Bartimèo significa semplicemente figlio di Timèo. Era però diventato il nome proprio di quel cieco mendicante. Lui, Bartimèo, quando chiama il Maestro usa invece titolo e nome: figlio di David, Gesù! E così Bartimèo e Bardavid si incontrano, si parlano, e iniziano il cammino insieme. Che cambiamento! Dallo stare seduti in terra sperando che qualcuno ti noti, a camminare a testa alta vedendo e seguendo Gesù. Questa scena è l’immagine di tutti noi. È un invito a smettere di autocommiserarci e iniziare semmai a chiedere seriamente a Dio ciò che desideriamo. Cosa vuoi che io faccia per te?Rabbunì, che io veda di nuovo! E tu, che cosa vuoi? Che cosa chiedi con fede?
Mc 10,46-52 mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Non c’è nulla da fare, abbiamo il bisogno costante di sentirci importanti. Almeno per qualcuno. Almeno uno che ci getti le braccia al collo, al rincasare, e ci dica che ci ha atteso tutto il giorno. Eppure quelli che ci attendono non li andiamo a trovare mai. Quelli che attendiamo non ci degnano nemmeno di un messaggio sul cellulare. Che strana vita. Che strana gente che siamo. Sarà stato bello per Gesù vedere questi due fratelli chiedergli di stare seduti vicini a lui, per sempre. Come i bimbi in gita, preoccupati solo di stare seduti l’uno accanto all’altro in pullman. E gli altri indignati perché i due si sono mossi prima e li hanno preceduti nella prenotazione dei posti. Ma tutti possiamo stare vicini a Gesù. Vicinissimi. Essere una cosa sola con lui. Lo desidera ardentemente. Giacomo e Giovanni chiesero di sedere accanto a lui. Ma facciamo attenzione prima di chiederlo. Stare accanto a Gesù è molto impegnativo. Lui non è venuto per essere servito ma per servire. Dunque chi gli starà vicino, di certo non starà seduto.
Mc 10,32-45 mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà». Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.
Cosa sarà mai questo lasciare di cui parla tanto Gesù e che tanto ci spaventa? Forse è abbandonare? No di certo, perché Dio non può chiedere qualcosa che sia contro se stesso. Dio è unità perfetta, è comunione costante, è Dio-con-noi, è “non ti lascio mai”. Vi è però un lasciare giusto, un lasciare santo, un lasciare divino. Lasciare che chi ti è nemico vinca, lasciare che ti giudichino, lasciare che facciano. Lasciare che prendano decisioni diverse dalle tue, lasciare che sbaglino. E poi vi è il lasciare che casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi siano collocati in una prospettiva diversa, quella del regno di Dio. Vedere cioè in Dio tutti questi importantissimi legàmi. Viverli davanti a Dio, lasciare che Lui ci suggerisca la relazione giusta da tenere. Allora cesseranno gli attaccamenti tossici così come il disinteresse egoistico. E si moltiplicherà l’amore puro.
Mc 10,28-31 Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
Il regno di Dio è quella dimensione che va oltre la materia e oltre la psiche. È pura energia divina all’opera in ogni atomo e nella quale ogni atomo è immerso. La capacità di percepire questa dimensione, cioè entrare nel regno di Dio, è di pochi e anche questi pochi ci entrano per alcuni istanti soltanto. Solo Gesù riusciva ad essere costantemente nel regno di Dio. Più la vita dipende dalla materia, più è difficile percepire l’immateriale. Ecco perché chi possiede molti beni, molte cose, molto potere, molta bellezza, molto futuro, difficilmente entra in questo modo di vivere la vita. Vendi e dai ai poveri, dice Gesù al ricco. Quelli che non hanno nulla diventano così la salvezza di chi possiede molti beni. Ma noi non lo capiamo, non ci crediamo e abbiamo paura a mollare la presa. Con gesto eroico doniamo un paio di scarpe buche o lasciamo qualche moneta nel cestino in chiesa. E va bene, è pur sempre un inizio. Poi, vecchi e stufi, lasceremo qui anche il nostro vecchio corpo ed entreremonel regno di Dio per la prima volta, senza averlo mai sperimentato in terra. Ci vorranno forse dei tempi supplementari per “purgare” la materialità dell’animo impreparato. E loro, i poveri, saranno lì ad aiutarci, a darci nuove occasioni di recuperare gesti d’amore. Sì, saranno già lì, perché loro muoiono giovani ed entrano prima nel regno di Dio.
Ieri se n’è andata Natalia, di 19 anni, dopo alcuni mesi di malattia. Il giorno prima ero presente quando aveva chiamato da Timor Est la sorella maggiore che studia in Italia. “Dai dai mandami qualche soldo”, le aveva detto ridendo. “Cosa vuoi comprarti?”, le aveva chiesto la sorella. “Da mangiare”. E la studentessa si era presentata da me con una borsa: “Magari puoi aiutarmi a rivendere questi miei vestiti”, e intanto inviava qualche dollaro che Natalia, nel frattempo, ha lasciato quaggiù.
Mc 10, 17-27 mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
La Trinità è un grande mistero, ma seguendo Gesù si può intuirne qualcosa. Per questo venne sulla terra, per insegnarci il giusto rapporto con Dio. Lo chiamava infatti Padre, perché percepiva in ogni istante di esserne figlio. Per questo la potenza dell’amore divino, lo Spirito, agiva tramite Gesù e tuttora agisce per mezzo di chi crede e pratica il legame costante con Dio.
Santissima Trinità Mt 28 gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Cosa vorrà dire accogliere il regno di Dio come lo accoglie un bambino? Questi bambini si lasciavano toccare da Gesù, che appoggiava le mani su di loro trasmettendo forza e amore. Ecco, lasciamoci toccare dalla presenza vera di Gesù e dello Spirito. Bisogna solo stare fermi e ricevere il suo tocco sanante. Siamo così abituati a strappare con forza alla vita attimi di serenità, che ci pare impossibile e forse anche sbagliato star fermi e ricevere amore e miracoli gratuitamente. Ma questo fanno i bambini. Semplicemente ricevono.
Mc 10,13-16 presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.
Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma, dice Gesù. La norma che consentiva il ripudio della moglie da parte del marito. Una norma che imponeva la forma scritta, cercando di limitare il peggio. Infatti se nientemeno che Mosè (quello dei dieci comandamenti!) giunse a regolare in questo modo la questione, c’è da chiedersi quale fosse la situazione reale. È lecito immaginare che la donna venisse semplicemente buttata sulla strada a calci. Ecco allora che si impone un documento scritto, con tanto di motivo del ripudio. Le vere guide non si limitano a ripetere la perfezione della regola divina, ma cercano soluzioni reali che difendano i più deboli dalla durezza del cuore umano. Nessuno si sposa con l’intenzione predeterminata di lasciare il coniuge. Ma la durezza dei cuori o della vita può causare ferite, dolori e spaccature che non serve rinfacciare. “Occorre riaggiustare la vita di queste persone che hanno già sofferto tanto e aiutarle a camminare, rialzandosi da dove sono cadute” (Carlo Maria Martini)
Mc 10,1-12 Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Ognuno sarà salato con il fuoco, dice Gesù. E Dio è fuoco. Lo Spirito è fuoco. Ecco perché tutto ciò che non viene da Dio brucia. Chi invece è in sintonia con Dio è già infuocato e non può bruciare. Saremo salati con il fuoco. Lo Spirito ci darà sapore. La vita avrà gusto. Gusteremo persino un bicchiere d’acqua perché ci sarà dato nel nome di Gesù, perché siamo di Gesù. Tutto il resto lo lasciamo, tutto il resto non ci serve. Ci interessa solo il gusto del fuoco. La vita per noi ha sapore solo se è salata da Dio. Il gusto del vangelo è l’unico che ci orienta per distinguere ciò che nutre e ciò che avvelena. Saremo salati dal fuoco in questo mondo sempre più idiota, deludente ed insipido. Con il fuoco in noi stessi saremo in pace con tutti.
Mc 9,41-50 Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
Per noi è sempre questione di potere. Avere o non avere il permesso di fare o non fare questo e quello, fosse anche un miracolo. Ci vuole sempre un’autorizzazione, ormai anche per scattare una foto ricordo. Per Gesù invece è altro ciò che conta: fare il bene. E il bene si fa ed è davvero bene se è compiuto nel suo nome. Quel tizio scacciava demoni nel nome di Gesù. I discepoli si infastidiscono, quasi ne avessero il monopolio. Gesù invece ne è felice, perché i demoni sono stati scacciati ed è questo ciò che conta. L’importante è essere per Gesù e non contro di lui. Contro di lui è chiunque non compie miracoli nel suo nome. Chiunque prega nel nome di Gesù è con Gesù, ufficialmente o meno poco importa.
Mc 9,38-40 Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».
Fossero solo queste le cose che non capiamo, saremmo davvero a buon punto. Non capire la resurrezione è infatti ancora comprensibile. Prima di giungere a questo, c’è ben altro da capire: il dolore, la miseria, la violenza, l’idiozia, la morte. Abbiamo paura di fare domande perché non capiamo. Non solo: abbiamo paura di non essere capiti. Ecco perché chi ha davvero bisogno difficilmente chiede. Bisogna essere i primi a offrire aiuto, a compiere il primo passo senza aspettare che l’altro abbia il coraggio di chiedere. Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti. Ma è anche vero che chi vuole essere il servitore dev’essere il primo a offrire aiuto. In ogni caso io chiedo, senza paura. Vi chiedo di far circolare l’appello che trovate qui di seguito. Tante volte la gente cerca occasioni sicure per inviare un aiuto ma ha paura d’essere ingannata. Spiegate, raccontate, “postate”, comunicate senza paura né vergogna. Aiutate le persone a fare del bene, a compiere opere di misericordia. “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”.
Mc 9,30-37 Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».