Frutti

Quale sarebbe il peso delle molte cose che Gesù aveva ancora da dirci? Forse erano cose troppo difficili o noiose? Che peso era quello di cui Gesù parlava? Forse il peso del frutto sull’albero. Capita infatti che alcuni rami si spezzino piegati dal peso di troppi frutti non colti. Il frutto del messaggio di Gesù continua a rinnovarsi e va colto. Ad ogni stagione della storia e di ogni singola vita matura il frutto che può essere portato. Poi altri ne giungono. Ad ogni tempo il suo frutto. E il messaggio del vangelo si espande e cresce.

Gv 16   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Dove vai?

Non lo chiediamo più, è troppo rischioso chiedere dove vai? Persino quando i figli escon di casa non osiamo domandare dove vai? Se poi rispondono sinceramente, ci tocca magari affrontare questioni difficili. Quo vadis, dove vai, diceva Pietro incontrando Gesù uscendo da Roma. E la leggenda continua narrando la risposta difficile: vado a Roma a dare la vita al posto tuo. Dove vai? chiediamo a noi stessi. Che direzione ha preso la tua vita, quale meta insegui? Nessuno mi domanda dove vai, dice Gesù. Nessuno ti domanda dove andiamo io e te? Sei tu la meta, tu la via, come la tua meta non  era un luogo ma il Padre. Sono gli altri la nostra meta. Dove vado? Da chi?

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Gv 16,5-11 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

In te

Quanto sarebbero state vere queste parole, forse Gesù stesso non lo immaginava. Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. Certamente si riferiva alle persecuzioni che lui stesso e i suoi avrebbero subìto dall’autorità religiosa ebraica. Poi però ci sarebbe stata quella romana, e poi ahimè quella della Chiesa stessa. Scomuniche, roghi, abiure forzate, guerre sante. Tutto sempre credendo di rendere culto a Dio. Gli elenchi dei “martiri della verità dottrinale” sono sempre da aggiornare, in ogni religione. E poi le pressioni psicologiche, le violenze alla coscienza, invisibili ma micidiali. La manipolazione in nome di Dio è sempre in agguato. Quel farti sentire in colpa, sottile come una lama, che ha guastato salute e serenità di migliaia di persone colpevoli solo di voler appartenere a Gesù. Sì perché gli altri, quelli a cui Gesù interessa meno, la scampano. Per loro la Santa Cena è un aperitivo, dove ci si serve liberamente di ciò che si gradisce, lasciando il resto. Chi invece vuole essere in piena Comunione con la Chiesa, chi vuole mangiare l’Agnello di Dio, é vulnerabile  all’abuso di potere, al ricatto di coscienza, e facilmente viene ferito a morte da chi lo perseguita credendo di rendere culto a Dio. Ma Gesù rassicura: lo Spirito vi darà testimonianza così che non abbiate a inciampare. Segui Gesù, ascolta la sua voce in te. Ascolta.

Gv 15 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Con voi

Ci sarà un momento della vita in cui vi sentirete spersi e disorientati. La vostra testa vi dirà che sono vivo e risorto, ma rimarrà una nozione fredda, come scritta in un libro e non sul diario della vostra vita. Sarà il momento di dimostrare a voi stessi che mi amate e che dunque mi aspettate fedelmente pur senza vedermi. Allora scenderà in voi lo Spirito a ricordare ogni cosa, ogni momento di grazia, ad aprirvi gli occhi per vedere cosa sto operando adesso in voi. La pace, la mia pace, sarà in voi e mi affiderete tutto. Non abbiate paura, io sono con voi indipendentemente da ciò che avvertite, qualunque sia il sentimento che vivete.

Gv 14,23-29 Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Diversi

Se vi sentite un po’ diversi dalla massa, se vi sembra d’essere pesci fuor d’acqua, non stupitevi. Questo senso di disagio, questa inquietudine che vi rende insoddisfatti, viene da me. Sono io infatti che vi ho pescato dal mondo e vi ho fatto miei discepoli. Per questo ora vi sentite stranieri, mai completamente accolti, mai del tutto uniformati. Non abbiate paura, non siete sbagliati. Sono io che vi ho infuso un gusto diverso, non di questo mondo. Ciò può portarvi  a soffrire e sentirvi soli, ma è parte della vostra missione in terra. Siete il sale, il gusto del mondo, il sapore che la gente cerca. Io sono con voi, tutti i giorni. Non abbiate paura. La gente ha bisogno di me, del Padre che mi ha mandato. Attraverso voi giungeranno a me.

Gb 15,18-21  disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Dono

Il servo dà la vita per un padrone che non conosce per nome. L’amico dà la vita per l’amico e da lui la riceve. Perché amicizia è questo: darsi reciprocamente vita, vitalizzarsi a vicenda. Dunque mai spegnere, mai umiliare l’amico. Il servo non sa perché e per chi sta dando la sua vita. La sua è un’offerta obbligata, senza alternative. Ogni relazione colma di timore è schiavitù tossica, non amicizia viva. Dove c’è amore c’è dono gioioso.

Gv 5,12-17 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Rimanete

Non importa se ti senti al buio, se non vedi tutto. Guarda avanti a te e rimani nella decisione presa quando la luce ti avvolgeva e la grazia ti istruiva. Rimani, rimani, non cedere. Non tutti i giorni sono radiosi né tutte le notti serene. Ma tutto passa e tu non devi fare altro che rimanere in Gesù. Resta nel suo amore, perché Gesù non se ne va mai lontano da te. La sua presenza è costante, non serve cercarlo altrove. Mai, nel buio, cambiare decisioni prese nella luce. Mai, nella paura, cambiare la strada imboccata con coraggio. Se dovrai cambiare, lo farai in tempo di luce. Perché cambiare si può, a volte si deve, ma nella pace. Per questo rimani, rimani in Dio.

Gv 15,9-11 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2025/documents/20250518-inizio-pontificato.html

Santo subito

Un mese fa Papa Francesco lasciava questa terra. È già passato un mese e ancora non l’hanno dichiarato santo. Sì, lo sanno tutti che ci vuole tempo per il “processo di beatificazione”. Ma non è stato processato a sufficienza in vita? Quindi santo subito! Lo sappiamo che non è più ammessa la dichiarazione di santità per acclamazione di popolo. Ma noi lo acclamiamo lo stesso santo. Se non lui, chi? Anche i non credenti e i non cristiani riconoscono in questo uomo una santità che emanava dalla vita e persino dalla sua morte. Per noi è santo. Cioè un dono di Dio per poter credere e capire meglio, oggi, il messaggio di Gesù. Per noi lui è San Francesco Bergoglio Papa.

Gv 15,1-18 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

La mia pace

Non vi do la pace come la dà il mondo. La pace mondana nasce dalla vittoria di qualcuno e la sconfitta di altri. Sono cose che si sanno, ma ciò che stupisce è che ci si creda ancora. Siamo immersi nelle conseguenze di quella che è stata definita “guerra giusta per ottenere la pace al più presto”. Invece non è stata che una miccia, autorizzando altri alle loro guerre giuste per raggiungere la loro pace. Ora stiamo affondando nella fossa comune che abbiamo scavato, colma di povera gente e di bambini. Papa Francesco fu l’unico a parlare contro la guerra e Papa Leone continua sulla stessa strada. Durante la Messa tutte le preghiere sono rivolte al Padre “nel nome di Cristo nostro Signore”. Vi è un solo momento in cui il sacerdote si rivolge direttamente a Gesù, presente nell’Eucarestia, rivolgendogli esattamente la parole di oggi. “Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi discepoli Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa e donale unità e pace perché è la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli “.

Gv 14,27-31   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

In te

Io e il Padre prenderemo dimora presso coloro che mi amano. Abbiamo la possibilità di diventare la casa di Dio, il suo rifugio in terra. Quanto fa effetto, per chi l’ha provato, portare in tasca una teca con l’Eucarestia! Qui si dice ancora di più: io e il Padre prenderemo dimora in te sempre, costantemente, non perché hai ricevuto qualche particolare incarico dalla Chiesa ma perché mi ami. Semplicemente perché mi ami. Questo dimorare di Dio in noi comporta la presenza dello Spirito che ricorda ciò che ci ha detto Gesù e insegna ogni cosa. Non è dunque solo un ricordo fossile, finalizzato all’immutabilità della religione. Si tratta di un ricordo dinamico, che serve ad insegnare come progredire nella comprensione e attualizzazione del messaggio di Gesù oggi.

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Gv 14,21-26  Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».