Nel segreto

Questo bisogno di farsi vedere, questa necessità di esporsi qualunque cosa si faccia. Siamo diventati la vetrina di noi stessi. Passiamo il tempo a postare immagini di ciò che stiamo facendo. “Mamma guarda! Mi guardi? Guardami!”. Siamo dei bambini bisognosi di sentirci addosso gli occhi dei presenti. Ciascuno poi mette in mostra ciò che può. Sarà difficile trovare, qui da noi, qualche cristiano che mostri di pregare o digiunare. Semplicemente perché è raro che lo faccia. O forse perché davvero lo fa in segreto. Cioè nella stanza interna del proprio cuore, alla presenza di Dio e nella comunione spirituale con tutti quelli che vogliamo convocare lì, dove tutto è luce pura, senza pericolo di fraintendimenti o secondi fini.

Mt 6     Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Contrappesi

Il Padre è perfetto e così è la sua giustizia. La giustizia divina supera quella umana, da qualche giorno il vangelo insiste nel dircelo. Ma ciò che non riusciamo a cogliere né accettare è in cosa mai consista questa perfezione. Esiste forse una bilancia migliore dell’occhio per occhio, vita per vita, di cui parlavamo ieri? Gesù ce lo dice oggi. Il Padre è perfettamente giusto perché semplicemente non pesa ma contrappesa. Al nemico contrappone l’amore, alla persecuzione la preghiera, alla scarsa educazione la migliore attenzione. Questo amore infinito non è frutto di insensibilità o incapacità di notare il male. A volte vorremmo essere così inscalfibili da essere immuni alla cattiveria altrui e così trovare facilmente la forza di perdonare. Vorremmo non avere la bilancia, non usarla affatto, non farci coinvolgere dal male. Ma Dio non è così. Il male è lì, sul piatto della bilancia. È pesato con precisione e gli fa male. Ma, appunto, è contrappesato non con una uguale dose di male – occhio per occhio – bensì con una opposta dose di bene. Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.

Mt 5,43-48  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Cose belle

Non accade mai che a un dente rotto si risponda rompendone uno soltanto. La cronaca ci insegna che la reazione all’offesa è sempre ben più forte. Altro che occhio per occhio, dente per dente. Magari fosse così! Ormai si uccide per un colpo di clacson maldestro. Dunque quella che chiamiamo la legge del taglione sta davanti a noi come una meta. Che dire poi del vangelo che ci invita ad alzare bandiera bianca davanti al nemico? Questo Gesù che ci invita a lasciarci prendere tempo e denari, riusciremo e seguirlo? Nulla è impossibile a Dio. Lo Spirito può farci compiere passaggi inaspettati, può farci assistere a cose mai viste.

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Mt 5,38-42  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Come non lo sa

Dorma o vegli, il seme germoglia e cresce. Come egli stesso non lo sa. Eppure noi siamo immersi nel mondo del come. Dobbiamo sempre spiegare come avvengono le cose, come ci sentiamo, come siamo arrivati a determinate decisioni, addirittura quando moriamo ciò che importa è sapere come è avvenuto il decesso. Come egli stesso non lo sa, quello che sa è che germoglia da sé ed è questa la cosa che stupisce. Il seme germoglia da sé. L’azione di Dio si compie da sé e noi non sappiamo come. Cosa allora ci resta da fare? Cos’è questo seminare di cui parla Gesù? Nessuno getterebbe per terra qualcosa di prezioso, eppure seminare non è questo? Gettare per terra ciò che potrebbe essere macinato e diventare farina. Gettare per terra il cibo sperando di ricavarne di più. Come non si sa, ma quello che si sa è che così sarà. Cos’è questa se non fede? Credere che ciò che abbiamo chiesto a Dio nella profonda preghiera accadrà e non dovremo curarci del come e nemmeno del quando. Può essere che accada mentre dormiamo, può essere che accada mentre siamo svegli e indaffarati, ma quello che è certo è che avverrà. Il nostro sforzo dunque è quello di rimanere focalizzati sulla presenza amorevole del Padre buono che ci avvolge con la luce del suo Spirito, così che ogni cosa che chiediamo nel nome di Gesù è essa stessa già pensata e suggerita dalla Trinità. Tutto ciò che domandiamo nella preghiera credendo di averlo già ottenuto accadrà. Come non lo sappiamo né ci deve importare. Quel che è certo è che accadrà.

Mc 4,26-34   Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Sì o no

In effetti è vero: giurare non ha senso perché non è che una parola in più e in una società come la nostra la parola non ha peso, non è vincolante. Per questo è richiesta la forma scritta, in tutto. E poi timbri, firme, autenticazioni, certificazioni… Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”. Semplicemente siate sinceri e vedrete che non servirà giurare. Ogni vostra parola sarà giurata. Siete sempre sotto giuramento, sotto obbligo di sincerità. Ciò ovviamente non significa che chiunque ci chieda qualcosa abbia diritto ad una risposta. Ma se ne ha diritto, non occorre rinforzare la risposta con un giuramento. Se è sì, è sì. Se è no, è no. Così è Dio.

Mt 5,33-37   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».

Il cammino

Sulla questione del ripudio della moglie, vi rimando all’audio qui sotto. Facciamo un passo indietro e guardiamo questa pagina, ascoltiamo ciò che ci trasmette: un invito all’essenzialità. La vita è un cammino che terminerà con l’ingresso in una dimensione dove si procederà in modo più leggero e sottile. Quaggiù si fanno i conti con la forza di gravità che rende tutto pesante. È una gravità materiale e psichica. Non tutto possiamo portare. Ci sono croci nostre e altrui di cui farci carico. Vi sono anche relazioni, abitudini, ambienti che invece ci inchiodano a terra bloccando il cammino. Scandalo letteralmente significa inciampo, ciò che ti butta giù. La croce invece, per quanto dolorosa, ti innalza. La croce ti spinge ad un più forte contatto con Dio. Lo scandalo ti allontana.

Mt 5,27-32   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Un altro livello

Essere più giusti dei farisei è impossibile. Erano (e sono) persone dalla mentalità così rigida e meccanica che non si sarebbero mai permessi di trasgredire e neppure di dubitare un istante sul senso di una regola sacra. Essere più fiscali del fisco non si può. Inutile competere. Allora che significa, secondo Gesù, superare la giustizia dei farisei? Forse intende spingerci a passare ad un livello superiore di giustizia. Una giustizia superiore a quella fatta di regole che segnano l’inizio e la fine della colpa. Una giustizia che non solo non uccide, ma nemmeno si arrabbia né dà dello stupido. Una giustizia che non si ferma a chiedere perdono in caso di torto, ma cerca la riconciliazione anche quando è l’altro ad avere qualcosa contro di te. È la giustizia superiore, quella del livello Spirituale che nel vangelo è chiamato regno di Dio.

Mt 5,20-26    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Profeta

È questa attesa che ci stanca. È questa distanza che logora l’anima. Sapere quello che Dio ha in mente e vedere che stenta a realizzarsi. È come quando da bambini si correva con l’acqua alle ginocchia: tutto era rallentato. Eppure si rideva. Impariamo a farlo anche noi, per lo meno sorridiamo. La giustizia, la pace, l’amore, stentano ad essere come Dio vuole. Sono un fiore sempre in bocciolo, un frutto sempre verde. Dio disse “sia la luce” e la luce… La luce lentamente si mise in cammino e, gira qui poi gira là, chissà che un giorno appaia. Così sono le profezie. Parole di Dio che restano parole in attesa che qualcuno le ascolti e ne faccia azioni. In attesa che qualcuno non le abolisca ma dia loro compimento.

Mt 5,17-19   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Nutrimento

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Ecco il nostro motto. E vale anche per ciò che ci siamo guadagnati non gratuitamente ma con il sudore della fronte. Sì, perché c’è sempre della gratuità anche nel salario. C’è infatti chi, a parità di ore, prende molto molto meno. Vi è poi chi, lavorando più ore di noi, prende meno di noi. La gratuità di cui beneficiamo è quella fortuna, quel caso, quel non so che per cui siamo nati qui e non altrove. Gratuitamente non abbiamo ricevuto soldi, ma diritti. Diritti così consolidati e ovvi, da farci credere che la vita sia sempre stata così e che sia così ovunque. E invece in gran parte del mondo molti nemmeno godono del diritto al nutrimento. Facciamoci noi garanti, portatori della giustizia di Dio: Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

San Barnaba Mt 10,7-13   disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

Beati voi

Vedendo le folle, disse… Pronunciò quelle che noi chiamiamo le beatitudini anche se forse non ne siamo convinti. Normalmente infatti si chiamano disgrazie, perché questo è il loro vero nome. Povertà, pianto, fame, sete, ingiustizie, persecuzioni… Non occorre nemmeno provarle sulla pelle per capire che vanno evitate. Chi vive a stretto contatto con forme di povertà estrema, ne resta coinvolto e turbato. Vedere da vicino la miseria, la morte dei bambini, la violenza, provoca angoscia e pianto, non beatitudine. Un mio amico mi diceva un giorno di questo giovane ricchissimo e depresso, ormai incapace di uscire dal suo palazzo, di scendere dal suo giardino pensile. Attorniato da maggiordomi e cibi da favola di cui ormai non sentiva nemmeno il gusto, passava le giornate dormendo. Il mio amico si sentiva impotente, non sapendo proprio come aiutarlo. Forse sono meglio i miei poveri, gli dissi. Certo, rispose, molto meglio i tuoi poveri. Soffrono e tu soffri molto per loro, lo vedo, ma almeno c’è un motivo. E una speranza. Beati voi.

Mt 5,1-12 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».