Vide in lui

Bisogna avere una bella vista per scorgere in profondità ciò che vale la pena di afferrare. Ho pensato di proporvi questa immagine, che già conoscete. Rivedo Gesù nel gesto di questa bambina che, pur di prendere qualcosa, entra nel sacco dell’immondizia. E l’immondizia è Matteo seduto al banco delle imposte. L’immondo esattore delle imposte romane. L’infame impostore. Eppure Gesù vede in lui ciò che giaceva coperto dalle colpe. Vale la pena per il maestro dallo sguardo spirituale entrare nella vita di questo uomo, entrare nella sua casa, nella sua compagnia di pubblicani. Gesù è consapevole del marciume in cui si cala. Chiama quelle persone malati, non recita falsi buonismi, nulla a che vedere con il nostro attuale senso di inclusività. Lui non li vuole “rispettare” nella loro scelta perché sarebbe un abbandonarli al male, un lasciarli tra i rifiuti. Il suo è più che formale rispetto, il suo è amore. Afferrò Matteo e lo chiamò. Gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

San Matteo apostolo ed evangelista Mt 9,9-13  mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Le donne

Ecco il miglior commento, la più decisa risposta, a ciò che si diceva ieri. Poche storie: il gruppo di Gesù era assolutamente misto. C’erano i Dodici e alcune donne che erano state guarite da Gesù: Maria Maddalena, Giovanna e Susanna. Ce ne erano poi molte altre che assistevano il gruppo con i loro beni. Non so dove Luca abbia messo le virgole, anche perché il greco antico pare che non le usasse. Spostandole al punto giusto, si potrebbe concludere che il ruolo di tutte queste donne fosse limitato a servire con i loro beni Gesù e i Dodici. Questa è l’interpretazione ahimè più comune. Da tutto il contesto dei vangeli però, pare che possiamo prenderci la libertà di interpretare questa pagina come abbiamo fatto, distinguendo cioè un gruppo di donne che seguiva Gesù come i Dodici da quello più ampio delle sostenitrici. Saranno proprio Maddalena, Giovanna e altre che erano venute con Gesù dalla Galilea a seppellirlo e trovarne poi la tomba vuota. Loro lo annunceranno ai Dodici. (leggi Lc 24) Un ruolo tutt’altro che secondario, che varrà a Maddalena il titolo di “Apostola degli Apostoli”.

Lc 8,1-3    Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Quei piedi

Era un giovedì santo e Papa Francesco, con sorpresa di molti, decise di celebrare la messa con la lavanda dei piedi nel reparto femminile del carcere. Dodici detenute, dodici piedi di donna, un Papa inginocchiato a lavare e baciare. Sarà opportuno?, sussurravano alcuni infastiditi dalla scena. Altri davano una ragione al loro scandalo: gli Apostoli erano uomini, dunque si lavino piedi di uomo! Parlavano così perché avevano dimenticato questa pagina di vangelo e altre simili. Gesù lavò i piedi ai Dodici “rubando” l’idea alle donne che avevano lavato i suoi piedi. Il Papa stava solo restituendo il gesto.

https://www.famigliacristiana.it/articolo/lavanda-dei-piedi-il-giovedi-santo-francesco-ammette-le-donne.aspx

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2024-03/papa-rebibbia-femminile-giovedi-santo-lavanda-piedi-donne.html

Lc 7,36-50   uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Questa generazione

Si sa che si rimpiange sempre il capo di prima. Quando però era in carica si faceva lo stesso, dicendo che il suo predecessore era migliore. E così via, sempre. Gesù fa un’osservazione su questa generazione senza però confrontarla con la precedente. In effetti quello che dice è vero sempre, è sempre questa la generazione che si comporta così. Attratti da qualcuno che ci dica come essere più felici, non abbiamo poi la forza di seguirne gli insegnamenti. Che si tratti di Giovanni Battista o di Gesù poco importa, troveremo sempre un buon motivo per dubitare che valga la pena di ascoltarli.

Lc 7,31-35   Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Non piangere

Quel ragazzo era tutto per lei. Era ciò che le restava della famiglia, era la garanzia del suo futuro sostentamento. Era il figlio unico di una madre vedova. Dobbiamo essere orgogliosi di seguire uno come Gesù. Uno che di fronte al dolore della donna si comporta così, lasciandosi coinvolgere, lasciandosi commuovere come fosse il suo dolore, come fosse figlio suo. Siamo felici di avere un maestro come Gesù, che non sopporta di vedere soffrire la gente, di sentire piangere di dolore le madri. Che bello non sentirgli pronunciare parole fuori posto, non udirlo affermare che “è in cielo, sta meglio, è volontà di Dio” ecc. Tutte cose vere, ma da sussurrare dopo, al momento opportuno, se arriva. Che bello seguire un Dio così, che non ci manda il dolore ma che nel dolore ci manda suo Figlio a dirci non piangere, alzati!

Lc 7,11-17   Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Soltanto una parola

Non serve nemmeno la presenza fisica, siamo nella dimensione spirituale. Basta la Parola. Di’ soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito. Le parole del centurione sono così vere che le si ripete ad ogni messa rivolti a Gesù-Eucarestia. Ovunque tu sia, Dio può agire. Qualunque sia il tuo stato, depresso o felice, colpevole o innocente. Non c’è un presente ed un passato, un vicino ed un lontano. C’è Dio. Io Sono è il suo nome. Quello che può fare per te ha un solo limite: la tua stessa fede. Tanto più credi, tanto più Lui può agire. Non occorre convincere Dio a farci del bene. Occorre semmai credere che Lui possa, che Lui voglia. Dicevano a Gesù che il centurione meritava d’essere esaudito. Ma non fu per questo che lo esaudì, non guardò ai meriti. Fu per la sua fede. Nemmeno lo vide, nemmeno udì la sua voce. A Gesù bastò sentire la sua richiesta riportata dagli amici: Di’ soltanto una parola e io sarò salvato.

Lc 7,1-10   Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Chi sono per te?

Voi, chi dite che io sia? È la domanda che tutti abbiamo in cuore. Cosa pensi di me, cosa dici? Ma di più: chi sono io per te? Un amico, un collega, un conoscente o forse invece sono più di un amico? Tutti vogliamo sapere che posto occupiamo nel cuore altrui. Oggi rispondiamo alla domanda: chi è Gesù di Nazareth per me? È già entrato nella mia vita per non uscirne mai più? Con lui o senza di lui la giornata scorre uguale o fa la differenza? Pietro rispose: tu sei il Cristo. E tu cosa rispondi?

Mc 8,27-35   Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Guàrdati

ESALTAZIONE DELLA CROCE    Una festa strana, quella di oggi. Certamente fuori tendenza. Forse nelle epoche passate la croce era guardata con più devozione, la sofferenza era considerata una buona occasione per purificarsi e, a volte, era considerata l’unica offerta da presentare a Dio. Saremmo ancora capaci di vedere nelle nostre personali fatiche un canale d’unione più intensa con Dio? Ognuno risponderà guardando alle proprie esperienze: quando soffrivo mi sono buttato con più decisione tra le braccia di Dio? Gesù oggi allude ad un gesto misterioso di Mosè, quando il Signore gli disse: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso dai serpenti velenosi e lo guarderà, resterà in vita». Forse non siamo più abituati a cercare volontariamente la sofferenza. Non è più il tempo di pregare in ginocchio sui ceci. I nostri figli non sono più nemmeno in grado di sopportare un mal di pancia o un’ora di triste nostalgia. Ma resta vero che solo guardando le proprie fatiche se ne può uscire. Negarle o ignorarle non fa che acuirle. Prendere consapevolezza delle proprie sofferenze apre vie d’uscita inaspettate.

Esaltazione della Croce Gv 3,13-17    Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Luce

Essere consapevoli di non vederci bene. Forse è questo l’unico modo per iniziare a camminare. I passi falsi si compiono quando si crede di vedere, quando si è certi di conoscere la strada, di sapere tutto della vita e degli altri. La verità è che non ci vedo, sono cieco come te. Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non possiamo giocare al gioco della guida e del guidato, del maestro e del discepolo. Bel gioco indubbiamente, per entrambi i ruoli. Perché anche l’obbedienza passiva ha la sua comodità, esonerando la coscienza della fatica del discernimento. Ammettiamo tutti d’essere ciechi e smettiamo una volta per tutte di dare lezioni di vita agli altri. Prendiamoci per mano e cerchiamo insieme la strada, chiedendo Luce all’Unico che può illuminare.

Lc 6,39-42    Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Se ascoltate

A voi che ascoltate io dico… A chi invece non sta ascoltando ma solamente udendo da lontano, queste cose è inutile dirle. Ma prima di rileggere lentamente questa pagina, facciamoci una domanda: perché Gesù giunge a dire tutto ciò? Amate, pregate e benedite chi vi fa del male. Come può chiederci l’impossibile? Forse la sua era una risposta alla domanda di qualcuno. Forse gli avevano chiesto come facesse ad essere così sereno, da dove gli venisse quella gioia immotivata che traspariva dal suo volto. Forse volevano sapere perché si desse tanto da fare per chi non meritava nulla, per i soldati occupanti, gli esattori e le donne indemoniate. E lui aveva risposto: se volete essere sereni come me, amate i vostri nemici…

Lc 6,27-38    Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».