Le chiavi del regno

A te darò le chiavi del regno dei cieli. E noi subito a pensare a un cancello chiuso che si apre solo per pochi fortunati. Cosa saranno mai queste chiavi del regno dei cieli? La chiave di lettura della vita per vederla come la vede Dio. La chiave per accedere alla parte più intima della coscienza, dove tutti siamo uno, dove la pace di Dio regna sovrana. La chiave di ingresso nel cuore dell’altro, attraverso la preghiera e la dimensione spirituale. La chiave di lettura del Vangelo, per poterlo rivivere oggi. Queste chiavi sono affidate a un pescatore che probabilmente, dopo aver aperto i cancelli, le ha lasciate scivolare in acqua. Nessuno può più chiudere il regno di Dio a chi ne voglia fare esperienza. Chi ne resta fuori è perché non vuole entrare.

Cattedra di San Pietro   Mt 16,13-19  Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Tu che dici?

Non vergognarti di me, dice Gesù. Certo, non c’è proprio da vergognarsi di Gesù, di ciò che ha fatto. Eppure un velo di imbarazzo coglie molti quando in pubblico devono mostrare d’essere cristiani. Un segno di croce passando in auto davanti ad una chiesa o un cimitero o prima di mangiare, chi ne ha il coraggio? Una sorta di pudore e riservatezza non ci fanno esternare più la nostra appartenenza al gruppo dei discepoli di Gesù. Ma non è solo esteriorità, la domanda è più profonda: sei fiero d’essere cristiano? Vai orgoglioso di Gesù? Lo ritieni davvero il numero uno, il migliore dei maestri, il primo assoluto dei nati da donna? Ti ritieni baciato dalla fortuna e dalla Grazia per essere nato da cristiani ed aver conosciuto Gesù di Nazareth? Torna la domanda di ieri: tu chi dici che io sia?

Mc 8,34-9,1    convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

Cosa dicono?

È la nostra costante domanda: la gente chi dice che io sia? Cosa dicono di me gli altri? Siamo in un mondo di contraddizioni. Tutelati nella privacy, siamo esposti a pubblici commenti anonimi. Chi dice la gente che io sia e cosa dico io della gente, in che modo lo dico? Alle spalle, in anonimo, con violenza o con sincerità diretta? Non tolleriamo commenti su di noi ma ci esponiamo in pubblico con ogni mezzo. Anche Gesù era ormai divenuto un personaggio pubblico ma cosa aveva capito di lui il pubblico che lo seguiva? Cosa avevano capito i suoi intimi compagni di cammino? La gente ci era andata molto vicino: è un profeta. I Dodici avevano capito: Tu sei il Cristo. La coerenza della vita di Gesù era tale da non indurre in errore. Ma perché lui voleva sapere cosa diceva la gente?

Mc 8,27-33   Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Come alberi

Questo miracolo è tanto misterioso quanto entusiasmante. È infatti la prova evidente della autenticità e della verità di ciò che è narrato nei vangeli. Nessuno infatti oserebbe mettere in ridicolo Gesù, se ciò non fosse accaduto veramente. Ci aspetteremmo come sempre una guarigione immediata e ci stupisce che il Maestro debba ripetere due volte l’imposizione delle mani sugli occhi del cieco. Resta la domanda: come mai Gesù non riuscì a guarirlo subito? Forse il cieco personalmente dubitava, forse non ricordava come erano fatte le persone e le piante, forse aveva solo bisogno di un attimo per guarire. Dio a volte ha bisogno di tempo, di vari tentativi per farci vedere chiaramente. Intuiamo qualcosa e crediamo già di vederci, ma non è ancora la vista piena. Si inizia con un’inquietudine, un vago desiderio, poco più che un sogno. Poi si intuisce meglio fino a vedere distintamente ogni cosa. Ma bisogna lasciarsi toccare gli occhi più volte, lasciare che Gesù ci illumini giorno per giorno, lasciandoci prendere per mano da lui.

Mc 8,2-26  Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Non perderlo

Erano in barca con un uomo che aveva moltiplicato il pane per migliaia e migliaia di persone, pane che loro stessi avevano distribuito e mangiato, eppure erano preoccupati perché avevano con sé solo un pane. Gesù è stupito: non vedete? Non capite? A volte è così grande la realtà in cui siamo immersi che non la vediamo. Come chi si sente solo in una piazza gremita, non ci accorgiamo di quanto accade attorno a noi e  non avvertiamo la presenza di nessuno. Presi dall’ansia dell’oggi, non riusciamo a fare memoria di ieri. Dimentichiamo quante volte la provvidenza di Dio ci ha sostenuto attraverso gli altri o direttamente. Allora ci serve, in quei momenti di agitazione, andare col cuore ai miracoli ricevuti. Coincidenze non casuali, preghiere esaudite, desideri ascoltati, sorprese oltre ogni aspettativa. Siamo in barca con Lui, perché temere? L’unica preoccupazione semmai, dovrebbe essere perderlo.

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Mc 8,14-21  i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Cielo e terra

Chiedevano un segno dal cielo per metterlo alla prova. Ma i segni son da cercare in terra perché è quaggiù che opera Dio. Noi dal mondo cerchiamo di fuggire, lui invece qui ci sta volentieri. Si tratta di imparare a scavare. Adamo vuol dire “fatto di terra” e solo scavando si trova Dio fatto Adamo. Scaviamo in noi stessi, quando nel silenzio ci fermiamo a parlare con lui. Scaviamo nell’umanità, senza paura di incontrare le persone. Scaviamo nella vita, nella giornata, prendendola così com’è, così come viene. Allora il segno saremo noi, saremo il segno di come è Dio. Se noi sappiamo amare la terra, è segno che Dio la ama ancora di più e non la lascerà nelle mani dei prepotenti.

Mc 8,11-13  vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Continueranno a sperare

È un monito, non una minaccia. Forse di più: è un lamento: Guai a voi! Purtroppo saranno guai per voi e mi dispiace. Guai a voi ricchi sazi che ridete, perché non potete che vedere un futuro minacciato. La vostra ricchezza potrebbe ridursi, le vostre feste spegnersi, il vostro potere indebolirsi. Proprio tutto ciò che dovrebbe darvi serenità, si trasformerà in causa d’ansia e affanni. I poveri invece continueranno a sognare, a sperare in un domani benedetto e per questo, nell’attesa, resteranno più vivi che mai, progettando grandi cose.

Lc 6 Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Per tutti

Se sapete già quello che sto per dirvi ne sono felice, perché significa che ormai è cosa certa. Sto per dirvi che questo miracolo è l’unico raccontato da tutti e quattro i vangeli, di cui due lo narrano due volte. Insomma: sei moltiplicazioni dei pani e dei pesci. Deduciamo che è importantissimo per Gesù sfamare la gente nei suoi bisogni naturali. E deduciamo pure che era un suo gesto abituale farlo. Ieri mi hanno detto che l’agenzia governativa USAID degli Stati Uniti forniva di fatto il 40% mondiale degli aiuti umanitari.* Lo dico al passato perché da un paio di giorni la sua attività è stata completamente sospesa e addirittura il suo sito web oscurato. Fine. Arrangiatevi da soli. Basta un decreto di un Presidente e mettiamo alla fame milioni di persone inducendole alla migrazione. Non servono i missili, è primitivo usare i fucili. La guerra la si fa col pane. Così come i miracoli. Sta a noi decidere o meno di spezzarlo e distribuirlo.

* https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/12/trump-usaid-diritti-umani-america-latina/7872577/

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/02/14/sospensione-fondi-usaid-ha-causato-morti-tra-rifugiati-birmani_529f2e3e-bee9-4443-8ef8-c5f54c232d50.html

Mc 8,1-10  poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Carlo Maria Martini compirebbe oggi 98 anni

L’amore

È l’amore la forza che regge il mondo e muove ogni cosa, perché Dio è amore. Senza amore tutto perde senso, persino il martirio, persino la fede. La patria, il duce, la lotta sociale, la gloria, la ricchezza, si può essere fedeli a tutto, anche al demonio. Solo Dio Amore rende vera la vita, rende luminoso l’amore umano, sensata la fede cieca. Solo Dio Amore suscita il desiderio di promettersi amore per sempre, nelle belle e nelle cattive giornate. Innamoràti lo possiamo essere tutti, fidanzàti solo chi sceglie d’amare come Dio ama. E se vogliamo promettere amore all’umanità, sana o malata, addolorata o felice, allora oggi è la nostra festa, la festa dei fidanzati, di chi sogna di vivere per l’altro. Buon San Valentino a tutti!

INNO ALL’AMORE   1 Cor 13    Se parlo le lingue degli uomini
e anche quelle degli angeli,
ma non ho amore,
sono un metallo che rimbomba,
uno strumento che suona a vuoto.
Se ho il dono d’essere profeta
e di conoscere tutti i misteri,
se possiedo tutta la scienza
e ho tanta fede da smuovere i monti,
ma non ho amore,
io non sono niente.
Se do ai poveri tutti i miei averi,
se offro il mio corpo alle fiamme,
ma non ho amore,
non mi serve a nulla.
Chi ama
è paziente e generoso.
Chi ama
non è invidioso
non si vanta
non si gonfia di orgoglio.
Chi ama
è rispettoso
non cerca il proprio interesse
non cede alla collera
dimentica i torti.
Chi ama
non gode dell’ingiustizia,
la verità è la sua gioia.
Chi ama
è sempre comprensivo,
sempre fiducioso,
sempre paziente,
sempre aperto alla speranza.
L’amore non tramonta mai:
cesserà il dono delle lingue,
la profezia passerà,
finirà il dono della scienza.
La scienza è imperfetta,
la profezia è limitata,
ma quando verrà ciò che è perfetto,
esse svaniranno.
Quando ero bambino
parlavo da bambino,
come un bambino
pensavo e ragionavo.
Da quando sono un uomo
ho smesso di agire così.
Ora la nostra visione è confusa,
come in un antico specchio;
ma un giorno saremo a faccia a faccia
dinanzi a Dio.
Ora lo conosco solo in parte,
ma un giorno lo conoscerò pienamente
come lui conosce me.
Ora dunque ci sono tre cose che non svaniranno:
fede, speranza, amore.
Ma più grande di tutte è l’amore.

Almeno una briciola

Ho ricevuto ieri questa foto dal Kenya. È stata scattata a Tana River, durante l’incontro con alcune giovani madri e i loro bimbi, venuti al mondo per caso, frutti della violenza o dell’istinto più bestiale. Povere tra i poveri, con figli che non avranno mai un padre, una casa, una famiglia. A volte non resta loro altro da fare che vender se stesse. Non è bene dare il pane dei figli ai cagnolini, ci dice oggi il Vangelo. Ricordiamocelo, noi che trattiamo i cagnolini come figli, portandoli a spasso in passeggino. Ancora più grave è trattare da cani i figli della miseria materiale e morale. Per loro Dio ha un’attenzione tutta speciale e spera sempre che qualcuno di noi lasci cadere dalla propria tavola almeno una briciola di pane.

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Mc 7,24-30   Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.