Da allora in poi

Potremmo forse chiamarlo il primo Conclave della storia? Di certo, con tutte le retroletture che ci hanno annoiato prima e dopo l’elezione di Leone, ci sembra strano che Mattia sia stato scelto semplicemente tirando a sorte, previa preghiera ovviamente. È vero: lo Spirito può soffiare anche sui dadi. Quello che invece controllarono con attenzione fu l’esperienza del candidato, che doveva essere scelto tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo. Testimone diretto dell’intero ministero pubblico di Gesù: vita, morte, miracoli, resurrezione e ascensione. Su questo furono estremamente scrupolosi e selettivi. Quello dei primi Apostoli fu un ruolo chiave, dato il tema direi un ruolo cardinale. Non avrebbe mai più potuto ripetersi. Da allora in poi la Chiesa avrebbe navigato sulla fiducia riposta in questi Apostoli.

San Mattia Apostolo At 1    Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Di tutti

Ci siamo, il sogno di Gesù inizia a farsi realtà. Nella grande città internazionale di Antiochia, la Buona Notizia (=vangelo) inizia ad essere annunciata anche ai non ebrei. Quel muro che Gesù aveva varcato più volte compiendo persino miracoli per i pagani, viene abbattuto dai discepoli. Una folla considerevole fu aggiunta al Signore, ormai senza distinguerne le origini ebraiche o meno. Gesù è il Messia di Israele e delle genti tutte. La Chiesa è multiculturale, multilingue, globale. Non per il sangue dei padri ma per l’acqua del Battesimo si fa parte della Chiesa. Gesù è il Cristo (=messia) di tutti e chi lo segue e crede in lui è detto cristiano. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

At 11,19-26    quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

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La porta

Io sono la porta, non il recinto. Io sono l’apertura, non il limite. Io sono un oltre, non la fine. Non ti lascio fuori né ti tengo dentro a forza. Se stai con me è perché lo scegli. Se te ne vai, è perché non ti ho legato. Siano così tutte le nostre relazioni, da quella con Dio a quella con i nostri amati figli o genitori o partner. Si sta con l’altro perché si conosce la sua voce ed è una voce amabile, che libera il cuore.

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Gv 10,1-10 Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Una cosa sola

Gesù al centro della nostra vita. Altra via non c’è per essere felici. Questa è la vita eterna, che non va perduta e nessuno può strapparci. Nessuno può toglierci Gesù, la relazione personale con lui. Quando ogni istante è vissuto nella unione con lui, la vita immediatamente diventa eterna. Così lui stesso viveva le sue giornate in terra: unito a Dio tanto da affermare che Io e il Padre siamo una cosa sola.

Gv 10,27-30 Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Ponti con tutti

È questo il punto: seguire Gesù. Seguirlo sempre, anche quando la sua parola è difficile. Tornare indietro è sempre più facile, la strada già percorsa infonde sicurezza. Il prezzo però è alto, totale. Chi torna indietro perde Gesù, perché lui va sempre e solo avanti. Signore, da chi andremo? – constata Pietro – con te abbiamo imparato a camminare in avanti, tu solo parli di vita eterna. Questo crediamo. Ora inizierà la fatica di ascoltare giudizi sul nuovo Papa e confronti col precedente. Se ogni giudizio fosse preghiera, Papa Leone ne avrebbe più vantaggio e noi con lui. Mi limiterò a raccontare due fatti rasserenanti. Un mio caro amico notava che frate Leone era l’amico del cuore di Francesco d’Assisi. E la mamma di una bimba di Timor Est, di nome Leonora detta Leo, era felice che il Papa avesse lo stesso nome di sua figlia. Andiamo avanti a costruire ponti e a volerci bene, perché di questo il mondo ha bisogno! Il resto lasciamolo al nulla che se lo inghiottirà.

Frate Francesco e frate Leone

Gv 6,60-69    molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Costruire ponti

“Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a Papa Francesco!”.  Papa Leone XIV

Gv 6,52-59   Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

Scegliere

Siamo abituati a dire che Gesù ci parla di Dio e ci insegna a chiamarlo Padre. È vero, è così. È però vero anche l’opposto, cioè che è Dio a istruirci su Gesù, ad attrarci a Gesù e spingerci a divenire suoi discepoli. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre. In questi giorni di Conclave, molti immaginano che sia in corso la usuale corsa alla vittoria, con tanto di candidature e manovre per attrarre a sé i voti. In realtà è questione di essere istruiti da Dio. Infatti “si tratta di scegliere colui che Dio ha scelto”.

Gv 6,44-51  disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Mi fido

Non perdiamoci nulla di questa vita. Viviamola tutta, senza scarti. Anche ciò che va in modo diverso dai nostri piani, accettiamolo. Manteniamo un dialogo interiore costante con Gesù, perché chiunque va a lui non verrà mai mandato via. Più la giornata pare soffocarci, più urge sostare un istante, quanto basta ad invocare il suo nome, a ricentrare tutto in lui. Credo in te, credo nel Padre, credo nello Spirito. Mi fido completamente.

Gv 6,35-40  disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Nutrimento

Come dicevamo ieri. L’incontro è avvenuto, il pane è stato distribuito. Nessuno è stato mandato a casa digiuno. Ora la folla è disposta all’ascolto, a parlare di pane del cielo. Gesù dice direttamente: io sono il pane di Dio. Siamo molto attenti ad una corretta alimentazione, noi che ci possiamo permettere di decidere cosa mangiare. Eppure passiamo ore ingoiando messaggi, video, trasmissioni e chiacchiere prive di alcun nutrimento. Se le idiozie che ci entrano nel cervello e nel cuore fossero cibo, saremmo già seriamente malati se non morti stecchiti. Occorre regolare la dieta, eliminare ciò che ci intossica e altera i valori. Occorre insomma riparare la carenza di Spirito frequentando più intensamente Gesù, il vero cibo di Dio.

Gv 6,30-35  la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Pane del cielo

Voi mi cercate perché avete mangiato quei pani, dice Gesù alla gente per cui aveva moltiplicato pani e pesci. È proprio così: più dai più torneranno a chiedere. Forse per questo a chi ci chiede pane diamo consigli e a chi ci chiede consigli diciamo di fare come crede. La fatica di gestire le richieste, di saper dire dei no, di sgobbare per continuare ad aiutare, è troppo grande e mette paura. Meglio citare saggi proverbi: “se doni un pesce a un uomo lo sfamerai per un giorno; se gli insegni a pescare lo sfamerai per una vita”. Gesù dunque sbagliò a sfamare le folle per un giorno con pani e pesci? Avrebbe dovuto piuttosto chiedere a Pietro e agli altri di dare lezioni di pesca a quella gente? Fece entrambe le cose. Sfamò la gente e poi parlò di eternità e Dio. La gente va incontrata nel suo bisogno. I bisogni sono un ponte tra il cuore di chi chiede e di chi può dare. Poi avviene l’incontro.

Gv 6,22-29 Il giorno dopo (aver moltiplicato il pane), la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».