Non c’è notte che possa

Succede che, finché si è sotto processo, l’ansia e la sofferenza sono indescrivibili. Cosa mi faranno? Cosa sarà di me e dei miei? Verrò creduto? Sarò capito? Il pianto e la tristezza sono il pane quotidiano perché la pena sta davanti a te ed è ignota. Poi viene l’ora della sentenza che, paradossalmente, anche se è pesante allevia: ora so quando sarà la fine. Ora posso scalare i giorni e, se pur siano migliaia, sono contati. Insomma, la sofferenza ci spaventa perché non ne conosciamo la durata. Sarò triste per sempre? Piangerò ancora per quanto? Sui muri delle celle spesso leggevo “Non c’è lunga notte che possa fermare il sorgere del sole”. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. Il dolore ha una fine.

https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Gv 16,16-23   disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Eppure danzerete

Voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. Gesù spesso parla della nostra gioia. La desidera fortemente. È bello sapere che ci vuole felici. Si tratta di una gioia differente da quella che ci possiamo procurare da soli o con l’aiuto di altri. La gioia divina è infatti senza causa e confonde chi guarda dal di fuori: come può essere felice chi vive così? Come si può trovare la felicità servendo i più poveri, i più difficili e i meno attraenti? Eppure è così. È una gioia diversa, con tempi diversi. Soffri mentre tutti godono. Gioisci dove tutti rifuggono. Perché il tuo cuore è connesso con quello del Padre e vedi tutto a modo suo. E danzi sotto la pioggia tra le baracche del mondo, con Dio tra le braccia come un bimbo.

https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Gv 16,16-20   disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia»

Mai immobili

Dunque il nostro non è un sistema chiuso e immutabile. Gesù ha dato il via, non ha messo il punto. Ha acceso il fuoco e ha promesso che sarebbe divenuto sempre più forte, alimentato dal soffio costante dello Spirito. Lo Spirito vi guiderà alla pienezza della verità. Ci farà sempre più maturare insomma. Quelli venuti prima di noi hanno letto il vangelo coi loro occhi e l’hanno vissuto nel loro tempo. Ora guardiamo indietro con sufficienza e sorridiamo presuntuosi, sentendoci moderni ed evoluti. Altri invece provano nostalgia e giudicano le attuali guide della Chiesa perché “cambiano la tradizione e trascurano i valori di un tempo”. Ma ad ogni tempo il suo Spirito per vivere il vangelo. La Chiesa non è un museo né la fiera dell’inedito. Ciò che conta non è conservare immutato o cambiare pur di apparire moderni. Ciò che conta è ascoltare lo Spirito. Perché Gesù ci ha chiesto questo.

URGENTE BISOGNO DI FONDI https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Gv 16,12-15  disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Spazio

Se non me ne vado non verrà a voi il Paraclito. Cosa sarebbe successo se Gesù risorto fosse rimasto per sempre coi suoi? Cosa significa che non sarebbe venuto lo Spirito? Forse significa che la relazione di Gesù coi suoi (e con noi) non sarebbe scesa nella parte più profonda dell’anima, dove Dio abita e dove siamo tutti uno-con-Lui. Sarebbe rimasta ibrida, alternata, ora spirituale ora psicologica. A volte la vita ci tiene un po’ distanti da chi amiamo. Il lavoro, lo studio, le vicende quotidiane, ci obbligano a non stare insieme. Vorremmo azzerare impegni e chilometri. Ci sono poi separazioni più lunghe, le emigrazioni, le malattie, la morte. Ma anche vivessimo sempre gli uni accanto agli altri, la comprensione reciproca non sarebbe mai totale. Resta sempre uno spazio. Ma è meglio per noi. Se si vuole volare insieme, bisogna lasciarsi spazio. È lo spazio del respiro, che si dice pneuma. Ovvero Spirito.

https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Gv 16,5-11 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Quando verrà

Quando verrà lo Spirito della verità. Lo Spirito che vi farà vedere la realtà, che vi aprirà gli occhi dell’anima perché possiate vedere e sperimentare quanto Dio è vicino a ciascuno di voi. Allora in ogni difficoltà, fossero anche le peggiori e più umilianti persecuzioni, voi vedrete che la verità è un’altra. Dovessero pure scomunicarvi, voi saprete che in verità io non vi scomunico. Perché io sono comunione costante con voi che mi avete conosciuto, che mi avete fatto entrare nella vostra vita. Lo Spirito vi ricorderà in ogni istante che Io Sono Dio, che Io Sono colui che vi ama sempre.

Gv 15,26-16,24   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Ho scelto voi

Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederà, come lo concede a me. Ma perché questo vi accada occorre che anche voi siate in continua e totale unione con Dio Padre, come lo sono io. Occorre insomma che siate immersi nel mio amore, nel mio modo d’amare: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Rimanete nel mio amore, non allontanatevi. Rimanete. State di più con me, dedicate più tempo a stare con me, immaginando e sperimentando quanto amore provo per voi. Allora vi renderete conto che io ho scelto voi. Io ho scelto voi perché la vostra gioia sia piena.

Gv 15,9-17  Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Distacco

L’odio si manifesta in molti modi. In varie parti del mondo i cristiani sono odiati in modo diretto, con violenza fisica, psicologica, trattati come cittadini di seconda classe. Nella piccola parte di mondo in cui viviamo, la parte che di fatto comanda e decide le sorti di tutti, questo odio di cui parla Gesù parrebbe non esserci. Potremmo dire di non essere liberi di manifestare la nostra fede? Eppure i cristiani, quelli veri intendo, non possono non dare fastidio perché il mondo tende ad amare ciò che viene da lui e non ciò che va controcorrente come Gesù di Nazareth. E se da noi è regola assoluta lasciarsi tutti liberi di pensare e fare qualsiasi cosa, l’odio si manifesterà in altra maniera. L’odio assumerà l’abito della indifferenza. Il cristiano si sente odiato perché si sente ignorato, inascoltato, non visto. Dal Papa al padre di famiglia, siamo liberi di parlare e credere, ma avremo la sensazione che a nessuno importi di ciò che diciamo e facciamo. Questa amara sensazione non deve gettarci nella tristezza. È conseguenza diretta del nostro legame con Gesù. Siamo diversi. Non siamo uniformati alla massa. Il vangelo ci distacca nei pensieri e nelle azioni da coloro che ancora non conoscono Gesù e chi l’ha mandato.

Gv 15,18-21   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Opere più grandi

Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò. Parole di una potenza straordinaria, che ci dobbiamo ripetere mille e mille volte al giorno soprattutto in ogni istante di dubbio, tristezza e preoccupazione. Parole che ci interrogano anche. Nei millenni la Chiesa ha compiuto opere di ogni tipo, alcune meravigliose e altre vergognose. Abbiamo creato ospedali, lottato per i deboli, aperto scuole per i poveri. Abbiamo organizzato guerre, costruito palazzi faraonici e scritto libri di ogni genere. Ma perché non siamo diventati gli esperti numero uno in guarigioni miracolose e predicazione alle folle come era Gesù di Nazareth? Compirete le opere che io compio e ne farete di più grandi. Quante persone hai guarito tu nel nome di Gesù? Quanti demoni hai scacciato? Quanto pane hai moltiplicato? Perché non ne siamo capaci?

Aiuto urgente https://www.gofundme.com/f/trasporto-urgente-ospedale

Santi Filippo e Giacomo apostoli   Gv 14,6-14   disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»

https://gofund.me/9b685f8b

La mia gioia

Ecco, non dimentichiamolo: il motivo di tutto ciò è la nostra gioia. Tutto ciò che ci ha detto Gesù, l’ha detto per la nostra gioia. Non per altro. Ripetiamolo di continuo: è per la mia gioia, è per la mia gioia. Il vangelo è per la mia gioia. Amare come Gesù ha amato, come il Padre ha amato lui, procura gioia. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Non dimentichiamo quindi che Gesù stesso era una persona piena di gioia. Era felice, sereno, sorridente. Gli piaceva fare quello che faceva. Gli dava gioia guarire la gente, scacciare i mali, insegnare alla folla. Gli dava pienezza argomentare coi farisei, prender sassate dai samaritani, rispondere ai saltafossi dei farisei. Sì, perché proprio le fatiche e le incomprensioni gli davano occasione di legarsi più fortemente al Padre per rimanere nel suo amore. Nulla li poteva separare. Nulla può separarci dall’amore del Padre, dalla sapienza del Figlio, dalla potenza dello Spirito.

https://gofund.me/752befb3

Gv 15,9-11   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Costantemente

Per tutti Gesù era il figlio del carpenterie e dunque non si spiegavano la sua sapienza e i suoi prodigi. Come se Giuseppe non avesse da insegnare altro che carpenteria. E se invece fosse proprio lui la fonte della saggezza di Gesù e della sua fede? Noi che dai vangeli conosciamo più l’animo di Giuseppe che la sua professionalità, siamo avvantaggiati. Possiamo infatti intuire chiaramente che uno dei primi maestri di vita e di fede di Gesù fu proprio lui. Non dimentichiamo che se Maria non fu lapidata e Gesù non fu di conseguenza “abortito” nel suo grembo, fu proprio grazie alla libertà di Giuseppe che non volle denunciarla come richiesto dalla legge. Egli seppe ascoltare l’angelo della propria coscienza che lo spingeva a non temere e a credere all’amore innocente di Maria. Noi vediamo la gente che fa questo o quel mestiere e la identifichiamo con esso. Ma dentro al muratore, al falegname, alla maestra, al dottore e alla commessa, c’è un lavoro continuo d’altro genere e ben più forte. È il lavoro che Dio compie costantemente per portare quell’anima a piena maturazione.

San Giuseppe lavoratore   Mt 13,54-58   Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.