Guai in vista

Ma cosa significa Guai a voi? Forse Gesù sta minacciando o augurando il male a queste persone? Leggendo tutti i vangeli ci risulta difficile crederlo. Gesù infatti si intratteneva spesso e a lungo con scribi, sacerdoti e dottori della Legge divina. Per loro ci spese molto tempo e parecchie energie. Certamente pregò a lungo per loro, che avevano grandi responsabilità nel guidare il popolo santo di Israele. Possiamo quindi dedurre che il suo sia un monito, un avvertimento, un serissimo invito a stare in guardia e cambiare per non mettersi nei guai. L’esatto contrario di ciò che da quel giorno fecero loro, impegnati a fare domande a trabocchetto a Gesù per inguaiarlo con le sue stesse parole. È vero, è umiliante essere messi sul chi va là, essere invitati a ripigliarsi. Ma è certo peggio finire nei guai perché nessuno ci ha allertato. In quest’epoca di “fai quello che ti pare” trovare un amico che ci avverte dei pericoli e degli errori è cosa rara e preziosa.

Lc 11,47-54    il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

L’unica regola

Sentirsi in regola appaga. Ci si sente al proprio posto di fronte al mondo e di fronte al Creatore. Essere in regola è pesante ma fa sentire più forti e più giusti di chi in regola non è. È quel senso di  sicurezza che ci trasmettono le carte bollate. La rigidità mentale religiosa è dura da portare ma più pesante è la libertà di coscienza. Essa richiede un costante discernimento, un continuo vaglio dei pensieri. La regola religiosa invece esonera da questa fatica. Le percentuali delle offerte sono già calcolate, gli orari delle preghiere sono fissati, la lunghezza dell’abito è già stabilita, i cibi leciti sono elencati. Non c’è possibilità di cambiamento, dunque non c’è responsabilità d’errore. Dagli ebrei ortodossi ai talebani, dai tradizionalisti antibergogliani ai testimoni di Geova, l’elenco delle rigidità religiose è ahimè lungo. Così è prescritto, così dio vuole. La fede invece è altra cosa, il vangelo è altra musica. Giustizia e amore, ecco ciò che conta secondo Gesù. Giustizia è amore. L’amore secondo Dio. L’amore che è Dio.

Lc 11,42-46   il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Il piatto

Lo sappiamo già e lo diciamo sempre: non contano le parole ma le azioni. Ne siamo tutti convinti. Così come crediamo che non servano a nulla le cerimonie formali senza una sostanza reale. Verissimo, ma rischioso. Eliminare la formalità non porta automaticamente alla autenticità: separare l’abito dal monaco, può far perdere entrambi. Abolite le forme, abbiamo creato una società di pari che si danno tutti del tu, per poi girare con lo spray al peperoncino nel timore d’essere uccisi da un ragazzino per un paio di auricolari. Gesù non invita alla sciatteria, non disprezza piatti e bicchieri puliti e raffinati, ma ci dice che li possiamo usare solo se abbiamo riempito anche il piatto altrui. Date in elemosina quello che c’è dentro il vostro piatto e per voi tutto sarà puro.

Mai dimenticherò l’accoglienza formale ma coerente ricevuta presso la comunità di Ilimanu, nell’agosto 2023 a Timor Est. Il caffè servito in tazzine di ceramica in stile occidentale era segno di attenzione amorevole agli usi dell’ospite.

Lc 11,37-41   mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Il segno

Cerchiamo qualcuno che lasci un segno, qualcuno di incisivo. Eppure poi temiamo gli incontri forti, abbiamo paura di guardare la realtà e di affrontare le situazioni che ci lasciano segnati. Questa generazione cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno perché poi, quando lo riceve, lo rifiuta. I segni più forti la vita ce li ha lasciati a graffi e morsi, sono ferite che ad ogni cambio di stagione ancora bruciano. Quando le guardiamo, riconosciamo che quei dolori sono stati le più forti lezioni. I segni che in-segnano non sono tatuaggi ma cicatrici. Sono segni di Giona, che sperimentò gli abissi e la salvezza. Il segno di Giona è Gesù di Nazareth, il segnato dalla croce, il segnato dalla resurrezione.

Lc 11,29-32    mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

A testa alta

Nessuno è buono se non Dio solo, gli altri ci provano. A vedere come va il mondo, è già tanto se riescono a non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onorare padre e tua madre… Spesso però non riescono nemmeno in questo ed è tutto un ammazzarsi a fucilate o male parole, tutto un ignorarsi e disprezzarsi. Forse è così perché ci crediamo ricchi. Magari le tasche non le abbiamo piene di soldi, ma di presunzione sì. Sappiamo tutto, non abbiamo bisogno di capire e fare domande. Siamo ricchi, autosufficienti e sicuri d’aver ragione. Per questo non siamo sereni, perché i ricchi non entrano nel regno di Dio. Restano incollati quaggiù, ai regni umani, dove si può solo cercare d’essere un po’ buoni ma con scarso successo. Vendere, regalare, dare. Ecco cosa dovremmo fare: usare ciò che abbiamo per far star bene gli altri. E se non abbiamo altro che orgoglio e presunzione, diamoli agli umiliati dalla miseria. Saremmo già a buon punto se una volta, almeno un giorno, per causa nostra un povero se ne andasse in giro a testa alta come noi. Perché tutto è possibile a Dio!

Mc 10,17-27     mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

A distanza

Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato! esclama una donna mentre Gesù parla. Come dire: vorrei essere io tua madre! E la risposta consolante di Gesù arriva subito. Non è stata beata solo mia madre. Chiunque lo può essere, perché chiunque può entrare in relazione profonda con me. Ascoltare Dio che parla in noi ci rende più legati a Gesù di quanto possa esserlo una madre col figlio. I legami più profondi e reali, secondo Gesù, non sono quelli fisici ma quelli vissuti nella dimensione spirituale. Parlare a voce, occhi negli occhi, con chi amiamo può portare a momenti molto intimi e unici. Ma comunicare nella preghiera con un’altra persona può farci raggiungere una unione ancora più forte e reale. Per questo è fondamentale pregare gli uni per gli altri, fino a dirsi in preghiera ciò che a voce non si riesce a dire per i più vari motivi. Beato chi ascolta la parola di Dio che risuona nel cuore.

Lc 11,27-28  mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Come fili invisibili

Divide et impera, dicevano i romani, dividili e li comanderai. Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e chi è più forte lo vince, osserva oggi Gesù. E lo possiamo constatare anche noi, sia su scala internazionale sia nel regno del nostro cuore. Raccolti, dobbiamo stare raccolti attorno a Gesù, non dispersi qua e là. Chi non raccoglie con me la propria vita, disperde la propria vita. Non dobbiamo perdere la presa, restiamo aggrappàti alla presenza divina in noi. Non lasciamo che nulla possa dividerci da Lui. Costelliamo la giornata di brevi dialoghi con Dio-in-noi che come fili invisibili ci legheranno al cielo. Rivolgiamo al Padre buono o al Figlio Gesù o allo Spirito Santo le nostre necessità, confidiamo le nostre paure, ringraziamo per ogni nostra gioia.

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Lc 11,15-26     dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Manda il tuo Spirito

La giornata è piena di fatiche, ognuno ha le sue. Pensare a chi se la passa peggio ci responsabilizza e ci scuote, ma non per questo ci toglie preoccupazioni, ansie e malumori. Quando ne parliamo con qualcuno, il nostro è uno sfogo momentaneo che difficilmente ci libera. Il più delle volte inondiamo il nostro malcapitato interlocutore con una marea di lamenti che non fanno che mandare in circolo tossine e darci conferma delle nostre sfortune. Eppure sarebbe così facile parlare di tutto con Lui, con il nostro Dio amorevole, l’Unico che può davvero intervenire, l’Unico che ci libera dal male dei nostri pensieri. Chiedete, cercate, bussate, non esitate a dirmi tutto. Ogni paura, ogni necessità, ogni fatica, tutto. Il Padre darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono! E lo Spirito può tutto.

Lc 11,5-13   Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Ogni giorno

Gesù si trovava in un luogo a pregare. Colpisce molto questa espressione così generica: in un luogo. Non nel tempio, il luogo ufficiale della preghiera del popolo unito. Non in sinagoga, il luogo ufficiale della predicazione della Scrittura. Era semplicemente in un luogo e stava semplicemente pregando. Come fosse la sua preghiera un po’ lo sappiamo: Padre, sia santificato il tuo nome… Non sappiamo però nulla di questo luogo dove Gesù stava pregando e non sappiamo nemmeno i tempi della preghiera. Quando ebbe finito un discepolo gli chiese spiegazioni. Dove pregava Gesù? Per quanto e quante volte? E tu dove preghi, per quanto tempo e quante volte al giorno? Non ci sono ricette uguali per tutti né adatte ad ogni stagione della vita. Luogo, tempi e frequenza sono da trovare e costantemente riadattare. Ma ciò che è certo è che pregare è fondamentale, naturale, ovvio. Come il pane quotidiano.

Lc 11,1-4  Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Con calma

Cerchiamo applausi e consensi e, seppur inconsciamente, tremiamo per la paura di non piacere. Ormai anche una minima ombra di dissenso ha il potere di squilibrare una intera giornata. Per questo  passiamo il tempo affannàti ed agitati, a recitare una parte non nostra, purché piaccia. Ma la parte migliore, che non ci sarà mai tolta, è la nostra. È l’unica parte che ci è chiesto di fare. Per cui non resta che sedere calmi ai piedi del maestro ad ascoltare ciò che ci suggerisce. E se ci chiederà di servire a tavola, lo faremo senza brontolare.

Lc 10,38-42   mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».