La polvere

DILI, TIMOR EST    Ieri, dall’auto, ho notato questo uomo intento a bagnare la strada sterrata per ridurre un poco la polvere. Allargando lo sguardo però la scena aveva un che di tragico comico, come potete vedere.

La casa fatiscente e priva di forma, il canale stagnante d’acqua di fogna. Lui si occupava della polvere all’angolo della casa, ma ben altre erano le cose da fare, senza tralasciare quella. Così diceva Gesù a chi si accaniva su di un particolare della legge religiosa, trascurando cose ben più importanti. Così Gesù ripete a noi, quando riversiamo energie preziose su ciò che è importante ma non centrale. Se qualcosa nella giornata non va alla perfezione, allarghiamo lo sguardo e troveremo altro da fare. C’è un mondo intero che vive nella polvere della povertà e vi assicuro che non è facile.

Mt 23,23-26   Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Come in scatola

DILI, TIMOR EST    Dopo un po’ si ha la nausea di queste “zinc”, le lamiere con cui qui si fa un po’ tutto. Dico nausea perché è urtante vedere persone vivere in scatole di lamiera. Ancor peggio, dice il vangelo oggi, è vedere coscienze bloccate da rigidità mentali che impediscono di crescere e dunque capire il mistero di Dio. Il cielo resta lassù, fuori dalla vita, e dentro non c’è che buio e caldo soffocante degno della Geenna. Quando gli uomini religiosi non trasmettono altro che un sistema di paure, chiudono il regno dei cieli davanti alla gente e impediscono di entrare a quelli che vorrebbero. Dove c’è paura, non c’è Spirito. Perché dove c’è lo Spirito, c’è la gioia. Che sia il catechista cattolico o il veggente delle foreste di Timor, poco cambia. Se si infonde paura non si infonde Spirito. Dunque è meglio vivere in una baracca con una coscienza libera che vivere nel benessere prigionieri di un’anima impaurita.

Mt 23,13-23   Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Alla presenza

DILI, TIMOR EST    Non è questione di quanti si salvano, ma di come salvarsi. L’importante cioè è riuscire a passare per la porta stretta e l’unico modo ovviamente è farsi piccoli. Più si è grandi, più la porta risulterà stretta. Nell’immagine usata da Gesù, queste persone si autoaccusano: abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Appunto. Ci vuole un bel coraggio a mangiare in faccia a Gesù senza invitarlo. Avevo fame e non mi avete dato da mangiare… Farsi piccoli è riuscire a entrare anche nei cuori più chiusi, nelle situazioni più dure, riconoscendovi la presenza di Gesù. Allora saremo operatori di misericordia, non operatori di ingiustizia.

Lc 13,22-30    Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Fratelli

DILI, TIMOR EST   Non era un sacerdote della sua religione. Gesù di Nazareth era un laico. Predicava e compiva miracoli girando di villaggio in villaggio e sconfinando in terre e case straniere. Insegnava a pregare e ad instaurare un rapporto personale con Dio, basato sulla profonda fiducia d’essere da lui amati. Praticava la propria religione ma anche da essa sconfinava, ritenendola un punto di partenza più che una meta. Gesù stesso era ed è incontenibile negli schemi religiosi e nelle liturgie che infatti si adeguano ai tempi e alla conoscenza del mistero di Dio raggiunta in ogni epoca. Invano Gesù ci ha sempre messo in guardia dal fascino del clericalismo, dalla tentazione di costruire una casta sacerdotale non dissimile da quelle di altre religioni. Ci siamo cascati quasi subito e ora è tutto un padre, guida, maestro, dove invece Gesù voleva che ci fossero solo fratelli. Un vero peccato perché di religioni e sacerdoti è pieno il mondo, ma di fraternità evangelica c’è ancora una grande sete. Sia nei paesi poveri che in quelli ricchi.

Mt 23,1-12   Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Ardenti

DILI, TIMOR EST     Rispose: amerai. Non altro. Amerai Dio, gli altri, te stesso, senza differenze. Non riusciresti nemmeno ad amare solo Dio o solo te stesso o gli altri. Quando lo fai, ti accorgi che qualcosa non va, che l’amore è sbilanciato. Qui è più facile accorgersi che per fare il bene bisogna stare bene. Se non ci si prende cura di sé, le forze rapidamente calano, gli altri diventano un ingombro e Dio è presto trascurato. Ciò che conta è essere ardenti d’amore.

Mt 22,23-40    I farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Incrociandosi

DILI, TIMOR EST    È una parabola, dunque i personaggi sono caricati, eccessivi, hanno lo scopo di svegliarci. È la vicenda di chi non si accorge della grazia che lo circonda, di chi non accetta l’invito di un Dio o di una persona che vuole solo amarci. È la parabola di chi non si rende conto di essere stato ripescato molte volte e chiama casi le coincidenze della vita volute con forza da Qualcuno. E così non ha mai il vestito della festa, che è la gratitudine, e non assapora la giornata che è lì, servita gratis come un invito a nozze. Vero, non sempre tutto va come vorremmo, a volte gli invitati non vengono ma altri sconosciuti arrivano. A volte cammini e lì, ai crocicchi delle strade, ti cambia la vita. L’uomo della foto stava seduto nel furgone fuori da un negozio, sperando che i clienti chiedessero un trasporto. Una ragazza che lavora con me, uscendo dal negozio l’ha incrociato dandogli lavoro. Da allora è il nostro tuttofare e, tra un sacco di cemento e uno scarico mattoni, si parla, si racconta, si mangia pesce arrostito in riva al mare, e il duro lavoro diventa festa. Non era prevista la nostra conoscenza, non ci eravamo invitati. Ma le vite a volte si incrociano così, ai crocicchi delle strade.

Mt 22,1-14 Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

A ciascuno

DILI, TIMOR EST   Non si è mai sentito che un dipendente restituisse parte del salario perché eccessivo, né di un datore di lavoro che ritenesse sottopagati i suoi. I soldi, quando si danno sono sempre troppi, quando si prendono son sempre troppo pochi. Però ci sono disparità che non si giustificano. Conosco una ragazza che qui lavora in un enorme negozio cinese di arredamento per casa, uffici e hotel. Lavorando sette giorni su sette, le ho chiesto se la domenica fosse pagata di più. Sì, sabato e domenica pagano 6  dollari mentre nei feriali 5 dollari. A giornata, non all’ora. Rispondo subito alla vostra osservazione: no, non bastano a campare, non è come pensiamo. Se il costo della vita fosse proporzionale ai salari, la povertà non ci sarebbe. Qui la vita è molto ma molto più cara che in Italia. Sia perché i salari sono dieci volte inferiori, sia perché alcuni beni costano come da noi. La sedia di plastica su cui siedo mentre vi scrivo mi è costata 15 dollari. Fate i conti. Dio distribuisce in base ai bisogni, non ai meriti. Noi non guardiamo né ai bisogni né ai meriti altrui ma al nostro massimo profitto. Ci hanno detto che è così che deve funzionare. Eppure potremmo fare delle nostre cose quello che vogliamo. Potremmo cioè pensare diversamente l’economia. Molta fame cesserebbe, per non parlare delle guerre.

Mt 20,1-16    Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Dico a te

DILI, TIMOR EST  Ieri pomeriggio ho aperto la porta sul retro della casa e mi sono trovato di fronte questa bambina col fratellino. Entrati da uno spiffero del cancello, erano venuti a giocare con la sabbia dei muratori e le scatole degli imballaggi. Ci ha poi lasciato questa immagine, a commento del vangelo di oggi. Sembra ammonirci: “Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ma non temere, a Dio tutto è possibile. Ti aiuterà, se lo vuoi. Ti aprirà gli occhi come Gesù fece coi ciechi. I tuoi orecchi finalmente udranno la mia voce soffocata dal frastuono dei grandi e dei distratti. A Dio tutto è possibile, persino farti accorgere d’essere tu il ricco di cui sempre parla Gesù. Il ricco che lui è venuto a salvare usando la mia innocenza, la mia miseria”.

Mt 19,23-30     Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

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Ogni giorno

DILI, TIMOR EST    Ancora questo argomento? Se dovessimo cancellare le pagine del vangelo che ci indicano come usare i beni, si assottiglierebbe moltissimo. Se vuoi essere perfetto, se senti che non ti basta evitare il male ma vuoi fare del bene, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri. Giorno per giorno, non avere paura. Fallo oggi, dai qualcosa ai poveri oggi. Inizia da questo giorno. E vieni! Seguimi! Seguimi oggi, pratica queste parole oggi. Non pensare di dover vendere tutto e impoverirti per sempre. Vai al mercato e compra qualche pesce in più. Invita qualche amico, digli di portare chi vuole. Lascia che i poveri entrino nella tua vita, fa’ che non siano un’eccezione. Oggi sarà un pranzo, domani dei vestiti, poi del denaro. Ma non ci sia giorno in cui non compi un’opera di misericordia corporale. Non avere paura, non andartene triste. È bellissimo.

Mt 19 un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Il consenso

DILI, TIMOR EST  Chissà perché Gesù disse queste cose. Probabilmente stava rispondendo a qualcuno che gli confidava grandi fatiche a casa, forti incomprensioni per averlo seguito. Ecco allora la risposta: Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre… Le scelte evangeliche non sono immediatamente comprensibili da tutti. Noi stessi impieghiamo molto tempo a capire quali sono le scelte personali che il Vangelo ci chiede. Non possiamo pretendere che chi ci è accanto, pur amandoci, possa condividerle all’istante, senza provare dubbi, perplessità o addirittura opposizione. Iniziamo a non porre noi alcuna resistenza a ciò che Gesù ci chiede personalmente. Gli altri poi certamente capiranno. Non sempre la loro disapprovazione o mancanza d’entusiasmo è segno d’errore.

Lc 12,49-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».