È qui affinché

DILI, TIMOR EST   Continua il messaggio dei giorni scorsi. Egli è qui affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. La povertà altrui ci si piazza innanzi interpellandoci e la nostra reazione svela ciò che abbiamo in cuore. L’abbiamo detto: la povertà ha un che di affascinante, un richiamo antico al cuore del vangelo. Ma poi sappiamo dar seguito alle emozioni? Ci lasciamo trafiggere l’anima al solo immaginare la fatica che tanta gente fa a stare al mondo? A volte solo quando l’anima è trafitta si può vedere di cosa è colma.

Maria Addolorata Lc 2,33-35     il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

In vista

DILI, TIMOR EST   Noi lo acclamiamo Figlio di Dio, ma Gesù amava definirsi figlio dell’uomo. Era felice di essersi incarnato, viveva con gusto la sua vita terrena. Aveva una passione tutta speciale per gli esseri umani. Per questo anche noi siamo appassionati di umanità, anche noi vogliamo innalzare il figlio dell’uomo, portare in vista ogni figlio di questa umanità. Ci sono persone così piccole, così sperdute, che è difficile notarle se nessuno le innalza e le pone in vista. Guardandole nella loro piccolezza e nella loro miseria, noi ci convertiamo e ci possiamo salvare.

Esaltazione della Croce Gv 3,13-17 Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

La risposta

DILI, TIMOR EST  Insomma, c’è poco da dire: ciò che hai dentro verrà fuori. Il frutto dipende dall’albero, la casa dalle fondamenta, le parole e le azioni dal cuore. Il cuore sarà come un albero buono e come una casa ben fondata se si dedicherà all’ascolto e alla pratica delle parole di Gesù. Dunque la pratica di ciò che Gesù dice avviene anzitutto nel cuore. Ed è proprio così perché poi, quando sei nel vivo della situazione, non hai tempo di pensare e agisci o parli di getto. Quante volte, all’indomani di reazioni scriteriate o violente, sentiamo dire “non ero io, non so perché l’ho fatto, non so perché l’ho detto”. Perché hai accolto parole sbagliate, pensieri sbagliati, che poi sono divenuti azioni di risposta. Come le fondamenta di una casa sono immerse nel terreno, così il nostro cuore deve essere immerso (=battezzato) costantemente nella parola di Gesù e nella relazione con lui. Allora c’è da sperare che, al sopraggiungere delle varie piene della giornata, reagiremo con bontà, fino ad amare il nemico. Altrimenti, come scritto sul bar di strada che mi ha fatto un buon caffè ieri, “la birra è la risposta ma non ricordo la domanda”… Compiamo delle azioni senza nemmeno sapere perché.

Lc6,43-49   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Sempre imparare

LOSPALOS, TIMOR EST   Ero in una casa, bevevo il mio caffè mentre attorno a me le donne e le ragazze si raccontavano gli ultimi gossip del villaggio. La bimba è uscita da una stanza e, ai piedi della nonna e del grande cartello appeso al muro, ha iniziato a fare il compiti. I numeri, l’alfabeto, le forme geometriche, i giorni della settimana, tutto lì su quel libro murales preparato dalle sorelle maggiori. E intanto studiavo anche io con lei, ripassando il poco tetun che so. Anche con due lauree, all’estero si è poco più che analfabeti. Ed è bene così, è bene aver più da imparare che da insegnare. Siamo sempre così convinti di vedere bene, che passiamo accanto ai pericoli senza rendercene conto. Fortuna che gli altri ci vedono meglio di noi.

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Lc 6,39-42   Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Persino i passeri

LOSPALOS, TIMOR EST  C’è poco da commentare questa pagina. C’è solo da scriverla su un foglio e tenerla a portata di mano. È la pagina che fa la differenza tra quello che oggi chiameremmo  onesto cittadino e un discepolo di Gesù. Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, dice Gesù. Ieri abbiamo detto che lui ama i poveri e a loro ci invia. Essi però non sono solamente i bimbi scalzi, gli anziani senza cure e i giovani senza futuro. Chi è più povero di chi ci odia? Chi ci è nemico ha forse qualcosa di buono per te? Nulla. Chi ci è nemico è povero d’amore, di simpatia, di attrazione. Chi ci odia è odioso, così abbiamo imparato. Ma la realtà è che chi ci odia è povero. Povero della più forte miseria che è la mancanza d’amore. Che poi la povertà materiale generi quella morale, è cosa certa. Persino i passeri si rubano il cibo quando è poco. Immaginiamo cosa può fare l’uomo.

Lc 6,27-38   Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Ecco perché

DILI, TIMOR EST     Guardando i discepoli Gesù diceva “Beati voi poveri”. Quindi i discepoli erano poveri, affamati, in pianto, disprezzati, ecc Ecco che forse abbiamo trovato il motivo, il perché la povertà in un certo senso ci affascina. Quella altrui ovviamente, che noi ce ne guardiamo bene dall’impoverirci di proposito. Però continuiamo ad essere incantati da immagini di gente povera. Anziché immedesimarci e inorridire, anziché restar sconvolti al solo immaginare nostra figlia al posto delle bimbe in foto, noi avvertiamo tenerezza. Tutte le nostre espressioni, tutti i nostri “che occhioni, che dentini bianchi, che gioia, che luce, son felici con nulla, che amore quei piedini nudi”, hanno un che di sincero. Non sono solamente vuoti commenti da salotto radical-chic. Hanno una causa più remota, un richiamo più antico. È il richiamo del vangelo, di Gesù stesso, che si rivolgeva ai poveri, che stava con loro e che da loro era seguito. Lui li curava, si preoccupava per loro, li nutriva, li difendeva, li capiva e li perdonava. Per loro sperava in un mondo più giusto. Quando noi li guardiamo, diciamo “che belli, beati loro”. È il richiamo profondo della nostra anima attratta dal Signore dei poveri.

Lc 6,20-26 Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Un anno fa

DILI, TIMOR EST     Un anno fa, come oggi, Papa Francesco atterrava qui. Fu il suo più lungo viaggio e fu l’ultimo. Qui ancora sventola qualche bandiera di benvenuto. Sui finestrini dei bus capita di vedere il suo volto sorridente e la sua frase ormai famosa “Mi sono innamorato di Timor Est”. Mi ha sempre colpito, guardando le foto, la grande quantità di bottiglie d’acqua tenute in mano dalla folla oceanica. Perché, al passaggio del Papa, mostravano una bottiglia d’acqua?

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti, dice di Gesù il vangelo di oggi. E davvero tutta la folla cercava di toccare Francesco e ricevere la forza della sua benedizione che guarisce. L’acqua, al solo suo passaggio, sarebbe stata benedetta. Ora me le immagino, quelle bottigliette, su qualche tavolino di plastica, nelle case di lamiera, magari nei villaggi lontani. In questa terra dove il sangue della guerra è ancora fresco, quell’acqua porta la forza di un santo che lava e purifica da ogni male.

Ringrazio Milca che mi ha  inviato questo suo video. Sono ben visibili le bottiglie di cui parliamo.

Lc 6,12-19   Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Nasce la speranza

DILI, TIMOR EST  Qui è così difficile programmare le cose che ormai, per scaramanzia, si risponde sempre “forse”. Quando lo dai per certo, stai sicuro che non avverrà. Le variabili sono così tante che se tutto fila liscio inizi a credere agli angeli custodi. Questa lunga pagina sembra descrivere due ritmi diversi di tempo. Quello di Dio e quello della terra. Lassù tutto avviene al momento giusto: il Figlio si incarna al terzo ciclo di quattordici generazioni. La perfezione. Ma quaggiù non pareva affatto il momento giusto dato che Maria si trovò incinta prima che andassero a vivere insieme. Allora ecco l’angelo che corre dal povero Giuseppe il quale, pur traumatizzato dalla notizia, non aveva perso il contatto con Dio e può sognarlo e credergli, ricomponendo i tempismi umano e divino. Si sente spesso dire che tutto avviene nel momento esatto in cui deve avvenire. Se nessuno interferisse con l’opera dello Spirito Santo sarebbe davvero così. Ma il mondo è pieno di gente assai diversa da Maria e Giuseppe. Gente che lavora male, non fa il suo dovere, insegue i suoi interessi, facendo perdere speranza ai poveri perché una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa. (Qo 1,4) Cambierà mai l’umanità? Oggi festeggiamo la nascita di Maria.  Rinasce la speranza di un mondo che sta ai tempi di Dio.

Natività di Maria   Mt 1,1-23      Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

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Più di me

DILI, TIMOR EST   Non si tratta di dare un po’ di spazio a Gesù nella giornata, ma di vivere la giornata in Gesù, con Gesù, per Gesù. Allora non si tratterà più di una classifica di chi sia più o meno importante, ma di rinunciare a tutto quello che abbiamo. Non una rinuncia intesa come abbandono, ma come consegna a Gesù. A lui diamo tutto, diamo tutti, e in lui tutti ritroveremo. Non ci sarà più nulla vissuto fuori dalla presenza di Gesù. Ciò significa essere suoi discepoli. Diversamente non si può. Si può tentare, certo, ma come chi tenta di costruire senza mezzi.

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Lc 14,25-33    una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Credere pensando

DILI, TIMOR EST     Che bello seguire una persona intelligente! La fede va sempre per mano alla ragione. Gesù cercava di far ragionare i suoi interlocutori: non avete letto di quando?… Certo, la fede a volte spinge ad azioni eroiche, chiede di credere che si avverino fatti non ancora avvenuti. Gesù disse a Pietro: scendi dalla barca e cammina sull’acqua, vieni! Pietro lo fece perché era ragionevole credere in Gesù. Quando le richieste sono senza ragione, allora la fede in Gesù regredisce a una delle tante religioni. Non resta che paura e obbedienza non istruita. Qui, da dove scrivo, la fede cattolica è accompagnata e coesiste con antiche credenze. Mi piace chiedere, farmi spiegare, cercare di capire il perché di alcuni divieti, obblighi e paure. Spesso me ne do una ragione, altre volte le origini di alcune credenze si perdono nel fitto buio delle foreste.

Lc 6,1-5   Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».