Un mondo in fiore

da DILI, TIMOR EST   Il campo è il mondo, il campo sei tu. Ci sono aspetti di te eccellenti, dove il cento per cento di raccolto è garantito. Sono i lati forti del carattere, le qualità sviluppate al massimo, la tua caratteristica positiva. È ciò per cui ti sembra di essere fatto, ciò per cui gli altri spesso ti cercano. In questo tu eccelli. In altri lati della tua persona rendi ora il 30, ora il 60, a volte non cresce proprio nulla perché lì ancora bisogna convertirsi. Fortuna che, come dicevamo ieri, siamo legati da una fraternità universale. Anziché invidiarci possiamo completarci a vicenda e il mondo allora sarà un Vangelo al cento per cento, sempre fiorito di frutti di opere buone.

Mantieni l’impegno di evangelizzare diffondendo la Locanda!

Mc 4 Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

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Mai distanti

da DILI, TIMOR EST   Persino la madre di Gesù era uscita per riprendersi il figlio perché dicevano che era fuori di sé. In realtà era lucidissimo e la sua risposta certamente rincuorò Maria. Non l’aveva lasciata, non si era dimenticato di lei. L’aveva sempre nel cuore, fissa nei pensieri. Era per lui termine di misura per definire un amore immenso. Chi fa la volontà di Dio lo considero mia madre, fratello e sorella. E così ci dichiarava suoi fratelli di sangue, suoi genitori. Impressionante. Quanta violenza in meno ci sarebbe sulle strade di questo mondo, se in ogni donna vedessimo nostra madre o nostra sorella, in ogni uomo nostro padre e i nostri fratelli. Ma noi invece di far diventare gli estranei una famiglia, spesso rendiamo la famiglia un luogo di estranei, di stranieri. Qui da dove scrivo “malae”, straniero, non sempre crea distanza. I bimbi lo usano come fosse il nome proprio di chi evidentemente viene da lontano. Giravo per il piccolo supermercato col carrello (anche questo minuscolo, tanto chi lo riempie mai?) e un gruppo di bimbe mi ha in breve circondato. “Hello hello malae! You from Portugal?” e guardano la spesa. “Cos’è questo, è buono?” chiedono degli spaghetti e di una sorta di yogurt. Le manine toccano tutto, toccano anche la mia mano in cui le loro si perdono battendo il cinque. Poi la cassiera le disperde, timorosa del disturbo, ma la fraternità resta: “Dadah”*, ciao ciao, mi salutano all’uscita muovendo la mano e tirando come sempre la finale. Dadaaaah!

Mc 3,31-35    giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

*CURIOSITÀ L’occupazione indonesiana ha lasciato molte parole nel tetun timorese. In Indonesia la parola dadah deriva dall’olandese Goede dag, buongiorno. Abbreviato in “dag” è diventato “dah” e poi, con i bambini, “dadah”, ciao ciao, a presto!

Quello che hanno

da DILI, TIMOR EST   Dite: “È vicino a voi il regno di Dio”. Tornano le parole di ieri, il cuore del messaggio di Gesù. Dio è vicino. È forse il messaggio più difficile da credere, perché Dio sembra sempre tanto lontano e noi ci sentiamo lontani dai suoi interessi. Invitare a credere che Dio è vicino non è cosa da poco. Dunque l’unico modo per essere creduti è essere credibili, persone che dimostrano nei fatti che Dio è vicino. Quindi portate pace e restate nella casa, così come fa Dio che resta e non fugge via. Guarite i malati, come Dio si cura di noi. E accettate con gratitudine e umiltà il cibo che vi offrono, mangiando e bevendo quello che c’è, quello che hanno.

A proposito di mangiare. Due giorni fa stavamo facendo le pulizie finali alla casa. Un black out generale mi ha interrotto mentre cucinavo per tutti. Verso le 15.00 il bambino della “pentòla”, lo vedete in foto,  si è annunciato all’inizio della via con la solita trombetta. “Arriva la pentòla! Prendiamo qualcosa da mangiare”. Bimbi venditori ambulanti di spiedini fatti a casa dalla mamma. Essendo noi in molti e molto affamati, siamo stati felici di mangiare quello che aveva.

Santi Timoteo e Tito Lc 10,1-9    il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Pescatori di uomini

da DILI, TIMOR EST  Pescatore di uomini, ripescatore di persone scivolate nell’abisso e incapaci di riemergere da sole. Tutti i battezzati sono pescatori di uomini. Battesimo significa immersione e chi pesca uomini lo fa esattamente immergendosi nell’umanità e nelle sue vicende.

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Mt 4,12-23 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Le finestre

da DILI, TIMOR EST   Gesù entra in una casa. I suoi escono perché dicono che lui è fuori. Da ridere. Chissà di chi era quella casa. E se la casa fossimo noi, fossi tu che leggi? Quando Gesù prende dimora in noi come in una casa, si raduna una folla tanto grande che non si riesce neppure a mangiare. La folla, quella che ci schiaccia coi suoi bisogni, sembra percepire se in te abita Gesù, se la sua dolce presenza si intravvede dietro le finestre dei tuoi occhi e la si ascolta nel suono delle tue parole. L’unica cosa che conta dunque è avere il Maestro nel cuore.

Mc 3,20-21 Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Salì

da DILI, TIMOR EST  Ieri ci chiedevamo cosa avrebbe fatto Gesù di fronte alla folla schiacciante. Dopo essere salito su una barca, così da vedere i problemi dalla giusta distanza, salì poi su un monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Ecco cosa fa Gesù: organizza il grande lavoro contro il male coinvolgendo altri. D’ora in poi non penseremo più a Gesù senza pensare anche ai suoi Dodici Apostoli. Saranno sempre insieme. Il Cristo fatto uomo, la potenza creativa di Dio, non vuole affrontare da solo i problemi dell’umanità. Coinvolge invece l’umanità stessa nell’opera di soccorso e di salvezza. Predicare, curare, scacciare i demoni, non saranno più prerogative divine o meglio: continueranno ad esserlo ma saranno affidate anche a noi. Così persino la malattia e la miseria saranno causa di opere d’amore affidate alle nostre mani che, se stanno ferme, si paralizzano.

Mc 3,13-19 Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

La folla

da DILI, TIMOR EST    Sorvolando Dili, durante l’atterraggio, guardavo i tetti in lamiera. Quelli colorati sono i più nuovi e ora so bene quanta fatica ci sia dietro, quanti sacrifici economici e quanto bruciare sotto il sole per installarli. L’ho provato. Sotto ogni lamiera la vita, una famiglia o più di una, i bimbi, i vecchi. Ascoltando il video che vi riporto qui sotto non ho provato rabbia ma mi ha colto un’enorme tristezza. “Se questi miliardari dessero 250$ ad ogni abitante del pianeta, a loro rimarrebbero ancora 500 miliardi di dollari di guadagno annuale”. Ho immaginato i volti di molti di cui conosco la casa e i sogni. Cosa farebbero con 250$? Cosa farei io con un milione di dollari e cosa faccio con gli aiuti preziosi che ricevo? Anzitutto bisogna fare come Gesù, che evita di farsi schiacciare dalla folla e dai suoi bisogni infiniti. Non fugge ma sa che affrontare i problemi non significa farsi schiacciare da essi. Poi mette a tacere i demoni, pessimi consiglieri davanti ai bisogni altrui, suggeritori di scuse, rinvii o scelte impulsive. Domani leggeremo che decisione prenderà Gesù, quale sarà la sua prima mossa per fare fronte alla folla bisognosa. Per oggi restiamo in questa sua scelta: non fuggire dai problemi ma non farsene schiacciare.

Mc 3,7-12 Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

https://youtu.be/e0Cbx-Z4XLk?si=GmvZkJOEKCYGwx_M

Tendi la mano

da DILI, TIMOR EST   I trasporti pubblici, in città, sono effettuati dai “microlet”, piccoli pulmini variopinti colmi di persone e musica. Ieri ho fotografato questo, che ricordava a tutti la visita di Papa Francesco a Timor. Un uomo che ha teso la mano a tutti e che tutti hanno cercato di afferrare. Con alcune eccezioni, perché chi tende la mano e insegna a farlo non sempre è gradito. Tendi la mano!, ordina Gesù all’uomo dalla mano paralizzata. E subito tennero consiglio per farlo morire. Proprio così, perché insegnare che fare del bene viene prima di tutto e che non può mai essere vietato, può costare la vita. Se ha dei limiti, se è reso ragionevole, il bene si può fare. Quando è incondizionato spaventa, eppure è l’unica via di guarigione dalle nostre paralisi.

Mc 3,1-6  Gesù entrò di nuovo nella sinagoga (di Cafarnao). Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Terra nuova

da DILI, TIMOR EST  Non contenti della risposta di ieri, i farisei incalzano con altri confronti e giudizi. Forse che il vino nuovo di cui parli consiste nell’infrangere le regole? Allora il discorso si sposta e si complica, facendosi sempre più fine. Cosa è una regola morale religiosa e a chi serve? C’è una gerarchia tra le varie regole o hanno tutte la stessa importanza? Questioni di cui la stragrande maggioranza della gente, soprattutto giovane, non sa proprio che farsene. Per molti infatti la Chiesa (e spesso anche il Vangelo) sono un po’ come un aperitivo. Si prende ciò che ci va e si lascia ciò che non ci piace. Il rischio è di non assaggiare mai nulla di nuovo, riducendo il Vangelo ad un caffè domenicale dopo Messa, se ci si va. Il vangelo è invece molto più ampio di quanto immaginiamo, è come una terra straniera che riserva sempre sorprese a chi non la teme e a chi non crede di conoscerla già.

Mc 2,22-28   di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Ognuno ha il suo cammino

da DILI, TIMOR EST  “Padre,  perché non veste mai col colletto romano?”, chiedevano ogni tanto ad un mio amico. “Per scoprire chi non si fa gli affari suoi!”, rispondeva astuto. Questi digiunanti tenevano un occhio al proprio piatto vuoto e l’altro a quello pieno dei discepoli di Gesù e gli chiesero: Perché i tuoi discepoli non digiunano? “Per scoprire chi non è in pace con le proprie scelte e vuole controllare gli altri”, avrebbe potuto rispondere imitando il prete ribelle. Verrà il digiuno anche per loro, disse, ma ognuno ha il suo percorso, il suo cammino e i suoi passi a tempo debito. A ciascuno il suo abito, chi vecchio e chi nuovo. Indossalo e taci. Se hai preso le giuste misure, ti andrà bene. Non stupirti se gli altri portano un abito diverso. Porta il tuo, se davvero lo è. Se invece lo indossi forzatamente e digiuni e preghi per paura di fare diverso, allora prima o poi si strapperà qualcosa dentro te. Non sarai più nella pace di chi ascolta il proprio maestro, ma nella tensione di chi vorrebbe tutti uniformati per evitare di scegliere di che stoffa essere.

Mc 2,18-22    i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Ieri sono arrivato a Dili, Timor Est, e il comitato d’accoglienza era questo. Erano appena venuti a restituire la nostra carriola, presa in prestito per andare a raccattare legna lungo la strada. Pioveva fortissimo, come vedete dai loro volti bagnati, ma loro la prendevano senza problemi. Chiedevano quando inizieranno i corsi di inglese perché vogliono iscriversi tutti…