Il primo a crederci

Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni. Insomma, solo il padrone può richiamare i suoi cani. Se te lo fai amico, non ti morderanno. Così dicevano di Gesù i farisei, perché altra spiegazione non riuscivano a trovarla. Anche nel nostro mondo moderno e ufficialmente ateo, c’è gente che si affida alle forze occulte del male paranormale per superare difficoltà, allontanare problemi e intravvedere il futuro. Non sanno che poi arriva il conto e che si paga con l’anima. Non sanno nemmeno che è molto più bello affidarsi a chi è così potente da non aver bisogno di alleanze con Satana. Egli è il re di ogni compassione e trascorre il tempo guarendo ogni malattia e infermità con la potenza stessa dello Spirito di Dio. Anni fa passeggiavo sulla neve umbra con una monaca e si parlava. “Approfittiamo che nessuno più chiede nulla a Dio – mi diceva sorridendo – Lui aspetta solo d’esaudirci e se siamo rimasti in pochi a chiedere, tanto meglio: ci esaudirà all’istante!”. Gli operai davvero sono pochi. Compiere opere spinti da compassione è poco di moda. Chi se ne occupa verrà presto aiutato, perché il primo a credere nella causa delle opere di misericordia è Dio stesso.

Mt 9,32-38  presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!

Trova le differenze

Due domeniche fa abbiamo letto questo stesso episodio, ma raccontato da Marco. Vi invito a scorrere indietro le pagine fino a rileggerlo o cliccare il link qui sotto. Noterete molti particolari che rendono la versione di Marco più ricca di emozioni ed imprevisti. Qui la scena sembra più statica, i protagonisti dialogano meno. Solitamente è Marco quello più stringato nel racconto, ma oggi è Matteo a non perdersi in descrizioni. Voi quale versione preferite? Quale vi pare la più realistica? E soprattutto: quale vi aiuta di più a pregare ed entrare in dialogo con Gesù?

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Mt 9,18-26  mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Al di là

Paradossale ma vero. Quelli di casa, dice Gesù, spesso sono i più difficili a credere in noi. Non perché sospettino di noi come di uno sconosciuto, ma esattamente per il motivo opposto. “Ti conosco come le mie tasche”, “conosco i miei polli” e altre espressioni del genere, chiudono la porta ad ogni sorpresa. Eppure Gesù qualche guarigione la compì. Perché anche in famiglia c’è qualcuno che riesce a vedere al di là.

Mc 6,1-6  Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Ogni giorno

Ci sarà un giorno in cui quelli contro cui sbuffiamo ci saranno tolti. Verrà il giorno in cui il vicino di casa se ne andrà, il collega verrà spostato, la finestra dirimpetto resterà chiusa e l’anziana che ci controllava non si affaccerà più. Allora ripenseremo, allora rimpiangeremo le occasioni sciupate, il disappunto manifestato, gli occhi alzati al cielo sospirando. Non digiuniamo d’amore, è sempre tempo d’amare. È oggi il tempo. Il domani non ci appartiene. Ogni giorno è un vino nuovo, riversato nel calice del nostro cuore. Prendete e bevetene tutti. Non digiunate, vivete!

Mt 9,14-17   si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Seduto lì

Chi sta seduto al banco delle imposte, di mestiere è impostore. Che poi questo termine sia divenuto un insulto la dice lunga e la dice tutta. Ma anche i peggiori impostori sono uomini e hanno un nome. Gesù vide un uomo di nome Matteo. Vide che era seduto al banco delle imposte, a far margine sulle tasse imposte da Roma. Era dunque malato e, seduto lì, non sarebbe mai guarito. Andava fatto alzare, come il paralitico di ieri. Seguimi, gli disse Gesù, e lui si alzò e lo seguì. Passò poco che già era di nuovo seduto. Stavolta a tavola con Gesù e i discepoli e molti del brutto giro di prima. Tutti i benpensanti si scandalizzarono che Gesù fosse seduto lì. Che sia diventato un impostore? Anche Gesù disse la sua: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Se anziché impostore l’aveste chiamato Matteo, si sarebbe alzato prima. Voi avreste guadagnato un fratello e, tra l’altro, avreste perso meno soldi.

Mt 9,9-13  Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Àlzati!

A volte sono gli altri a intervenire. Da soli non riusciamo a fare un solo passo, né verso Dio né verso gli altri. Ci sono momenti in cui gli altri ce li dobbiamo caricare sulle spalle, così come sono, noiosi, bloccati e certamente di poca compagnia. Forse l’abbiamo sperimentato, forse non ancora. Ricordo un amico che, in un periodo per me davvero buio, non faceva passare giorno senza presentarsi sotto casa con lo scooter e due caschi: “stasera sushi!”. Non ero interessante, ero povero di allegria e non avevo molto da offrire. Eppure lui c’era. Sentirsi portato in spalla da chi si accorge delle tue paralisi, è già di per sé terapeutico. Non ti si accusa d’esserti cacciato nei guai, i tuoi peccati non sono rinfacciati ma perdonati. Ed è questo silenzioso rispettoso, è questo portarti senza altro dire, che commuove te e persino Dio: vedendo la loro fede, disse al paralitico: Coraggio, figlio. Ma bisogna avere gli occhi del cuore aperti nella notte, a scorgere chi da solo non ci riesce più. Bisogna credere che lo Spirito è in noi e la parola pronunciata pregando è efficace. Àlzati – disse Gesù al paralitico – prendi il tuo letto e va’ a casa tua. Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Mt 9,1-8  salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Fede pensante

Tutta la nostra gratitudine a Tommaso! Dopo di loro, dopo gli Apostoli, a tutti la vita avrebbe chiesto di credere alla resurrezione senza vedere. Ma loro dovevano vedere, dovevano poterci dire di aver toccato con mano il corpo risorto di Gesù. Se non vedo, se non tocco, non credo né posso chiedere ad altri di credermi. Ha ragione Tommaso. Gli altri undici, del resto, avevano già visto e toccato. La fede è cieca, si dice, crede senza vedere. Vero. Ma la fede è ragionevole, è “nell’ordine della ragione” dice solenne la teologia. La fede non chiede di esser tonti o creduloni. Il credente pensa, riflette, si accerta dell’attendibilità di chi gli trasmette il vangelo. Il vangelo chiede di dare la vita. È ragionevole domandarsi se ci siano buoni motivi per farlo.

Gv 20,24-29   Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

La stessa barca

Sì, dice loro che non hanno fede. Però poi fa cessare la tempesta. Stacca il peso dalle loro spalle, non infierisce. Questa pagina pare volerci dire che la forza delle prove e tempeste della vita dipende dalla fede con cui le affrontiamo. La gente di poca fede, dice Gesù, ha paura. Chi invece è di grande fede, dorme anche negli sconvolgimenti. La fede, cosa sarà mai questa fede? Fede in chi, in cosa? La mia serenità dipende dalla mia certezza che Dio ha ben presente ciò che vivo ed ha pure ben presente quanto credo e quanto invece temo. Vedere dormire Gesù può dare fastidio, può trasmettere un senso di noncuranza e isolamento. Ma l’immagine è bellissima. Lui è sulla stessa barca, rischia quanto gli altri. Se dorme, pur coperto dalle onde, possiamo farlo anche noi.

Mt 8,23-27  salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Ogni cuore

Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo, cioè dorme dove può, dove la vita lo porta. Gesù non ci sta invitando ad essere senza fissa dimora, per quanto forse ci farebbe molto bene, di tanto in tanto, provare anche noi a vivere con uno zaino e nulla più. Ma, pure con una casa stabile, ciò che conta è viverci come fosse una tenda. Sempre pronti a spicchettarla e ripartire, sempre pronti ad allargarla per fare posto ad altri. Così è la vita: un viaggio di casa in casa, di persona in persona. Perché ognuno è una casa che ci può ospitare, ogni cuore un luogo dove posare il capo.

Mt 8,18-22    vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Raggiungerlo

Nessuno mai si rassegna alla malattia, tantomeno alla morte. Chi afferma che i poveri “sono abituati” a veder morire i figli, lo dice semplicemente perché non li ha mai sentiti piangere. O forse non vuole affrontare il problema. Gesù invece andò con Giàiro ed entrò nella stanza della bambina morta. Eppure, a quel tempo, ne morivano tanti di bambini per malattia (e oggi?). Affrontò la gente che piangeva e urlava forte di dolore. Gesù si lasciava rubare l’energia divina che usciva da lui incontrollata  sanando all’instante chi lo toccava con fede. Aggrappiamoci a Lui, allo Spirito che ci ha promesso e inviato. Se crediamo con fede di poter essere sanati, così sarà. Non può fare altro, non sa fare altro che guarire e risuscitare. Ma noi dobbiamo chiedergli di imporre le mani su noi e su chi amiamo. Noi dobbiamo farci largo tra la folla di impegni della giornata e raggiungerlo.

Mc 5,21-43     essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.