Il prossimo

DILI, TIMOR EST   Il prossimo è quello che si avvicina a te e tu speri che sia la volta buona, preghi a mani giunte che non passi oltre e che ti veda. La brace è stata preparata ore prima, le cosce di pollo spandono il loro profumo. Non occorre chiamare, insistere, fare il buttadentro. Non c’è bisogno di spiegare. Si spera che l’investimento non vada perso. Così siamo noi tutti, a sperare di essere notati, che almeno uno si fermi a dirci come stai. Che scenda da cavallo e offra tempo avvicinandosi con amore. Non passiamo oltre. L’incontro è unico.

Leggete la postura della bambina. Dagli occhi chiusi alla punta del piede è tutta una tensione di attesa.

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La realtà

DILI, TIMOR EST   Non mi piace il Timor Plaza, l’unico grande centro commerciale della città, ma se si vogliono prelevare soldi senza perderli è l’unico luogo affidabile. Vi si svolgono spesso eventi che attraggono centinaia di giovani assetati di vita moderna, stufi di capanne e riso. Ieri mattina era in corso un torneo di videogame a squadre. Ogni squadra con la stessa maglia, ogni giocatore in cuffia alla sua postazione con tanto di ventilatore. Roba seria insomma. Ovunque erano assiepati spettatori. Naturalmente era un’ennesima occasione per pubblicizzare cellulari. Nulla di nuovo, tutto il mondo è così. Ma guardate l’angolo in basso a destra, nella foto. Un gruppo volta le spalle all’evento, non si cura dei campioni di cellulare. È la squadra della realtà, la squadra della vita senza illusioni. Sono in attesa alla MoneyGram, l’agenzia che consegna i contanti inviati dall’estero. Ognuno di loro ha un parente, un amico, forse uno di voi che – tramite me – ha spesso inviato aiuti qui dall’Italia. Non si può fuggire dalla realtà, per quanto ci si impegni a nascondere la testa nel cellulare come uno struzzo sotto la sabbia. Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. La miseria uccide il corpo ma, se non si trasmette altro che consumismo occidentale, ucciderà anche l’anima.

Mt 10,24-33  disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Rigenerazione

DILI, TIMOR EST  Che bello leggere questa Parola: la rigenerazione del mondo. È la promessa di Gesù e la nostra speranza. Il mondo sarà rigenerato. Sarà ancora questo, questa bellissima terra, ma rigenerata, risorta, tornata quella che era nel sogno di Dio. Sta a noi non rallentare il giorno in cui accadrà, sgobbare per accelerare il suo arrivo. Siamo responsabili del mondo. Ne siamo i giudici e dobbiamo fare giustizia. “A noi spetta il dovere di non arrenderci. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male”.*

Mt 19,27-29 Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

* Card Battaglia da leggere https://www.chiesadinapoli.it/?p=1571947239

Quella città

DILI, TIMOR EST Strada facendo, dice il vangelo, e di strada ne abbiamo fatta tanta per arrivare qui a Dili. Stando alle informazioni tecniche, ho percorso un totale di 15.021 kilometri, dall’alba di lunedì al pomeriggio di ieri. Come sempre, appena fatto buio, verso le 19.00 sono uscito e vi invio la prima foto scattata. Ecco la città, ecco la vita. I tombini dissestati, le donne che vendono arrosticini, i bimbi che mi guardano e non esitano: “Hello mister! How are you?”. Anche questa volta mi sono sentito accolto. Non scuoterò la polvere dai piedi. Sono solo i primi passi ma è già molta.

Mt 10,7-15  disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Non dimenticare di guardare il sito della Associazione  https://buonodentrobuonofuori.com/2025/07/09/in-volo/

Chi inferno non è

Bali – Indonesia  Questa pagina di Vangelo me ne richiama un’altra, di Italo Calvino, che un’amica mi ha fatto riscoprire. Entrambe parlano di demoni e città.   “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte  fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”*  Oggi un ultimo volo mi porterà a Dili, l’unica grande città di Timor Est. In mezzo a questo inferno di calore, polvere, miseria, c’è chi “inferno non è” e sogna di dare a tutti una vita meno infernale. Sono qui, grazie anche a voi, per “dare spazio” a questo sogno e “farlo durare”.

Mt 10,1-7 chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

*Italo Calvino, Le città invisibili.

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Guardando avanti

aeroporto di Taipei – Taiwan    A prua non sta un marinaio ma un vescovo, forse un Papa. Sporge da un pulpito, porta una Parola. O forse, silenzioso, l’ha letta e cerca la rotta da seguire. È bello andare a Timor Est, dove Papa Francesco fece il suo più lungo viaggio che fu anche l’ultimo. Ci insegnò a guardare avanti, sempre, senza scoraggiarsi se non si vede subito terra. “Spera, sempre spera!”.

Si salpa

Aeroporto di Milano Linate – Mi è stata donata quest’opera* e ne ho voluto fare l’icona di questo viaggio. Una nave  si apre un varco tra le onde, spinta dalla vela gonfia. La sommità dell’albero accenna alla forma di croce.

Partire implica sempre un lasciare e lasciare è faticoso. Anche se si è attesi all’altra sponda, su questa si lascia chi si ama. I porti e gli aeroporti sono sempre luoghi di separazione. Ci si segue da lontano finché si riesce, finché non si sparisce nei labirinti dei controlli passaporti. Partire è faticoso, ma lo è pure veder partire. Lasciare andare non è semplice, è un atto di fede e affidamento. Senza vele la nave è tutta croci. Per questo le vele vanno issate perché lo Spirito metta in movimento tutti, spingendo verso giorni belli e pieni.

*opera di Benedetto Pietrogrande, 1965 https://benedettopietrogrande.it/

Li inviò

Chissà come si sentivano questi settantadue prima della partenza. Emozioni, dubbi ed entusiasmo si mescolavano nel loro cuore. Ce la farò? Andrò d’accordo con il compagno di missione? Saremo accolti? Stando alle indicazioni di Gesù, non avevano molto bagaglio da raccogliere. Potevano concentrarsi sul preparare il cuore. Io devo fare entrambe le cose perché un paio di borse e di sandali me li porto a Timor Est. Domani all’alba partirò e, stando al piano dei voli, dovrei arrivare a destinazione mercoledì. Come dice il vangelo, non passerò di casa in casa, perché c’è una casa che mi aspetta. Grazie alle vostre preghiere e agli aiuti di molti, diventerà una casa che farà sentire il regno di Dio più vicino a chi la frequenterà. Pace a questa casa! La Locanda uscirà ogni giorno, come sempre, salvo problemi tecnici. Sul canale Instagram della Associazione https://buonodentrobuonofuori.com/ troverete ogni giorno foto e aggiornamenti. Ricordiamoci sempre che siamo tutti inviati, tutti in missione ad annunciare il vangelo con opere d’amore. Nessuno è più missionario di altri. Stiamo solo cercando di seguire il Maestro.

Lc 10,1-9    il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Vino nuovo

Lo dicevamo già ieri: se lo schema è fisso,  ogni maestro insegna le stesse cose. Cambia il metodo, cambia il fascino del rabbi, ma non la sostanza. Gesù non solo insegna in modo nuovo, ma insegna cose nuove. Vino nuovo in otri nuovi. Eppure il nuovo spaventa. Ogni sistema sociale o religioso resta impaurito da chi propone novità, revisioni, cambiamenti anche minimi. Dopo i primi attimi di panico e lamento, scatta il contenimento. Ogni accenno di novità viene chiuso nel vecchio sistema, nelle regole immutabili, e viene sprecato. La voce profetica che vede lontano e versa vino nuovo, non giunge agli orecchi del re che, di padre in figlio, versa il vino vecchio delle cose che non si vogliono cambiare. Ma Gesù continua a suggerire nuovi modi di vivere il vangelo a chi è pronto ad accogliere ogni goccia di vino nuovo.

Mt 9,14-17   si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Lo seguì

Come mai il medico sta con gli ammalati? Alcune domande non meritano riposta. Come mai Gesù mangia con i peccatori? Gesù rispose pazientemente. Si ponevano la domanda perché non lo conoscevano. Sapevano che era un maestro spirituale con un gruppo di seguaci. Stando alla legge, condividere la mensa col peccatore significava condividerne la vita. Gesù però non era un maestro di Legge alla maniera tradizionale. Interpretava la Legge sacra del Padre suo come una via di guarigione dal male. Stare coi peccatori era per lui fondamentale per capirne la storia, le scelte, gli errori, e ascoltandoli li aiutava a leggere i loro stessi sintomi. Essi così si distanziavano dal male commesso, cessavano di identificarsi coi propri errori e trovavano forza di guarigione. Matteo cessò di chiamare se stesso pubblicano e riscoprì il suo nome. Lui era ben più del suo corrotto mestiere. Per questo lo lasciò e seguì Gesù.

Mt 9,9-13  Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».