Sempre figli

Così rendeva puri tutti gli alimenti e ci evitava la trappola di cui parlavamo ieri, quella della ortoprassi. Cioè una religione ridotta a rispetto meccanico delle regole anziché elevata a fede di coscienza. La trappola che fa sentire puri e giusti solo perché non si mangia un cibo o non si portano i capelli sciolti o perché si prega all’ora giusta nel posto giusto. Il discepolo di Gesù è sempre in preghiera, per questo non ha orari. È sempre a tavola con gli affamati, per questo cucina di tutto. Eppure guardatevi attorno e indietro nel tempo: anche il cristianesimo è stato intrappolato. Abiti, vesti, magri e digiuni, orari ecc. Tutte cose assolutamente necessarie ma solo se scelte e continuamente sottoposte al vaglio dello Spirito. Che abito devo portare io? Da cosa devo digiunare io? Che orario di preghiera devo tenere io? Ecco la fatica di noi cristiani: discernere, ascoltare, obbedire a Dio-in-noi. Siamo poveri, non abbiamo elenchi, ricette, formule. Non abbiamo la sicurezza d’essere nel giusto: siamo figli costantemente istruiti dal Padre.

Mc 7,14-23   Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

C’è limite?

Per quanto le regole ci stiano strette, è innegabile il senso di appagamento che restituiscono. In questa nostra società priva di regole religiose e morali, chi segue scrupolosamente una religione suscita un senso d’ammirazione: “loro sì che credono”. Ma è questa la fede? Forse è solo ortoprassi. La regola religiosa stabilisce livelli da raggiungere e divieti da rispettare ma, al contempo, si sa che non chiede di più. Insomma: lavate accuratamente mani e stoviglie, posso tranquillamente mangiare a sazietà. Gesù scardina questa mentalità, rendendoci la vita più difficile. La sua regola infatti è senza limiti. Per chi vive il Vangelo non verrà mai il momento di dire “Ho finito i compiti!”. L’amore non ha limite, come senza limiti sono i bisogni del prossimo e le sue colpe da perdonare. La nostra è una costante attenzione a non avere il cuore lontano da Dio ma vicino a Lui. Con Dio in cuore sarà difficile sbaffare cibo puro con mani monde se di fronte a noi sta qualcuno col piatto pulito sì, ma perché vuoto.

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Mc 7,1-13   si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Guariva ovunque

Dovunque udivano che egli si trovasse. Fa effetto questa espressione: dovunque. Erano disposti a raggiungerlo dovunque andasse, per portargli i loro malati e i loro mali. Quando si ama qualcuno si è disposti a fare di tutto per curarlo. Si spende quel che c’è da spendere , si crede tutto quello che c’è da credere. Medicine costose, curatori e maghe, oroscopi e chissà cos’altro. Si giunge a supplicare di toccare il lembo del mantello di chi lo porta, se dicono che può sanare. Dunque non è nulla di nuovo tutto ciò. Quello che è nuovo è che Gesù guariva davvero, tutti, senza farsi pagare, senza distinguere buoni e cattivi. Quello che colpisce è che la guarigione dipendeva dal malato, non da lui. Chi credeva nella forza sanante che usciva da lui, guariva. Quello che abbiamo dimenticato è che è ancora così. Lui ancora ci ascolta e può fare per noi in base a ciò che crediamo.

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Mc 6,53-56   Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Cadere a fondo

D’ora in poi sarai pescatore di uomini, dice Gesù a Pietro. Le persone cascano sempre in qualche guaio, si lasciano inghiottire da problemi di ogni tipo. Occorre a volte aiutarle ad uscire da situazioni veramente gravi e dolorose. Davanti a certi drammi, cosa mai si può dire, che consigli si possono dare? I pescatori di uomini con esperienza dicono che il più delle volte occorre tacere. Tacere ed ascoltare. La soluzione, dicono, è già dentro di noi ma non la vediamo finché qualcuno, ascoltando il nostro problema, non ci aiuta a tirarla fuori. Insomma, sappiamo già nuotare ma lo scopriamo solo quando un pescatore di uomini ci chiede cosa ci facciamo lì sott’acqua dove siamo caduti. Allora iniziamo ad emergere.

Questa è la foto reale, quella sopra è capovolta. È stata scattata sott’acqua mentre pioveva, guardando all’insù. A volte basta cambiare  punto di vista e il buio che ci inghiotte diviene un cielo che ci attende.

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Lc 5,1-11 mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Lui solo

Erano carichi di emozioni e continuavano a raccontare tutto ciò che avevano fatto e insegnato. Ma lui vedeva che erano stanchi. Sapeva che non avevano avuto nemmeno il tempo di mangiare. Detestava vedere le persone affamate. Era un uomo con un fortissimo senso materno. Era in terra per sfamare ogni fame di cibo, di amore, di verità. Lo assaliva la compassione per chi era affamato di una direzione, di un qualcuno che insegnasse qualcosa di vero per uscire dallo smarrimento. Mette i suoi in salvo su una barca, scende lui solo di nuovo tra la folla. Non vuole trascurare nessuno. Ma a lui chi pensava mai? Alla sua stanchezza, alle sue fatiche, alla sua fame chi mai pensava? Ci sarà stato qualcuno che gli diceva dormi, mangia, fermati un attimo? Chissà se a lui doveva provvedere direttamente Dio da solo o se invece anche qualche persona provava a sua volta compassione per lui. 

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Mc 6,30-34 gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

In attesa

Siamo circondati da teorie complottiste. Tutto ciò che accade è fatto risalire ad una intenzione precisa, segreta, mirata. Tutto sarebbe macchinato da qualche oscura mente. Chi dice sia il finanziere Soros, chi opta per i cinesi o poteri forti non meglio definiti. Sarà. Ma, per quanto si impegni, l’essere umano non riesce a complottare tutto il male che vorrebbe commettere. Usa un’altra tecnica, quella del giorno propizio. Il male è lì, che cova in cuore e nemmeno lo sai. Il rancore è silenzioso, come un rettile immobile attende il momento propizio, l’occasione perfetta. E allora esplode, agisce, sfoga l’attesa. Erodiade odiava Giovanni ma non poteva farlo uccidere. Troppi rischi, troppe difficoltà. Venne però il giorno propizio. Viene per tutti noi il momento giusto per fare ciò che sarebbe impossibile pianificare. Se abbiamo in cuore il bene, sarà occasione di bene. Se coviamo invidia o ira, sarà tempo per fare del male. Attenzione dunque a cosa abbiamo in cuore perché al momento propizio salterà fuori.

Mc 6,14-29  il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Leggero

Il messaggio di Gesù passa solo se è leggero. Giusto un bastone per camminare più spediti e un paio di sandali, non serve altro a chi predica con le parole e con la vita. Il vangelo è una proposta, non può essere imposto. La storia ci insegna che non appena si forzano le cose, la vera fede si spegne e non restano che paura, sensi di colpa e religiosità di facciata. Basta un soffio e tutto vola via come polvere scossa dai sandali. La fede vera lascia impronte profonde, non è una spolverata di festicciole e belle parole. Teniamoci stretti quelli che ci aiutano a vivere oggi alla presenza di Gesù, quelli che ci parlano di lui e non di sé. Custodiamo il tesoro ricevuto, non facciamocelo scippare dal primo colpo di vento, dalla prima aria di stanchezza. La vita va veloce e basta poco a distrarsi: in un attimo hai smesso di credere. Tante volte non è questione di perdere la fede ma di lasciarla perdere. Si smette e basta, senza un perché. Gli altri sono andati altrove lasciandoti la polvere a testimonianza per te: la tua fede aveva la sua consistenza.

Mc 6,7-13   Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Stupirsi sempre

Lui e lei hanno iniziato per gioco a postare brevi sketch comici sulla vita di coppia con grande successo. Intervistato, lui risponde seriamente ad una domanda ancora più seria: chi è tua moglie? “È sempre molto difficile definire un’altra persona. Ti dico che mia moglie – sembrerà strano – non so chi sia. Questo mi fa essere innamorato follemente di lei. Perché non sapere chi sia vuol dire che è in costante crescita, in costante evoluzione. Questo mi fa sentire legato a lei per capire cosa mi dirà, che cosa mi racconterà di nuovo. Mi stupisce! Se tu non conosci una cosa, quella ti stupisce. Io credo che sia un modo per essere sempre innamorati di una persona”. Viceversa, aggiungiamo noi, credere di conoscere già tutto di una persona spegne la relazione. Gesù non poteva compiere nessun prodigio tra i suoi parenti e in casa sua. Quella gente sapeva già tutto di lui: è il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone e le sue sorelle stanno qui da noi. Per questo non potevano stupirsi di lui.

Mc 6,1-6  Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Lascia fare

Le vite si incrociano in modi misteriosi e capita di incontrare nello stesso giorno la gioia e il dolore, la morte e la vita, la nascita di una bimba e l’inizio della malattia di una donna. Dopo dodici anni le parti si invertono e, nell’istante in cui la donna guarisce la bimba ormai dodicenne muore. Dodici anni di vita, dodici di malattia. Ma una sola è la parola che resta: credere. Non avere paura, soltanto continua ad avere fede. Continua a credere con tutte le tue forze che non sei solo. Caccia fuori dalla tua mente il trambusto e le urla dei pensieri di sfiducia e disperazione. Continua ad avere fede. Continua! Credi e ricevi. Non ascoltare i ragionamenti, non fissarti sui problemi. Concentrati piuttosto sulla presenza di Gesù accanto a te, in te. E lascia fare a lui.

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Mc 5,21-43  essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Lumi ardenti

Il cuore è ancora alla festa di ieri, allo stupore di come una sola piccola luce ne possa accendere centinaia fino a illuminare il mondo. Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te. Ecco ciò che illumina: l’amore. Raccontare l’amore ricevuto lo propaga. Ambizioni, violenze, superstizioni e religioni incatenano l’anima rendendola inquieta e ossessionata da paure e rabbia. Solo la relazione personale con Gesù di Nazareth ci può liberare e guarire nel profondo. Allora torneremo ad ardere. Piccoli lumi, certo, ma lumi ardenti. E ciò basta a scacciare legioni di demoni e ridare speranza ai tristi e ai soli.

Mc 5,1-20  Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.