Lasciato

Abbiamo lasciato tutto, ma non abbiamo abbandonato nessuno. Fratelli o sorelle, madre e padre, li abbiamo lasciati, mai abbandonati. Li abbiamo lasciati a te. Abbiamo affidato ogni istante a te, lasciato fare a te. Abbiamo smesso di decidere e controllare e programmare la nostra vita come fosse nostra e come fosse programmabile. Tutto è tuo, Signore. Ci affidiamo in ogni cosa a te, così che tu sia libero di darci l’infinito bene che pensi per noi.

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Mc 10, 28-31  Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Il ricco

Quanto è difficile che un ricco entri nel regno di Dio. Il problema del ricco infatti non è d’essere ricco ma d’essere cieco. Non vede, non si accorge, non si rende conto di quanto sia attaccato alle cose che ha e nemmeno si accorge di averne. Sente d’avere bisogno d’altro e si chiede cosa devo fare per avere la vita eterna, la gioia infinita? Ma la risposta, quando arriva, è soffocata dall’ansia: come farò a vivere senza le mie cose? Allora si difende con tanti ragionamenti e si convince di non essere poi così ricco. Quando ci saranno tempi migliori allora sì che potrà dare. E intanto il tempo passa e nel suo cuore la gioia si spegne mentre quelli che avrebbe potuto aiutare restano senza nulla.

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Mc 10,17-27  mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Da un albero buono

Sui banchi di scuola come alla Casa Bianca, pare che ormai l’insulto sia consentito ovunque. Ognuno si sente libero di far uscire dalla bocca ciò che ha in cuore vantandosi pure d’essere persona coerente. Sì, certo, coerenza c’è tra bocca e cuore ma sarebbe bene anche chiedersi a cosa sia connesso questo cuore. Il frutto velenoso è coerente con l’albero che lo produce, ma non per questo va mangiato. Non basta dire ciò che si pensa. Bisogna pensare bene, altrimenti è meglio tacere. Che linfa scorre in me, dove affondano le mie radici, a quali luci espongo i miei rami? Se voglio essere una persona buona, perché ingerisco il male? Perché non sto più a lungo con il Bene? Preghiera e opere di misericordia, ecco come rigenerare il frutto del cuore. Perché se la linfa è avvelenata, lo saranno i frutti.

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Lc 6,39-45  Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Mentre gioca

Osserviamo un bambino mentre gioca da solo, mentre disegna o costruisce qualcosa. Che sensazione ci trasmette? Quella di non avere altro da fare. È totalmente catturato dal momento presente, immerso nell’istante. La dimensione divina della vita, la consapevolezza della Presenza di Dio, è da accogliere nell’attimo presente. Dio non sarà con noi, Dio è adesso con te. È sempre presente nell’attimo presente. Ogni respiro è in Lui. Se raggiungiamo questa consapevolezza allora riusciremo a vivere il regno di Dio, ad entrare in questa realtà. Tutto però agisce contro. Tutto è un disturbo, un interrompere. Non si riesce più a concludere una sola frase senza che il nostro interlocutore dia un’occhiata al messaggino o risponda al collega che irrompe in studio. Ecco perché ci sentiamo così soli, perché non riusciamo ad avere né a dare la piena attenzione a nessuno. Figuriamoci se riusciamo a dare attenzione a Dio nel silenzio di qualche minuto di preghiera. Bambini, dobbiamo fare come i bambini. Quelli dei tempi senza tablet ovviamente…

Mc 10,13-16   presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

Se fai naufragio

Che almeno si sforzassero di scrivere, nero su bianco, la volontà di ripudiare la propria moglie e i motivi del ripudio. Così Mosè aveva cercato di porre un freno alla durezza del cuore di tanti uomini che si disfavano della donna come di un somaro. Siamo prima di Cristo, in una società tribale, nomade e analfabeta eppure Mosè impone la forma scritta. Insomma: dividere ciò che Dio ha unito dev’essere per lo meno complicato, costoso, pubblico. Troppe erano le donne abbandonate e sole. La Chiesa, migliaia d’anni dopo confermerà la forma scritta, il registro, le firme dei testimoni e del prete, addirittura per dare inizio al matrimonio. Ciò, ancora una volta, per impedire che la donna fosse disconosciuta, abbandonata a se stessa, dichiarata un nulla. Certo, la durezza dei cuori non cede mai e la regola che un tempo era a difesa del più debole potrebbe diventare oggi la sua trappola. Le regole servono a ridurre il male non ad acuirlo. Nessuno si sposa contando di fare naufragio. Al naufrago però si getta un appiglio, non si fa lezione di nautica. Siamo pescatori di uomini, non giudici.

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Mc 10,1-12  Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Mai lontano

Scandalizzare qualcuno letteralmente significa farlo inciampare. E capita pure di inciampare da soli. Le nostre azioni (la tua mano) i nostri percorsi (il tuo piede) le nostre mire (il tuo occhio) possono essere fuorvianti per noi e per gli altri. Se ce ne accorgiamo in tempo, non c’è che tagliare e ripartire. Acqua, sale, fuoco: ecco da dove ricominciare. Dare un bicchiere d’acqua, cioè compiere azioni di aiuto gratuito in un mondo dove tutto è a pagamento. Non perdere sapore in un mondo sempre più insipido e insipiente e dunque senza pace. Tutto nasce dal contatto col fuoco, il calore interiore che viene da Dio. Stiamo ogni giorno davanti al fuoco, davanti a Lui in minuti di assoluto silenzio. Torniamo al Fuoco ogni volta che la giornata ci scandalizza e ci troviamo a terra.

Mc 9,41-50   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Chi mai?

Perché mai si dovrebbe parlare male di Gesù? A quale argomento ci si potrebbe appigliare? Sì certo, ce n’è di gente che bestemmia, ma più per istinto animalesco che per rabbia verso la persona di Gesù di Nazareth. C’è chi ritiene di essere stato abbandonato da Dio in momenti di grande dolore e difficoltà. Ma probabilmente anche queste persone – lo diciamo a bassa voce nel timore di minimizzare la sofferenza altrui – anche loro, se incontrassero Gesù in persona e parlassero con lui, non riuscirebbero a sputargli in faccia. Se ne potrà dire di ogni della Chiesa e dei suoi uomini, persino dei santi e di me e di te e della nostra incoerenza cristiana. Ma di Gesù di Nazareth non si può dire nulla di male. Il problema semmai è non parlarne abbastanza bene, non raccontare di lui e non essere capaci di trasmettere la bellezza di avere una persona così per amico fraterno, sempre presente. Nessuno parla male di Gesù. Ma chi ne sa parlare?

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Mc 9,38-40   Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

Crescerà

Sembra strano che Gesù additi come esempio di servizio l’accoglienza ad un bambino. Perché non pose in mezzo un povero o un malato o addirittura un lebbroso? Un bambino, parrebbe facile accogliere un bambino. Eppure ci sarà un motivo per cui ora di bimbi non ne nascono più qui da noi. Diversamente dagli animali da compagnia i bimbi hanno il difetto di crescere e lo fanno pure in fretta. Da neonati ci tengono svegli con i loro pianti, da adolescenti con i loro ritardi al rientro in serata. Un figlio adulto continua a togliere il sonno ad un genitore anziano quando gli confida problemi e dolori. Accogliere il regno di Dio come si accoglie un bambino è prendere Dio così com’è ora e come sarà domani, perché forse il domani ci chiederà cose nuove e inaspettate. È fidarsi che il regno di Dio, la nostra relazione con Dio, crescerà come un figlio. Tra alti e bassi magari, ma crescerà e nulla potrà toglierci questo legame.

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Mc 9,30-37   Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Ogni attimo

Se tu puoi! Certo che posso, ma tu ci credi? Tutto è possibile per chi crede. È la risposta di Gesù al padre del ragazzino indemoniato. La risposta del padre è come la nostra. Noi vogliamo credere ma al contempo dubitiamo: Credo, aiuta la mia incredulità! Ed anche questo è un atto di fede, credere che Gesù possa aumentare la nostra fede in lui. È il circolo virtuoso della preghiera: più si prega, più si entra in relazione con Gesù e si crede in lui. Solo con la preghiera, dice Gesù. Solo pregando si entra nella dimensione della fede, si entra in una vita dove ogni cosa è vissuta credendo alla presenza di un Dio Buono. Viceversa è solitudine, è affrontare ogni attimo con le proprie forze.

Mc 9,4-29  Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Così voi a loro

A volte, a essere buoni ci si sente un po’ tonti. Oltre che tonti, capita di sentirsi anche sbagliati. Appena si dona una moneta, un senso di colpa ci prende, quasi l’avessimo rubata. Faticare per chi raramente ci ringrazia, è ritenuta cosa sciocca e imbarazzante. Il senso della proprietà e del denaro sono inculcati in noi sin da piccoli con una tale forza da renderli dogma. Guai a regalare soldi e cose! Siamo spesso in dubbio: farò bene? E se mi prendo una fregatura? Poi leggiamo questa pagina e il cuore si distende. Gesù ci rassicura: fai bene. Agli occhi di tutti sembrerai forse uno che si lascia usare, ma ai miei occhi sei un fedele discepolo. Leggi e rileggi queste mie parole, sono il cuore del messaggio del mio vangelo.

Lc 6,27-38  Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».