Quando è difficile

Tutto è occasione di dare testimonianza, persino – soprattutto! – le persecuzioni e i processi. Diciamo “soprattutto” perché finché tutto va bene è difficile capire cosa davvero abbiamo in cuore. È la difficoltà, il tradimento, l’abbandono, ogni forma di processo e di giudizio, sono queste fatiche che testimoniano chi siamo. È in queste circostanze che vien fuori la nostra vera identità, la saldezza di quanto dichiariamo a parole nei tempi facili e felici. Insomma, è quando l’amico ti delude che devi decidere se cancellarlo o tenerlo. È quando la vita è dura che scegli se sorridere o disperare.

Lc 21,12-19    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Paura mai

Sempre la stessa insistenza, la stessa raccomandazione: non vi terrorizzate. Non abbiate paura. Probabilmente dal cielo ci vedono come degli uccellini impauriti che sbattono da ogni parte contro la gabbia. In effetti la storia è storia di terrori e terrorismi, di terribili imperatori che ritenevano la paura l’unico strumento di potere possibile. Invece  “esiste una differenza fra esercitare il controllo e dirigere: esercitare il controllo significa guidare, amministrare o governare con la paura; dirigere, è la stessa cosa ma senza la paura”.* Dio dirige la nostra vita, se lo vogliamo, ma non ci controlla. Infondere paura non è da Lui. Potente com’è, gli verrebbe troppo facile obbligarci col terrore. Preferisce conquistarci con l’amore. Sia lo stesso per noi.

Lc 21,5-11 mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

*Lise Bourbeau, Le cinque ferite e come guarirle

Il dono

Questa vedova ha gettato nelle offerte più di tutti, perché ha gettato tutto quello che aveva. Non siamo abituati a vedere i poveri dare qualcosa. Il loro ruolo è quello di chi chiede e, forse, riceve da noi. Vi posso assicurare che vedere un povero dare è qualcosa che non si scorda. Gli occhi, io non riesco a dimenticare gli occhi di chi mi ha dato pur nella sua miseria. Frutti, oggetti tradizionali, stoffe pregiate intessute a mano. Te li porgono in silenzio e ti guardano. Ti fissano e quello sguardo ti dice tutto. Dice grazie, dice anche desiderio di provare, almeno una volta, il gusto di dare. Quello sguardo ti trafigge e ti esamina la coscienza: ho dato con gioia, ho dato con il cuore, oppure ho gettato parte del superfluo giusto per tacitare le richieste? Il dono di un povero è un oggetto che parla e ti ammonisce. Perché giungesse nelle mie mani c’è voluto uno sforzo economico enorme. Un investimento in gratitudine al limite dello spreco: se non hai nulla, perché spendi per me che ho tanto? Sì, hai tanto, ma ancora non avevi il dono di un povero. Ora sai che non sono un povero. Sono una persona. Sono come te.

Lc 21,1-4   Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

La legge del re

“C’è una legge vera nella vita, impressa in ogni cosa, legge che muove gli astri del cielo in un concerto d’armonia. E in terra canta nei colori della natura, canta nella natura. Il giorno cede il passo alla notte per amore, la notte saluta il giorno per amore. Dal mare sale l’acqua al cielo per amore e l’acqua discende dal cielo al mare per amore. La pianta dà le foglie alla terra per amore, la terra ridona le foglie per amore. Un seme cade in terra e muore per amore, la vita germoglia dal solco della morte per amore. Questa è la legge eterna, legge di Dio,
un Dio che per Amore ha creato ogni cosa ed ha nascosto Amore
dietro apparenze di morte e di dolore. È la legge vera della vita,
impressa in ogni cosa”. È la legge del Re dell’universo, la legge di cui Gesù. La legge che lo ha guidato in ogni istante della sua vita. L’unica legge che guida chi lo segue come re della misericordia.

https://youtu.be/haVlhwYfFCU?si=odn0n5JN1wvJGoQi

Cristo Re  Lc 23,35-43 dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

La domanda

Non osavano più rivolgergli alcuna domanda, perché le loro erano domande disoneste e la risposta di Gesù li aveva smascherati. Non volevano capire ma soltanto provocare. È così bello invece quando qualcuno ci rivolge domande sincere, che nascono dalla sete di conoscenza, da una curiosità alta, quella che ci spinge a scoprire l’ignoto, a esplorare i misteri. Il vangelo, la persona stessa di Gesù di Nazareth, ci pongono domande più che darci risposte esatte. Tutti siamo, gli uni per gli altri, un mistero da scoprire. Quando hai la domanda, prima o poi avrai la risposta.

Lc 20,27-40   si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Scegliere

Se si è bravi comunicatori, se si conoscono le tecniche per agganciare il pubblico, in breve molti pendono dalle nostre labbra. Comici, cantanti, politici, conduttori tv e youtuber di ogni nazione. Milioni di followers pendono dalle loro labbra, imitandoli e assumendo i loro stessi pensieri. Ma comunicare bene non significa sempre comunicare il bene. La gente ti ascolta a bocca aperta, ma tu di cosa la nutri e per quanto resterà sfamata? Noi e i nostri figli passiamo ore davanti al cellulare con le porte del cuore e del cervello totalmente aperte ed indifese. Cosa lasciamo entrare? Di bimbi bloccati da uno schermo sono pieni i ristoranti, le auto e ahimè le case. Metteremmo nei loro piatti cibo invitante ma avariato? Scegliamo dunque le labbra da cui pendere, perché molti dolci veleni scendono in noi senza che ce ne accorgiamo.

Lc 19,45-48   Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Ogni istante

Se avessi compreso quello che porta alla pace! Ma non lo vediamo, non ci accorgiamo. Non riconosciamo il tempo in cui siamo visitati dalla presenza di Dio nella giornata. Se fossimo più consapevoli di questo, ogni attimo di preoccupazione diverrebbe pace. Ciò che porta alla pace infatti non è questo o quello, ma avvertire di non essere mai un solo istante abbandonati dall’amore di Dio. Ciò che porta alla pace è l’interiore contatto con lo Spirito di Dio. Siamo circondati, assediati e stretti da ogni parte da una moltitudine di pensieri ed eventi che ci tolgono pace e ci agitano. L’unico modo è vivere questa stretta coscienti d’essere con Lui.

Lc 19,41-44 Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Non temere

Forse con ancora in mano le monete di Zaccheo, Gesù racconta questa parabola. Una parabola sulla paura: avevo paura di te, che sei un uomo severo. In realtà non vi è traccia di severità in quel padrone che invece è generoso nel ricompensare i servi. Dieci città per dieci monete non è cosa da poco. Ma ognuno attira nella vita ciò che teme. La paura è un magnete implacabile, un filtro attraverso cui guardiamo tutto e tutti. Ho avuto paura, disse Adamo a Dio. Ho avuto paura, dice questo servo a cui il padrone, di riflesso, dà motivo di temere. Non abbiate paura, ripete Gesù molte volte nei Vangeli. Non abbiate paura perché dalla paura nasce ogni errore, ogni visione distorta, ogni feroce difesa e sospetto. L’amore perfetto scaccia il timore. Ma ci chiediamo: quale profonda paura abita il mio cuore?

Lc 19,11- 28   Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Scendi

Subito dopo aver guarito il cieco, Gesù si imbatte in Zaccheo. I tempi erano maturi perché il frutto cadesse dall’albero. A volte le cose accadono al momento giusto. Paolo cadde da cavallo, Zaccheo scese dal sicomoro, Gesù sa quando farci scendere dai nostri piedestalli e lasciarci guardare per quel che siamo. Quando ci si percepisce amati, cadono le maschere, si abbassano le difese. Quando Zaccheo, in casa, si alzò e promise di dare la metà dei suoi beni a poveri, non si sentì più né basso né alto. Era finalmente semplicemente se stesso. Parlava a Gesù così com’era, sapendo che lui conosceva già tutto. Quando ci si sente conosciuti e capiti da Gesù, che altro serve?

Lc 19,1-10  Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Esigente

Sarà stato cieco, ma vedeva benissimo quello che voleva. Voleva guarire e sapeva che Gesù l’avrebbe guarito. Avendo chiari in sé stesso i suoi desideri, agì senza indugi. Non si curò di quelli che lo rimproveravano perché tacesse gridando ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». E alla domanda di Gesù Che cosa vuoi che io faccia per te? rispose senza esitare. Una domanda che è rivolta anche a te, ad ogni istante. Che cosa vuoi che io faccia per te? Una domanda a cui molti non sanno rispondere ed è un vero peccato, un’occasione persa. Sì, è vero, il Vangelo di Gesù è molto esigente. Ma Lui ci  invita ad essere altrettanto esigenti con lui: chiedete e vi sarà dato. Cosa vuoi che io faccia per te?

Lc 18,35-43   Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.