Contromano

ITALIA    Non voglio usare la parabola di Gesù per dire ciò che direi comunque. Solo che è colma di immagini che rievocano le emozioni di un lungo viaggio di rientro come quello concluso ieri. Non mi ci abituerò mai a questi voli di fine agosto, transitando per località turistiche famose ed affollate. Bali, Bangkok, aerei strapieni di gente bellissima dopo una meritata vacanza. Fanno tenerezza le famiglie, rientrano con i loro souvenir e hanno davanti un anno di scuola. Qualche sguardo mi fa sentire un po’ un pesce fuor d’acqua, come l’invitato malvestito della parabola. Guardo le mie scarpe impolverate mentre noto del fango all’orlo dei pantaloni. Eppure là erano “quelli belli”. Si capisce che non sono stato in vacanza, ma la gente non osa chiedere. A Malpensa ci attende una fila interminabile per il controllo passaporti. Un ragazzo urla che è uno scandalo, che ha fatto bene ad andarsene dall’Italia. Mentre lo ascolto appoggio il passaporto sullo schermo, la porta si apre e passo il confine. Non è stato difficile, perché urlare? Vorrei dirgli cosa ho visto, vorrei che sapesse che fortuna ha avuto a nascere in Europa dove si è liberi persino di dire che fa tutto schifo, un po’ come gli invitati della parabola. Gratitudine, ecco cosa ci vuole. Girare il mondo dovrebbe servire almeno ad essere grati di poterlo fare. Girarlo contromano poi, dovrebbe servire a convertirci. Ma questa è un’altra storia.

Mt 22,1-14   Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Il tempo è denaro

da BANGKOK, THAILANDIA    Una parabola pungente, che smaschera il confronto e la gelosia sempre presenti in ogni persona. Rivela anche un Dio che non paga a ore, che dà in base al bisogno e non al merito. Una parabola che parla di alcuni che, per guadagnare un soldo, ci mettono decine d’ore in più degli altri. Non è forse ancora così? Un insegnante di Dili riceve un salario mensile dieci volte inferiore al mio, eppure lavora quanto me. E no, non è come pensate: a lui la vita non costa dieci volte meno, le proporzioni non sono rispettate. Se fosse così, non esisterebbe la povertà. Essa non è dovuta solo a carestie e siccità, come spesso constatiamo. C’è una povertà creata dal differente costo della vita, che rende tutto impossibile da raggiungere. Noi siamo quelli dell’ultima ora. Quelli che in breve tempo ricevono ciò che altri nemmeno in una vita riescono ad avere. Il tempo è denaro ma alcuni hanno un cambio davvero più vantaggioso.

Mt 20,1-16   Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Decidere

da DILI, TIMOR EST   Difficilmente un ricco entrerà. Difficilmente entrerà in una casa del genere per abitarvi. Difficilmente entrerà nella miseria per rimanervi. Difficilmente entrerà nell’ordine di idee di chi non ha nulla. A me ci sono voluti anni per iniziare a capire qualcosa della realtà che vedo qui. È solo un inizio, una vaga intuizione, ma a Dio tutto è possibile, persino aprire gli occhi a un ricco ed invogliarlo a lasciare. Abbiamo lasciato tutto, dice Pietro. Si tratta di lasciare, di lasciarsi cambiare da ciò che si vede, da chi si incontra. Lasciare soprattutto l’idea che il ricco possa insegnare al povero. È forse l’opposto. È la miseria che ti mette con le spalle al muro e ti chiede di decidere: non hai colpa d’essere ricco, ma sei responsabile se non condividi. Nessuno può scegliere dove nascere, ma può decidere per chi vivere, per chi morire.

Mt 19,23-30  Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Oggi inizia il lungo viaggio di rientro in Italia. Salvo problemi tecnici, scriverò dagli aeroporti e la Locanda uscirà regolarmente.

Il passaggio

da SOURO, LOSPALOS, TIMOR EST      Guardate che spettacolo la mia amica Cipirai (in lingua fataluku: “terra del mango”). Me lo immagino così il salto che, prima o poi, dobbiamo fare tutti. Il passaggio dalla religione al vangelo, dal recinto delle sicurezze all’avventura dell’umanità, dal rispetto dei comandamenti alla totalità dell’amore. Buttarci, impareremo a buttarci con slancio, scavalcando barriere di dubbi, credendo invece alla parola di Gesù: seguimi! Segui me e fai come me: vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo. Gesù non chiedeva mai qualcosa che lui per primo non avesse fatto. Sta scritto infatti che da ricco che era si fece povero per arricchire noi. E sappiamo anche che non aveva un posto, a sera, dove posare il capo. Viveva quindi di ciò che gli davano, in assoluta povertà. Era come suo Padre, di una generosità infinita. Ciò che aveva lo dava. Seguiamolo in questa sua capacità di distacco dal denaro. Seguiamolo nella sua ingegnosa compravendita per dare ai poveri ciò che non hanno e che non potranno mai avere se non glielo diamo noi.

Grazie a tutti quelli che ci stanno aiutando https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/

Mt 19,16-22    un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

La vita

da SOURO, LOSPALOS, TIMOR EST     Il pane della vita, il sapore di ogni giornata. Se uno mangia di questo pane vivrà. Se uno assapora la vita, allora vive. Altrimenti è solo un invecchiare.  Avete in voi la vita solo se mangiate la carne e bevete il sangue del Figlio dell’uomo. Solo entrando nella vita dei figli degli uomini ci si può sentire vivi. Perché se è vero che Cristo è in ogni essere umano, allora tutta l’umanità è Corpo e Sangue di Cristo. E dunque vero nutrimento è la vita degli altri, il sangue della loro fatica, la carne delle loro speranze.

Gv 6,51-58      Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Sono qui

da SOURO, LOSPALOS, TIMOR EST   Davanti a certi volti di bambini punge il cuore e davvero le mani si alzano sul loro capo a benedirli pregando. Una domanda si fa strada anche se cerchi di zittirla: diventerai grande? Ce la farai? E noi ce la faremo ad essere ancora bambini? Fidarsi, affidarsi alla vita e al Padre buono. Noi che tutto pianifichiamo per poi dire che le cose non avrebbero dovuto andare così… Lasciamo tutto nelle Sue mani, nella mente dell’Unico che può leggere i nostri pensieri. Signore Tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene. Imponi le mani su di me e fammi percepire che Tu Ci Sei. Ad ogni pianto nella notte tu accorri a dirmi “Sono qui”. Io Sono è il mio nome.

Mt 19,13-15   furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Non divida

da DILI, TIMOR EST   Per nessun motivo, mai. Nessuno mai divida l’uomo e la donna. Che siano loro a decidere se vivere da soli o in coppia, perché ogni scelta è bella purché non la prendano gli altri per te. Nessuno imponga il marito alla donna, nessuno vieti la moglie all’uomo, neppure se è prete. Nessuno vieti la predicazione del vangelo alla donna ma piuttosto la vieti a chi non ne è capace. Perché il mondo non va diviso in uomo e donna, ma in bene e male, in amore e non amore. È la durezza del cuore che va spaccata, non l’umanità. Tutte le culture del mondo hanno il matrimonio, non l’ha inventato la chiesa. Anche qui i ragazzi e le ragazze si sposano. Chi in chiesa, chi nella “uma lisan”, casa sacra dell’antica religione. È scritto nella natura, così l’ha creata Dio. Tutte le culture del mondo hanno ruoli definiti e separati per uomo e donna ma tutte, crescendo, vanno attenuandoli. Chi, leggendo in profondità i vangeli illuminati dallo Spirito, potrebbe mai affermare che la chiesa secondo l’intenzione originale di Gesù è basata sulla divisione dei ruoli maschile e femminile? Non è forse fondata sull’unità dei cuori e delle azioni? Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Mt 19,3-12     si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Ogni istante assunto

Riso locale

Cassava (o yuca o manioca) e patate dolci

da DILI, TIMOR EST      Passando in auto tra le risaie le chiedo se da bimba ci avesse mai lavorato. Mi risponde di sì, certo, ed era bellissimo. Non è un lavoro duro quello della mondina? “No, perché? È un lavoro da bambini, si tratta di trapiantare il riso, non ci sono pesi da portare. Eravamo tanti, si andava al mattino. Poi arrivavano papà e lo zio, con il latte di bufala appena munto e la kasava. Facevano bollire il latte e friggere la kasava, poi si mangiava”. Gli occhi a mandorla guardano lontano brillando di ricordi d’infanzia, di foresta e famiglia e sussura “delicious…”. Poi torna alla realtà, al traffico della capitale e al “kapucino” che abbiamo ordinato. Senza entusiasmo gioca con la schiuma, assaggiando. La kasava di papà… Chissà con cosa faceva colazione Maria di Nazareth da bimba. Ogni suo ricordo d’infanzia è assunto in cielo. Nulla va mai perduto. Ogni istante resta in Dio.

ASSUNZIONE DI MARIA    Lc 1,39-56      Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

https://fondazionecarlomariamartini.it/project/martini-e-la-missione/

D’accordo

da DILI, TIMOR EST     Bisogna mettersi d’accordo, che significa avere lo stesso cuore. Life is short, we must help each other. La vita è breve, dobbiamo aiutarci. Quante volte l’ho sentito dire qui. Dobbiamo aiutarci, dobbiamo accordarci, altrimenti la vita diventa ancora più breve. Forse è perché abbiamo vite lunghe che ci permettiamo il disaccordo e l’egoismo. Ho visto trasporti di ogni tipo, arrangiàti come la situazione consente. Ieri un fuoristrada da cantiere mi ha accostato: salga, non cammini sotto il sole. Giorni fa avevo fatto lo stesso in montagna, con anziani e bimbi che tornavano da Messa nella polvere rovente. La vita è accordarsi, camminare insieme, darsi una mano, fino a pregare insieme, fino a chiedere la stessa cosa a Dio. Che poi, a pensarci, se fossimo tutti un cuore solo e un’anima sola, non potrebbe che essere così. Se il cuore è uno, il desiderio è uno, la preghiera è una. Quando c’è l’accordo, la musica arriva senza stonature.

Mt 18,1-5    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Chi dunque? Chiunque

da DILI, TIMOR EST   Chiunque, non c’è limite d’età. Tornare bambini non si può, ma farsi bambini, farsi piccoli, sì. Non è più tempo di paletta e secchiello. È però tempo di tornare ad essere ciò che ci è costantemente vietato: torniamo a dipendere. Torniamo a capire che non siamo né autonomi né indipendenti né autosufficienti. La verità è che siamo tutti assolutamente dipendenti gli uni dagli altri. Dobbiamo solo decidere da chi o da cosa. La dipendenza da Dio, il non poter fare a meno del vangelo di Gesù, ci rende persone inquiete finché non liberano gli altri dall’oppressione di ogni male. C’è infatti una fanciullezza a cui nessuno vorrebbe mai tornare. Vorremmo forse essere bambini come quelli qui sotto? La miseria e la fame capovolgono il vangelo. Qui ci sono bambini che diventano adulti con dieci anni d’anticipo. Ma dove sono i genitori?, direte. Sono a un metro da loro. Sono famiglie intere che sgobbano per fare qualche dollaro. A me il granoturco arrostito non piace molto. Ma vi assicuro che era buonissimo, come la bambina che l’ha preparato.

Mt 18,1-5    i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.