Rimanete

Non importa se ti senti al buio, se non vedi tutto. Guarda avanti a te e rimani nella decisione presa quando la luce ti avvolgeva e la grazia ti istruiva. Rimani, rimani, non cedere. Non tutti i giorni sono radiosi né tutte le notti serene. Ma tutto passa e tu non devi fare altro che rimanere in Gesù. Resta nel suo amore, perché Gesù non se ne va mai lontano da te. La sua presenza è costante, non serve cercarlo altrove. Mai, nel buio, cambiare decisioni prese nella luce. Mai, nella paura, cambiare la strada imboccata con coraggio. Se dovrai cambiare, lo farai in tempo di luce. Perché cambiare si può, a volte si deve, ma nella pace. Per questo rimani, rimani in Dio.

Gv 15,9-11 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250518-inizio-pontificato.html

Santo subito

Un mese fa Papa Francesco lasciava questa terra. È già passato un mese e ancora non l’hanno dichiarato santo. Sì, lo sanno tutti che ci vuole tempo per il “processo di beatificazione”. Ma non è stato processato a sufficienza in vita? Quindi santo subito! Lo sappiamo che non è più ammessa la dichiarazione di santità per acclamazione di popolo. Ma noi lo acclamiamo lo stesso santo. Se non lui, chi? Anche i non credenti e i non cristiani riconoscono in questo uomo una santità che emanava dalla vita e persino dalla sua morte. Per noi è santo. Cioè un dono di Dio per poter credere e capire meglio, oggi, il messaggio di Gesù. Per noi lui è San Francesco Bergoglio Papa.

Gv 15,1-18 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

La mia pace

Non vi do la pace come la dà il mondo. La pace mondana nasce dalla vittoria di qualcuno e la sconfitta di altri. Sono cose che si sanno, ma ciò che stupisce è che ci si creda ancora. Siamo immersi nelle conseguenze di quella che è stata definita “guerra giusta per ottenere la pace al più presto”. Invece non è stata che una miccia, autorizzando altri alle loro guerre giuste per raggiungere la loro pace. Ora stiamo affondando nella fossa comune che abbiamo scavato, colma di povera gente e di bambini. Papa Francesco fu l’unico a parlare contro la guerra e Papa Leone continua sulla stessa strada. Durante la Messa tutte le preghiere sono rivolte al Padre “nel nome di Cristo nostro Signore”. Vi è un solo momento in cui il sacerdote si rivolge direttamente a Gesù, presente nell’Eucarestia, rivolgendogli esattamente la parole di oggi. “Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi discepoli Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa e donale unità e pace perché è la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli “.

Gv 14,27-31   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

In te

Io e il Padre prenderemo dimora presso coloro che mi amano. Abbiamo la possibilità di diventare la casa di Dio, il suo rifugio in terra. Quanto fa effetto, per chi l’ha provato, portare in tasca una teca con l’Eucarestia! Qui si dice ancora di più: io e il Padre prenderemo dimora in te sempre, costantemente, non perché hai ricevuto qualche particolare incarico dalla Chiesa ma perché mi ami. Semplicemente perché mi ami. Questo dimorare di Dio in noi comporta la presenza dello Spirito che ricorda ciò che ci ha detto Gesù e insegna ogni cosa. Non è dunque solo un ricordo fossile, finalizzato all’immutabilità della religione. Si tratta di un ricordo dinamico, che serve ad insegnare come progredire nella comprensione e attualizzazione del messaggio di Gesù oggi.

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Gv 14,21-26  Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Come

La novità sta tutta in quel come. Amatevi come io vi ho amato. Cioè dando la vita anche per Giuda. Sì, perché queste parole furono pronunciate appena Giuda fu uscito per vendere Gesù. Di cuori incisi sono piene le foreste. I muri, i libri e le canzoni non parlan che di amore. Ma di quell’amore come Gesù ci ha amato, dell’amore che si lascia tradire, di quell’amore solo i discepoli di Gesù sanno cantare con note di vita e opere di misericordia.

Gv 13,31-35 Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Unità

Abbiamo già incontrato queste parole di Gesù e le ripetiamo con gioia: qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Il vanto di Dio Padre è esaudire le richieste di Gesù. Se dunque chiediamo nel nome di Gesù, Dio Padre ci ascolterà. Certo, firmare la richiesta col nome di Gesù anziché il nostro è anche garanzia di non chiedere cose cattive. Nel caso, sarà lui ad annullare il tutto. Poi, a legger bene, Gesù dice: farò qualunque cosa chiederete nel mio nome. Non dice “il Padre farà”. C’è una certa confusione tra Padre e Figlio. Ma non si tratta di confusione. È perfetta unità: io sono nel Padre e il Padre è in me.

Gv 14,7-14    disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Un posto nella casa

Anni prima gli avevano chiesto Maestro, dove dimori? Venite e vedete, aveva risposto. All’ultima cena ripete e rassicura: Vado a prepararvi un posto, nellla casa del Padre mio vi sono molte dimore. Non si tratta di assicurarci una sedia in Paradiso, ma nel cuore di Dio e di Gesù. “Scrivete su un biglietto ciò che volete domandarmi – dicevo ieri ai miei alunni – poi pesco il biglietto e rispondo”. Tra le molte e varie domande ne spicca una: “Siamo importanti per Dio”. È scritta in grande, con qualche fatica, e manca il punto di domanda. Ed è giusto così. Siamo importanti per Dio, non occorre chiederlo. È una affermazione vera. Nella casa del Padre vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?

Gv 14,1-6  disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Quanto noi

Per quale motivo gli altri dovrebbero essere più buoni e pazienti di noi? Gli altri, fossero anche con una veste sacra addosso, sono semplicemente persone. Come noi fanno fatica, dubitano, temono, sperano e cercano di credere. Perché dunque pretendere una perfezione che non potranno mai raggiungere? Un servo non è più grande del suo padrone un inviato di chi lo ha mandato. Prendiamo gli altri così come sono, lì dove arrivano. Se anche agiscono nel nome di Dio, non sono Dio. Siamo tutti discepoli, tutti in cammino. Dobbiamo accoglierci reciprocamente così come siamo, presupponendo che chi ci sta di fronte sia stanco almeno quanto noi.

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Gv 13,16-20   Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Da allora in poi

Potremmo forse chiamarlo il primo Conclave della storia? Di certo, con tutte le retroletture che ci hanno annoiato prima e dopo l’elezione di Leone, ci sembra strano che Mattia sia stato scelto semplicemente tirando a sorte, previa preghiera ovviamente. È vero: lo Spirito può soffiare anche sui dadi. Quello che invece controllarono con attenzione fu l’esperienza del candidato, che doveva essere scelto tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo. Testimone diretto dell’intero ministero pubblico di Gesù: vita, morte, miracoli, resurrezione e ascensione. Su questo furono estremamente scrupolosi e selettivi. Quello dei primi Apostoli fu un ruolo chiave, dato il tema direi un ruolo cardinale. Non avrebbe mai più potuto ripetersi. Da allora in poi la Chiesa avrebbe navigato sulla fiducia riposta in questi Apostoli.

San Mattia Apostolo At 1    Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Di tutti

Ci siamo, il sogno di Gesù inizia a farsi realtà. Nella grande città internazionale di Antiochia, la Buona Notizia (=vangelo) inizia ad essere annunciata anche ai non ebrei. Quel muro che Gesù aveva varcato più volte compiendo persino miracoli per i pagani, viene abbattuto dai discepoli. Una folla considerevole fu aggiunta al Signore, ormai senza distinguerne le origini ebraiche o meno. Gesù è il Messia di Israele e delle genti tutte. La Chiesa è multiculturale, multilingue, globale. Non per il sangue dei padri ma per l’acqua del Battesimo si fa parte della Chiesa. Gesù è il Cristo (=messia) di tutti e chi lo segue e crede in lui è detto cristiano. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

At 11,19-26    quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

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