Se lo vediamo

DILI, TIMOR EST Giovanni non può essersi rianimato, non può trattarsi di una morte apparente, dato che l’ho fatto decapitare io, dice Erode. Aveva ragione: senza testa non c’è vita. Guardiamo come va il mondo che ha dei capi senza testa. Un mondo decapitato. Che siano le super potenze o una repubblica ventenne come quella da cui scrivo, poco cambia. Non si vedono capi pensanti ma solo adolescenti comandanti. Non ci resta che fare come Erode, che almeno questa la faceva giusta. Non ci resta cioè che cercare di vedere Gesù. Se lo vediamo, la testa ci va a posto. Se non lo perdiamo di vista, ritroviamo i nostri pensieri.

Lc 9,7-9     il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

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Potere sui demoni

DILI, TIMOR EST    Come fece a trasmettere ai Dodici forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie? E poi cosa si intende per guarire le malattie? Dovremmo forse credere che potevano curare la gente senza medicinali? Per non parlare del potere sui demòni, di cui si parla continuamente nei Vangeli. Comunque la risposta è sì, curavano senza medicinali. E la risposta è di nuovo sì, succede anche ora, certo non nelle nostre parrocchie dove di cose paranormali se ne vedono molte ma di miracoli pochi. Eppure di guaritori nel nome di Gesù ce ne sono molti, in altre chiese non cattoliche, su TikTok e Instagram, per le strade e alle fermate dei metro di grandi città. Per non parlare di altre religioni e antiche culture dove si trasmette il potere di curare la gente (o purtroppo di farla ammalare) usando forze che alla scienza risultano inspiegabili. Neppure io mi spiego alcune cose che vedo qui. Ma le vedo.

PS Alcuni lettori mi chiedono com’è andata l’estate in missione e com’è stato il rientro in Italia. Vi confermo però che non c’è stato alcun cambio di programma. Vi scrivo dunque da Timor Est dove sto lavorando al progetto della Associazione https://buonodentrobuonofuori.com/

Lc 9,1-6    Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Alcuni mi chiedono com’è andato il viaggio a Timor Est. IO SONO ANCORA A TIMOR EST!  https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Fraternità

DILI, TIMOR EST   Ogni volta che si sperimenta un solo attimo di fraternità, si rivive questa pagina di vangelo. Chi mette in pratica la parola di Dio, cioè chi compie opere di misericordia, rivive un attimo della vita di Gesù stesso. Lui era costantemente connesso al Padre, era costantemente un canale di diffusione del suo Amore. Immagino la gioia di Maria a sentir suo figlio parlare così. Lei sapeva bene quanto Gesù la amasse come mamma, come donna, come sua prima discepola e maestra ad un tempo. Per esprimere il massimo della stima verso qualcuno Gesù diceva tu sei mia madre. Il rapporto che per definizione è unico e irripetibile, madre figlio, viene esteso a chi opera la Parola di Dio. Non si sentì ridotta da quelle parole, non fu meno madre. Anzi, la sua maternità si espanse, divenne il metro di misura del discepolo. Per avere un rapporto fraterno e addirittura materno con Gesù, devi amare il prossimo. Chiunque sia.

Lc 8,19-21 andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Nessun segreto

DILI, TIMOR EST   Qui è difficile tutto, nulla è pronto all’uso. La percentuale di imprevisti è così alta, che potrebbe far perdere la capacità di sperare. I giovani sono pieni di sogni, ma non li dicono a nessuno nel timore di rimanere poi delusi. “Meglio tenere tutto segreto in cuore e poi all’improvviso accadrà”, così mi dicono. I progetti di vita è meglio condividerli con una cerchia ristrettissima di persone non invidiose né pettegole. Ecco, noi siamo nella cerchia ristretta a cui Gesù vuole rivelare i suoi sogni. Non c’è segreto che non venga svelato a chi ascolta bene. E più ascolti, più impari ad ascoltare. Affidiamo a Lui ogni idea, ogni desiderio, non perché lo esaudiasca come il genio della lampada ma piuttosto perché ci dica la sua opinione e ci suggerisca eventuali modifiche. Non ci siano segreti tra noi e Lui.

Lc 8,16-18 Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Scaltrezza!

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DILI, TIMOR EST    Una bella parabola, forte come una secchiata d’acqua in faccia. Sveglia! I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce. Prendete esempio e datevi una mossa. Possibile che tutto attorno a voi sia in movimento e sviluppo mentre voi state lì, fermi, senza molto entusiasmo, a ripetere le cose di sempre?* Rialzatevi, ingegnatevi, non siate quelli dei mille propositi mai attuati. Il mondo ha bisogno del messaggio del vangelo e non tocca ad altri diffonderlo: tocca a te. Rimbocchiamoci le maniche e iniziamo a mettere in ordine quel pezzo di mondo che siamo noi.

Lc 16,1-13   Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

* Papa Leone https://www.diocesidiroma.it/discorso-di-papa-leone-xiv-allassemblea-della-diocesi-di-roma/

Il seminatore

DILI, TIMOR EST    Siamo ad un tempo tutti questi terreni. Ora ci entusiasmiamo, ora ci lasciamo soffocare, ora cediamo alla fatica delle prove. Altre volte diamo frutto. Dio è un seminatore particolare, perché semina se stesso. Dunque quello di Dio è un seme che ha la capacità di arare e bonificare il terreno stesso in cui cade. Se lo vogliamo, se lo chiediamo, lo Spirito curerà le nostre più inconsce ferite rendendoci pronti all’ascolto e all’azione.

Lc 8,4-15     poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza

https://buonodentrobuonofuori.com/2025/09/19/video-risposte/

L’uomo non separi

DILI, TIMOR EST   Eccola, una delle studentesse, a lavorare al tetto della nostra casa. Timor è terra cristiana e non ci sono divieti per le donne qui a Timor. Sin dai primi passi il gruppo dei discepoli era misto, per volontà di Gesù stesso. Basti pensare che la prima a incontrarlo risorto fu Maddalena dalla quale erano usciti sette demòni. Poi lo sappiamo, nei secoli la discriminazione è tornata forte, e ci resta ancora un enorme lavoro. Attualmente la Chiesa è retta da anziani maschi celibi, con qualche eccezione. Grazie a Papa Francesco alcuni dicasteri della Santa Sede sono retti da donne. Uscendo dalla Chiesa, nelle altre religioni, la situazione non va certo meglio. A me basta attraversare il piccolo quartiere musulmano della città per vedere bimbe in passeggino completamente velate. No comment. Quanta gioia sapere invece che il nostro Gesù non aveva alcun problema con le donne! L’uomo non separi ciò che Dio ha unito. L’umanità è stata creata unita uomo-donna. E così fu creata la Chiesa.

Lc 8,1-3   Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

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Donna la tua fede

DILI, TIMOR EST   In questa pagina ci devono essere degli errori di traduzione o per lo meno di logica, ma ve la faccio breve e vengo al dunque. Colui al quale si condona di più mostra certamente più amore riconoscente, dice Gesù. Infatti la donna peccatrice manifesta per Gesù molto più amore del padrone di casa Simone il fariseo. Ma attenzione: lei si mostra grata a Gesù prima che lui la perdoni. O meglio: prima che lui dica ad alta voce I tuoi peccati sono perdonati. Perché il perdono c’era già stato e la donna l’aveva percepito. Dunque non era andata a baciargli i piedi per farsi perdonare. Era andata a ringraziarlo in lacrime perché sapeva d’essere già stata perdonata. E questa è fede. Credere fermamente d’essere amati, credere d’essere perdonati. Donna, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace! Gesù era una persona che non avevi paura ad avvicinare. Non dovevi preparare l’incontro e baciare i piedi sperando di essere esaudito. Lo vedevi e già speravi che restasse.

Lc 7,36-50 uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Questa generazione

DILI, TIMOR EST   “Meglio piangere per i lacrimogeni che piangere perché ti vedo con un altro”. Bisogna essere spiritosi sempre, in ogni circostanza, saper ballare pur piangendo. Qui da un paio di giorni migliaia di studenti sono in piazza, furiosi con i parlamentari che hanno deciso di comprarsi una Toyota Prado a testa, alla faccia del popolo affamato. Goccia che ha fatto traboccare il vaso sempre vuoto della miseria in cui vive questa gente. E così gli eroi che vent’anni fa liberarono questa terra dall’occupazione indonesiana rischiano di essere trasformati in nemici del popolo. Questa generazione grida in piazza che “Le priorità sono istruzione, salute, agricoltura, acqua e infrastrutture base, non le Prado ai 65 deputati” (vedi foto qui sotto). Il costo della vita è sempre più alto, i salari sono imbarazzanti, e la generazione che è al potere sembra scordare il tempo in cui era vittima di altri potenti. Vale per tutti. Il nostro passato può essere anche eroico e certo ha creato la nostra attuale reputazione, ma non sarà per sempre. Non adagiarti sul tuo passato: può essere usato contro di te. I digiuni di ieri possono accusarti oggi d’essere un mangione. Ciò che conta è chi siamo oggi, chi sei adesso, chi sei diventato.

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Lc 7,31-35 il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Sempre presente

DILI, TIMOR EST    Vicino a casa mia c’è questo falegname. Tra armadi e sedie ci sono sempre varie casse da morto in preparazione. Molte sono bianche. Ogni volta che ci passo è un “memento mori”. Spesso in Italia molti osservano che per la gente di Timor il rapporto con la morte è diverso. È vero. Non che sia meno dolorosa solo perché più frequente. È però più presente, si è più consapevoli della sua esistenza. Da noi si vive come non ci fosse, salvo poi affrontarla come un incidente imprevisto capitato solo a noi. Qui capita di vedere grandi assembramenti di persone, numerose auto parcheggiate alla rinfusa lungo la strada. Che succede? Sarà morto qualcuno e tutti vanno a fargli visita e portarlo alla tomba. Sì, dunque è vero. Qui il rapporto con la morte e con il morto è diverso. Si deve assolutamente partecipare al funerale e si deve piangere, salvo che in un momento. Durante la chiusura della cassa le lacrime possono cadere ma in silenzio. Si rovinerebbe la serenità del defunto che in quel momento chiude con questa vita ed entra nell’altra dicendoci Non piangere!

Lc 7,11-17   Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

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