Luce che arde

Ci sono persone che nella nostra vita sono state e sono come una lampada che arde e risplende. Sono un faro puntato sulla verità, sul vangelo, e con loro ci sentiamo illuminati. Poi viene il momento di lasciarle. La morte, gli eventi della vita, il tempo, forse anche qualche delusione, ci portano su strade diverse. Non importa, rendiamo grazie per la luce ricevuta, per il tratto di strada fatto insieme, e proseguiamo. Abbiamo tante luci, tanti maestri, molte testimonianze. Non dimentichiamo che la testimonianza superiore a tutte è Gesù stesso, le opere da lui compiute e le opere che compie ora, invisibile ma presente. Dunque non facciamo gli sconvolti se uno dei nostri maestri ne combina una sbagliata. Cosa ci aspettavamo da un essere umano, forse la perfezione assoluta? Se ci aspettavamo questo vuol dire che ne avevamo fatto un idolo. Siamo solo fratelli gli uni per gli altri, ora guide ora guidati, ora luci ora illuminati. Ringraziamo dunque per le belle testimonianze ricevute. E se non arrivano, cerchiamo d’avere in noi l’amore di Dio per essere noi buoni testimoni.

https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Gv 5,31-47   Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Distacco

Sintonia perfetta, ecco la sensazione che suscita in noi questa pagina. Totale unità, pieno accordo. Gesù riusciva a vedere quello che Dio stava facendo istante per istante. Vedendolo, si univa alla sua opera: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Si tratta quindi di spostare la nostra attenzione sulla presenza di Dio nella giornata. Si tratta di coglierne le azioni, di percepire le “coincidenze non casuali”, gli intrecci di quanto accade. Più vediamo Dio all’opera più acquistiamo fiducia in lui e i problemi perdono forza. Le fatiche restano, le difficoltà ci sono, ma non hanno più la parte del protagonista. E la giornata passa dalla morte alla vita, dall’ansia alla speranza, dalla tensione alla pace. Vedi Dio e ti distacchi da tutto ciò che non lo è. Ma è difficile vedere Dio operare quaggiù, non abbiamo occhi abbastanza puri e luminosi. Però abbiamo te Gesù, sappiamo cosa hai fatto tu, come hai vissuto. E allora seguiremo te e ciò che tu fai anche noi lo faremo allo stesso modo. E così facendo impareremo a vedere il Padre tuo che opera sempre.

Gv 5,17-30   Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Diffondi la Locanda della Parola

Àlzati

No, non voleva guarire. Credeva di volerlo, ma non era così. In un certo modo si era abituato alla malattia, ormai vivere paralizzato in barella era normale. Leggete bene il testo, ditemi se trovate una supplica: guariscimi ti prego! Macché. Rileggete di nuovo e ditemi: chi riferisce ai guidei che era stato Gesù a guarirlo di sabato? Lui, il malato che non aveva gradito la guarigione perché in realtà gli piaceva un mondo lagnarsi. Lo faceva da trentotto anni. Chissà, forse ci assomiglia un po’. Ognuno di noi ha la sua barella sulla quale ama giacere rinviando a domani la decisione di cambiare. Àlzati, prendi la tua barella e cammina.

Gv 5,1-16   Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Le visite alla Locanda sono calate. Se la apprezzi diffondila!

All’istante

Magari è successo anche a te ciò che è raccontato in questa pagina di vangelo. Parlo di una risposta istantanea di Dio ad una richiesta. A volte il Signore ci vuole stupire, vuole farsi sentire presente e vivo lì al nostro fianco. Ci vede sempre un po’ preoccupati, un po’ affannati e titubanti. Lui è lì e noi non lo vediamo. È lì e spera che ci rivolgiamo a lui in ogni situazione, grave o banale. A volte per darci una mano ha bisogno di altre persone e i tempi si allungano. Altre volte riesce a far accadere all’istante ciò di cui abbiamo bisogno. Ne gioisce perché sa che se non vediamo segni e prodigi non crediamo e la nostra fede si indebolisce. Allora ci rinforza lasciandoci sbalorditi.

Gv 4,43-54   Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Vederci

Il rito ambrosiano ci racconta di un figlio nato cieco. Quello romano di un figlio che credeva di vederci benissimo. Ma siamo tutti ciechi, tutti incapaci di vedere l’altro e capirlo. Tutti abbiamo bisogno di avere occhi nuovi, che ci facciano vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli. Allora saremo operatori di misericordia, aiutandoci a vicenda a ripartire. Vai a lavarti gli occhi nell’acqua del Cristo. Allora torneremo a vederci, senza bisogno di scappare di casa, di abbandonarci a vicenda. Torneremo ad essere persone credenti e credibili.

Lc 15    si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Pescando da 11 anni

Ieri una fedele lettrice mi ricordava che la Locanda della Parola compiva 11 anni. Oggi, per coincidenza, il vangelo è lo stesso del 29 marzo 2014 e vi ripropongo qui si seguito il commento di allora. Così, per un po’ di nostalgia da compleanno.  https://lalocandadellaparola.com/2014/03/29/giustificato/ Sono tanti undici anni, soprattutto pensando che la Locanda è uscita ogni giorno, senza mai mancarne uno. Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, abbiamo sempre ricevuto forza sufficiente per fermarci e farci spiegare le Scritture dal Risorto, come i due viandanti nella locanda di Emmaus (da qui il nome del sito). Ringraziamolo! Qualcuno poi chiede come mostrare gratitudine a me per questo servizio quotidiano. Nulla mi è dovuto, se però insistete posso suggerirvi un regalo: diffondete la Locanda, senza paura. Da lettori fatevi evangelizzatori!  Basterebbe ad esempio inviare ogni giorno il link a qualche amico. Alcuni già lo fanno con ammirevole costanza. Qualcuno poi mi dice che dovrei farmi pagare ma non posso, dato che nemmeno gli evangelisti lo fecero… Se però vi sentite in debito economico con il vangelo, sdebitatevi aiutando i poveri che tanto spesso ispirano la Locanda https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/   

Lc 18,9-14  Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Come te stesso

Non ti vendicherai e non serberai rancore ma amerai il tuo prossimo come te stesso (Lv 19,18). Parole antichissime della Bibbia, che Gesù aveva ascoltato e letto sin da bambino e fatte sue. Amerai il tuo prossimo come te stesso, considererai il vicino un altro te stesso. Quanto accadrà a lui, lo sentirai come accaduto a te. Nulla a che vedere con quanto avviene attorno a noi. Giorno dopo giorno ci stiamo abituando a termini che erano tabù. La parola guerra l’avevo sentita solo dai nonni, che però ne parlavano sempre al passato: “mi ricordo in tempo di guerra”. Ormai invece è cronaca. Un’imbarazzante Hadja Lahbib, commissaria europea per la gestione della crisi, si è improvvisata attrice per pubblicizzare la sua “borsa della resilienza”. È uno zainetto con un kit per sopravvivere 72 ore in caso di guerra. Adesso siamo tutti più tranquilli. Cosa poi centri con la resilienza e cosa resilienza significhi qualcuno me lo dica a questo punto. A me basta ama il tuo prossimo come te stesso che da tremila anni risuona invano nel mondo. Non invano del tutto, perché almeno uno l’ascoltò e lo visse questo comando. Gesù amò tutti come se stesso. E noi lo vogliamo seguire.

Mc 12,28-34   uno degli scribi gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo

Disperde

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde, dice oggi Gesù. Lo stesso Gesù che, due capitoli prima, afferma che chi non è contro di voi è per voi. Confrontiamo i testi qui sotto. Un conto è scacciare demoni nel nome di Gesù, altra cosa è dire che Gesù scaccia i demoni nel nome del capo dei demoni. Il demonio non è mai con Gesù, non raccoglie mai con Gesù, non è pescatore di uomini con Gesù. Il demonio disperde e divide le persone, quindi è contro di noi e contro Gesù. Insomma, non c’è alleanza col male che possa portare a un bene. Non esistono guerre giuste, violenze a fin di bene, raccomandazioni, favoritismi, facilitazioni, a fin di bene. Perché il bene non si può compiere con gli strumenti del male.

https://4fund.com/it/krbwv9

Lc 11,14-23   Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Lc 9,49-50 Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Ecco la Legge

Eppure noi la Legge di Mosè non la dobbiamo rispettare. Ne siamo stati completamente liberati da Gesù stesso e dallo Spirito che ha parlato agli apostoli dopo la sua resurrezione. Come interpretare allora che finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto? Appunto: tutto è compiuto dirà Gesù morendo. Lui non ha cancellato la Legge, non ha rottamato le Scritture anzi, le ha portate a pieno compimento, a piena maturazione. Il frutto è lui. Ora la Legge non è più fatta di cibi vietati, abluzioni, sacrificio di agnelli, caste sacerdotali,  offerte di incenso ecc. Ora la Legge è Gesù stesso, il suo modo di vivere, il suo modo di morire.

https://4fund.com/it/krbwv9    grazie

Mt 5,17-19  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Lo chiamerai

Tra nove mesi sarà Natale, ecco perché oggi si festeggia l’Annunciazione a Maria: concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù. Ma fermiamoci prima e domandiamoci: cosa annuncio io, che Annunciazione sono? Con il mio stile di vita, con le mie scelte, con la mia preghiera, elemosina e digiuno, cosa dico al mondo? Se è vero che noi siamo una Parola di Dio incarnata, quale sarà il nostro nome? Concepirai il Verbo e lo chiamerai Gesù. E io che verbo sono? Come mi chiameranno?

https://buonodentrobuonofuori.com/    grazie!

Annunciazione Lc 1 l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.