiamo nel traffico. Lui mi fissa curioso e gli sorrido mentre ci facciamo ciao con la mano. Poi ci sono i bambini che vendono ai semafori, quelli che si rincorrono uscendo da scuola e quelli che si fanno coraggio gridandomi “good morning” alle quattro del pomeriggio. Dei bambini non si ha paura,  ai bambini ci si avvicina volentieri. Come a Gesù, come a chi vive di vangelo.

Ricordati dei bambini di Timor Est https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Santi Angeli Custodi Mt 18    In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Davanti a te

DILI, TIMOR EST  L’incontro è davanti a noi. Non c’è nessun padre da seppellire perché se mi segui tuo padre è davanti a te, non alle tue spalle. Sono solo i morti dentro che credono di poter mettere una lapide sopra a quelli che amano. Seguimi, se sei vivo seguimi e in me sarai sempre in contatto con tutti. Ma sappilo, non ho un posto dove posare il capo. Il mondo è la mia casa, ogni uomo mio fratello, sorella e madre. Non c’è dunque da congedarsi da quelli di casa, perché tutto sarà casa. Io aro il mondo di fraternità, semino opere di misericordia perché crescano grano di eucarestia e vigne di vino nuovo, per l’eterna alleanza. Non volgerti indietro perché dietro a te non c’è nessuno. La vita è eterna, non perdi nessuno. Credimi, non ti sottraggo chi ami. Li porto tutti con me perché ho chiamato anche loro.

Lc 9,57-62    mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Sii evangelizzatore! Diffondi la Locanda della Parola.

https://buonodentrobuonofuori.com/la-nostra-casa/

Una sola acqua

DILI, TIMOR EST    C’era stato uno scisma tra Gerusalemme e Samaria. Per questo i samaritani non vollero ricevere Gesù, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Più che comprensibile. Nessuno chiederebbe a un protestante di offrire il viaggio per andare a prendersi un’indulgenza a Roma. Separazioni e scismi ce n’è in ogni religione, forse perché è proprio una specialità umana. Persino qui, il paese con la più alta percentuale di cattolici al mondo, dopo lo Stato del Vaticano, sono presenti i “fratelli separati” protestanti. Anni fa vissi quasi due mesi sull’isola di Atauro nel villaggio di Maqili. A quel tempo non c’erano energia elettrica né strade, ma c’erano e ci sono due chiese, una cattolica e una protestante, che dividevano il villaggio in due. Anche i morti erano divisi, ognuno nel suo cimitero. Chissà, magari ci sono pure due paradisi. I due preti italiani*, incuranti delle etichette, avevano però portato acqua in ogni casa perché la sete è sete per tutti. Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? dirà una donna in un’altra pagina di Vangelo. E da quel pozzo inizierà un dialogo. Acqua dunque e non fuoco per bruciare chi ci pare diverso. A partire dall’acqua del Battesimo, che è ugualmente valido per tutti. A partire da ogni bisogno umano che ci fa sentire tutti tremendamente connessi.

Lc 9,51-56 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

*don Pierluigi Fornasier e don Francesco Moser, per la gente padre Luis e padre Cico (scomparso nel 2020). Due uomini grande esempio di vangelo, povertà assoluta e dedizione. Nessuna ombra di distanza clericale, ostentazione di autorità né potenti mezzi economici.

Padre Cico

Il cielo

DILI, TIMOR EST   Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo. Sopra ogni figlio e figlia dell’umanità. Anche quando sei indaffarato a portare le pesanti borse della spesa, guardando di non finire in qualche tombino aperto o sotto un camion che ti sfiora. Quando sei preso dai pensieri del lunedì mattino e ti domandi se la tua sia una vita o una giostra con giri da sette giorni. Quando ti dimentichi che sopra di te c’è un cielo, ecco che il cielo scende. I messaggi di Dio scendono su di te e sono tutti belli.* Dio ti rinforza, ti conferma, ti dice di non scoraggiarti perché non sei solo. Alza dunque gli occhi al cielo quando ti senti giù. Alza gli occhi al cielo, guarda fuori, respira e ripeti gli angeli di Dio salgono e scendono sopra di me. Invocali e scenderanno.

Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele Gv 1,47-51 Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

*”anghelos” in greco significa messaggero e “euanghelion” (vangelo) bel messaggio

Alla porta

.

DILI, TIMOR EST   Chi sono i veri lazzaroni? Quelli che chiedono elemosina come il povero Lazzaro o gli sdraiati sui divani di cui parla il profeta Amos? Forse entrambi , forse nessuno. Forse invece vero lazzarone è chi non fa nulla per gli altri, come il ricco della parabola. L’attimo va colto, la misericordia non può essere rinviata di giorno in giorno fino all’aldilà. Ogni omissione di bene scava un solco che, col tempo, diventa un grande abisso che ci allontana da Dio. Quando poi le parti sono invertite, quando a soffrire terribilmente siamo noi, allora vediamo chiaramente. Vediamo tutte le possibilità d’essere aiutati e tendiamo mani sperando. Solitudine, ansia, bisogno di consigli o di un semplice caffè. Macché, a volte pare di esser trasparenti, salvo quando torniamo utili. Che non ci capiti di fare lo stesso con gli altri, di vederli solo per usarli. Che non ci capiti di promettere aiuto e suscitare speranze e poi lasciarli lì, a fare anticamera tutta la vita, in attesa che manteniamo la parola.

https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Migliorando

DILI, TIMOR EST   È davvero triste scoprire che qualcuno ha tante domande da rivolgerci, ma la paura lo ammutolisce. Paura della nostra stizzita reazione, paura di far la figura dell’ignorante, paura di disturbare. C’è poi la paura della risposta stessa, di ascoltare qualcosa difficile da accettare. E così si va avanti, persino in famiglia, con una quantità enorme di non detto e di non chiesto. Certe cose è meglio non saperle perché poi, se si sanno, bisogna pur affrontarle. La più triste assenza di domande però non è quella dovuta alla paura, ma alla presunzione di sapere già e dunque non avere nulla da chiedere. C’è poi chi di domande non se ne pone proprio e tutto gli va bene così. Tanto, in caso di bisogno, c’è l’intelligenza artificiale la quale però, al termine dell’uso, chiede sempre se ci è stata utile. E questa, va ammesso, è una domanda intelligente. Io, ovunque sia, rendo il mondo un posto migliore di come l’ho trovato?

Diffondi La Locanda della Parola

Lc9,43-45 mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Chi sono?

DILI, TIMOR EST   Noite, dico a un ragazzino incrociandolo nel buio della stradina che porta a casa mia. Osan, mi risponde, soldi. Chi dice la gente che io sia? Cosa vedono in me quando passo? Indosso una maglietta e un paio di pantaloni corti comprati al mercato dell’usato per un totale di due dollari, ma il ragazzino non li vede. Vede la mia pelle, vede osan. Tutto gli ha insegnato che chi è bianco non ha certamente le tasche vuote. Ed è così, poche storie. Ciò mi umilia, certo, ma sempre meno che dover chiedere una moneta. “Pedro”, mi sento chiamare entrando al bar. Era il bimbo di cui vi ho raccontato in agosto, quello a cui avevo offerto da mangiare. Non ricordavo nemmeno di avergli detto il mio nome. Chi dice la gente che io sia? La gente dice di te quello che crede di sapere: Elia, il Battista, un profeta, o un ricco, un turista, un bianco straniero. Ma il tuo nome lo ricorda solo chi hai amato.

https://lalocandadellaparola.com/2025/08/28/a-tempo-debito/

Lc 9,18-22    Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».