Rigenerazione

DILI, TIMOR EST  Che bello leggere questa Parola: la rigenerazione del mondo. È la promessa di Gesù e la nostra speranza. Il mondo sarà rigenerato. Sarà ancora questo, questa bellissima terra, ma rigenerata, risorta, tornata quella che era nel sogno di Dio. Sta a noi non rallentare il giorno in cui accadrà, sgobbare per accelerare il suo arrivo. Siamo responsabili del mondo. Ne siamo i giudici e dobbiamo fare giustizia. “A noi spetta il dovere di non arrenderci. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male”.*

Mt 19,27-29 Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

* Card Battaglia da leggere https://www.chiesadinapoli.it/?p=1571947239

Quella città

DILI, TIMOR EST Strada facendo, dice il vangelo, e di strada ne abbiamo fatta tanta per arrivare qui a Dili. Stando alle informazioni tecniche, ho percorso un totale di 15.021 kilometri, dall’alba di lunedì al pomeriggio di ieri. Come sempre, appena fatto buio, verso le 19.00 sono uscito e vi invio la prima foto scattata. Ecco la città, ecco la vita. I tombini dissestati, le donne che vendono arrosticini, i bimbi che mi guardano e non esitano: “Hello mister! How are you?”. Anche questa volta mi sono sentito accolto. Non scuoterò la polvere dai piedi. Sono solo i primi passi ma è già molta.

Mt 10,7-15  disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Non dimenticare di guardare il sito della Associazione  https://buonodentrobuonofuori.com/2025/07/09/in-volo/

Chi inferno non è

Bali – Indonesia  Questa pagina di Vangelo me ne richiama un’altra, di Italo Calvino, che un’amica mi ha fatto riscoprire. Entrambe parlano di demoni e città.   “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte  fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”*  Oggi un ultimo volo mi porterà a Dili, l’unica grande città di Timor Est. In mezzo a questo inferno di calore, polvere, miseria, c’è chi “inferno non è” e sogna di dare a tutti una vita meno infernale. Sono qui, grazie anche a voi, per “dare spazio” a questo sogno e “farlo durare”.

Mt 10,1-7 chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

*Italo Calvino, Le città invisibili.

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Guardando avanti

aeroporto di Taipei – Taiwan    A prua non sta un marinaio ma un vescovo, forse un Papa. Sporge da un pulpito, porta una Parola. O forse, silenzioso, l’ha letta e cerca la rotta da seguire. È bello andare a Timor Est, dove Papa Francesco fece il suo più lungo viaggio che fu anche l’ultimo. Ci insegnò a guardare avanti, sempre, senza scoraggiarsi se non si vede subito terra. “Spera, sempre spera!”.

Si salpa

Aeroporto di Milano Linate – Mi è stata donata quest’opera* e ne ho voluto fare l’icona di questo viaggio. Una nave  si apre un varco tra le onde, spinta dalla vela gonfia. La sommità dell’albero accenna alla forma di croce.

Partire implica sempre un lasciare e lasciare è faticoso. Anche se si è attesi all’altra sponda, su questa si lascia chi si ama. I porti e gli aeroporti sono sempre luoghi di separazione. Ci si segue da lontano finché si riesce, finché non si sparisce nei labirinti dei controlli passaporti. Partire è faticoso, ma lo è pure veder partire. Lasciare andare non è semplice, è un atto di fede e affidamento. Senza vele la nave è tutta croci. Per questo le vele vanno issate perché lo Spirito metta in movimento tutti, spingendo verso giorni belli e pieni.

*opera di Benedetto Pietrogrande, 1965 https://benedettopietrogrande.it/

Li inviò

Chissà come si sentivano questi settantadue prima della partenza. Emozioni, dubbi ed entusiasmo si mescolavano nel loro cuore. Ce la farò? Andrò d’accordo con il compagno di missione? Saremo accolti? Stando alle indicazioni di Gesù, non avevano molto bagaglio da raccogliere. Potevano concentrarsi sul preparare il cuore. Io devo fare entrambe le cose perché un paio di borse e di sandali me li porto a Timor Est. Domani all’alba partirò e, stando al piano dei voli, dovrei arrivare a destinazione mercoledì. Come dice il vangelo, non passerò di casa in casa, perché c’è una casa che mi aspetta. Grazie alle vostre preghiere e agli aiuti di molti, diventerà una casa che farà sentire il regno di Dio più vicino a chi la frequenterà. Pace a questa casa! La Locanda uscirà ogni giorno, come sempre, salvo problemi tecnici. Sul canale Instagram della Associazione https://buonodentrobuonofuori.com/ troverete ogni giorno foto e aggiornamenti. Ricordiamoci sempre che siamo tutti inviati, tutti in missione ad annunciare il vangelo con opere d’amore. Nessuno è più missionario di altri. Stiamo solo cercando di seguire il Maestro.

Lc 10,1-9    il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Vino nuovo

Lo dicevamo già ieri: se lo schema è fisso,  ogni maestro insegna le stesse cose. Cambia il metodo, cambia il fascino del rabbi, ma non la sostanza. Gesù non solo insegna in modo nuovo, ma insegna cose nuove. Vino nuovo in otri nuovi. Eppure il nuovo spaventa. Ogni sistema sociale o religioso resta impaurito da chi propone novità, revisioni, cambiamenti anche minimi. Dopo i primi attimi di panico e lamento, scatta il contenimento. Ogni accenno di novità viene chiuso nel vecchio sistema, nelle regole immutabili, e viene sprecato. La voce profetica che vede lontano e versa vino nuovo, non giunge agli orecchi del re che, di padre in figlio, versa il vino vecchio delle cose che non si vogliono cambiare. Ma Gesù continua a suggerire nuovi modi di vivere il vangelo a chi è pronto ad accogliere ogni goccia di vino nuovo.

Mt 9,14-17   si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Lo seguì

Come mai il medico sta con gli ammalati? Alcune domande non meritano riposta. Come mai Gesù mangia con i peccatori? Gesù rispose pazientemente. Si ponevano la domanda perché non lo conoscevano. Sapevano che era un maestro spirituale con un gruppo di seguaci. Stando alla legge, condividere la mensa col peccatore significava condividerne la vita. Gesù però non era un maestro di Legge alla maniera tradizionale. Interpretava la Legge sacra del Padre suo come una via di guarigione dal male. Stare coi peccatori era per lui fondamentale per capirne la storia, le scelte, gli errori, e ascoltandoli li aiutava a leggere i loro stessi sintomi. Essi così si distanziavano dal male commesso, cessavano di identificarsi coi propri errori e trovavano forza di guarigione. Matteo cessò di chiamare se stesso pubblicano e riscoprì il suo nome. Lui era ben più del suo corrotto mestiere. Per questo lo lasciò e seguì Gesù.

Mt 9,9-13  Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Il segno

Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, io non credo. Stupisce che Tommaso non chieda semplicemente di vedere Gesù. Vuole vedere e toccare le mani segnate. Didimo sa bene che la resurrezione cancella la morte, ma non il segno dei chiodi, il segno dell’amore estremo. La morte passa, l’amore resta. Non siamo su questa terra per lasciarla illesi. Certo è bello sentirsi sempre giovani, non segnati dagli anni. Ma più bello è restare segnati dall’amore, dalle notti di veglia accanto a chi si ama, dalle ore di lavoro per mantenere la famiglia, dai chilometri percorsi per consolare una solitudine. Non vogliamo uscire indenni dalla vita. Vogliamo uscirne segnati per averla donata. Segnamoci l’un l’altro con il segno della Croce, il segno dei chiodi.

San Tommaso Apostolo  Gv 20,24-29 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Negli abissi

Vi sono varie versioni di questo episodio, tutte tanto affascinanti quanto inquietanti. Terra pagana, la regione dei geraseni, terra di allevatori di maiali, di indemoniati furiosi, di mare che inghiotte diavoli. Terra che anziché gioire della liberazione dai demoni, chiede a Gesù di allontanarsi. Aveva provocato un bel danno economico. Meglio aver due matti urlanti in strada che un’intera mandria di maiali in fondo al mare. Gesù causa sempre danni economici, con questa sua cattiva abitudine di condividere i beni, occuparsi dei poveri, rifiutare carriere e corone. Basta pensare a Francesco d’Assisi che distrusse le fortune di suo padre o a Carlo Borromeo che usò le sue proprietà per fondare opere sociali ancora attive. Basta pensare a ragazzini e ragazzine, adulti, anziani, che hanno inviato il loro aiuto per il progetto a Timor Est. Chiunque doni una sola moneta a un bisognoso schiaffeggia una mandria di demoni e capovolge la mentalità della terra pagana che all’uomo antepone sempre il profitto.

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Mt 8,28-34 giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.