Il carico

DILI, TIMOR EST   Very sad, molto triste, mi ha scritto la ragazza di qui inviandomi questa foto dalla discarica di Tibar. Molto triste, anche perché qualcosa in questa immagine non quadra. I poveri che vanno a rovistare tra i rifiuti devono essere conci, logori, rifiuti tra i rifiuti. Non si deve nemmeno immaginare una loro vita normale. Queste invece sono due ragazze. Quella di sinistra poi ha raccolto i capelli con un elastico decorato, porta addirittura la borsetta a tracolla. Questa ragazza ci confonde, azzerando le nostre semplificazioni. I poveri ci sono, lo sappiamo fino alla noia, ma sono una sorta di gruppo compatto, di umanità parallela che fa a sé. Questa foto ci ricorda che non ci sono “i poveri”. Ci sono persone povere, stanche e oppresse dal bisogno. Quella borsetta contiene qualcosa, ci dice che c’è una storia, un nome, degli affetti, un dramma in corso. Tutti abbiamo la nostra borsa a tracolla, il nostro giogo, il fardello dei pesi della vita. Gesù lo sa che siamo stanchi e oppressi. Per questo si offre di alleggerirci il carico con una dolce leggerezza. Per questo ci invita ad alleggerirci a vicenda.

Mt 11,28-30   Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Con loro

DILI, TIMOR EST  Non capiva perché amassero tanto chiudersi in stanze a parlare di suo Padre. La vita era così bella, là fuori, tra le persone normali, i piccoli che ufficialmente non contavano molto. Sin da ragazzo aveva passato ore tra i sapienti a interrogarli e altrettante tra i piccoli ad osservarli e se ne era fatto ormai una certezza: questi ultimi ne sapevano di più. Aveva trovato anche una risposta: era Dio che rivelava ai piccoli intuizioni che i sapienti non raggiungevano. Per questo sempre Gesù consigliava a tutti di passare tanto tempo con chi non conta nulla, di dedicare molte forze ai piccoli della terra. È solo viaggiando con loro il viaggio della vita che si possono scoprire nel proprio cuore terre sconosciute.

Mt 11,25-27   Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Uno solo

DILI, TIMOR EST  Si tratta d’avere occhi, quelli interiori, per scorgere l’amore. Se invece non ci basta mai quello che vediamo, allora non saremo mai grati. L’amore è sempre nascosto a un passo da te, piccolo come un bambino e la sua mamma che attraversano la strada buia e impolverata di miseria. É constatare l’amore che ci converte, non altro. È un solo gesto che salva la giornata, non ce ne vogliono di più. Un attimo di vita che Dio usa per dirti sono qui.

Diffondi la Locanda

Mt 11,20-24   Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Non tutti

DILI, TIMOR EST  Ricchi o poveri, adulti o bambini, siamo sempre in cerca di approvazione. Tu Gesù difficilmente dicevi qualcosa che non avessi già pagato. Da questa pagina capiamo dunque che non tutti nella tua parentela ti avevano approvato. A volte l’anima ci chiede passi che solo in futuro gli altri capiranno, scelte che dobbiamo fare da soli con te. Per questo anzitutto bisogna stare alla tua presenza. Solo tu ci dai lo Spirito per sopportare la croce della disapprovazione, noi così bravi nel far sentire gli altri sbagliati e nel sentirci in errore se non c’è l’applauso unanime. Ma la vita, la reputazione, la faccia, a volte va perduta a causa tua e poi la si ritrova. Ciò che conta è somigliare a te, far di tutto per decidere con te.

Se la Locanda ti aiuta, diffondila!

Mt 10,34-11,1 Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Il prossimo

DILI, TIMOR EST   Il prossimo è quello che si avvicina a te e tu speri che sia la volta buona, preghi a mani giunte che non passi oltre e che ti veda. La brace è stata preparata ore prima, le cosce di pollo spandono il loro profumo. Non occorre chiamare, insistere, fare il buttadentro. Non c’è bisogno di spiegare. Si spera che l’investimento non vada perso. Così siamo noi tutti, a sperare di essere notati, che almeno uno si fermi a dirci come stai. Che scenda da cavallo e offra tempo avvicinandosi con amore. Non passiamo oltre. L’incontro è unico.

Leggete la postura della bambina. Dagli occhi chiusi alla punta del piede è tutta una tensione di attesa.

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La realtà

DILI, TIMOR EST   Non mi piace il Timor Plaza, l’unico grande centro commerciale della città, ma se si vogliono prelevare soldi senza perderli è l’unico luogo affidabile. Vi si svolgono spesso eventi che attraggono centinaia di giovani assetati di vita moderna, stufi di capanne e riso. Ieri mattina era in corso un torneo di videogame a squadre. Ogni squadra con la stessa maglia, ogni giocatore in cuffia alla sua postazione con tanto di ventilatore. Roba seria insomma. Ovunque erano assiepati spettatori. Naturalmente era un’ennesima occasione per pubblicizzare cellulari. Nulla di nuovo, tutto il mondo è così. Ma guardate l’angolo in basso a destra, nella foto. Un gruppo volta le spalle all’evento, non si cura dei campioni di cellulare. È la squadra della realtà, la squadra della vita senza illusioni. Sono in attesa alla MoneyGram, l’agenzia che consegna i contanti inviati dall’estero. Ognuno di loro ha un parente, un amico, forse uno di voi che – tramite me – ha spesso inviato aiuti qui dall’Italia. Non si può fuggire dalla realtà, per quanto ci si impegni a nascondere la testa nel cellulare come uno struzzo sotto la sabbia. Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. La miseria uccide il corpo ma, se non si trasmette altro che consumismo occidentale, ucciderà anche l’anima.

Mt 10,24-33  disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Rigenerazione

DILI, TIMOR EST  Che bello leggere questa Parola: la rigenerazione del mondo. È la promessa di Gesù e la nostra speranza. Il mondo sarà rigenerato. Sarà ancora questo, questa bellissima terra, ma rigenerata, risorta, tornata quella che era nel sogno di Dio. Sta a noi non rallentare il giorno in cui accadrà, sgobbare per accelerare il suo arrivo. Siamo responsabili del mondo. Ne siamo i giudici e dobbiamo fare giustizia. “A noi spetta il dovere di non arrenderci. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male”.*

Mt 19,27-29 Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

* Card Battaglia da leggere https://www.chiesadinapoli.it/?p=1571947239

Quella città

DILI, TIMOR EST Strada facendo, dice il vangelo, e di strada ne abbiamo fatta tanta per arrivare qui a Dili. Stando alle informazioni tecniche, ho percorso un totale di 15.021 kilometri, dall’alba di lunedì al pomeriggio di ieri. Come sempre, appena fatto buio, verso le 19.00 sono uscito e vi invio la prima foto scattata. Ecco la città, ecco la vita. I tombini dissestati, le donne che vendono arrosticini, i bimbi che mi guardano e non esitano: “Hello mister! How are you?”. Anche questa volta mi sono sentito accolto. Non scuoterò la polvere dai piedi. Sono solo i primi passi ma è già molta.

Mt 10,7-15  disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Non dimenticare di guardare il sito della Associazione  https://buonodentrobuonofuori.com/2025/07/09/in-volo/

Chi inferno non è

Bali – Indonesia  Questa pagina di Vangelo me ne richiama un’altra, di Italo Calvino, che un’amica mi ha fatto riscoprire. Entrambe parlano di demoni e città.   “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte  fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”*  Oggi un ultimo volo mi porterà a Dili, l’unica grande città di Timor Est. In mezzo a questo inferno di calore, polvere, miseria, c’è chi “inferno non è” e sogna di dare a tutti una vita meno infernale. Sono qui, grazie anche a voi, per “dare spazio” a questo sogno e “farlo durare”.

Mt 10,1-7 chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

*Italo Calvino, Le città invisibili.

https://buonodentrobuonofuori.com/2025/07/09/in-volo/

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Guardando avanti

aeroporto di Taipei – Taiwan    A prua non sta un marinaio ma un vescovo, forse un Papa. Sporge da un pulpito, porta una Parola. O forse, silenzioso, l’ha letta e cerca la rotta da seguire. È bello andare a Timor Est, dove Papa Francesco fece il suo più lungo viaggio che fu anche l’ultimo. Ci insegnò a guardare avanti, sempre, senza scoraggiarsi se non si vede subito terra. “Spera, sempre spera!”.