Se vuoi

Se vuoi, e lui vuole. Gesù vuole sempre guarirci da ogni male. Purificare, dice il vangelo, rendere puro ciò che è inquinato. Cos’è la lebbra se non una morte che decompone parti del corpo di un uomo ancora vivo, rendendolo uno zombie? E così è il nostro cuore, abitato da bene e male, da vita e morte. Su questo vangelo continua a leggere qui https://lalocandadellaparola.com/2024/01/11/come-un-canale/

Mc 1,40-45 Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Di nuovo

Lo ripete. Lo rifà di nuovo perché anche la gente ha di nuovo fame. L’evangelista Marco narra qui una seconda “moltiplicazione” dei pani e dei pesci. Era dunque abitudine di Gesù dar da mangiare agli affamati. Di nuovo. È bella questa espressione. Ci ricorda che i bisogni dell’umanità non sono soddisfatti “una tantum”. Bisogna provvedere di nuovo, di continuo. E continuo deve essere il nostro curarci degli altri. Si avvicina la quaresima e ci chiediamo: che digiuno farò? I più coraggiosi però si chiederanno: chi sta digiunando a causa mia? Di chi sento compassione al punto da decidere di agire per sfamare i suoi bisogni? https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Qui sotto una foto ricevuta ieri da Timor Est. La forte pioggia inonda le strade della città.

Mc 8,1-10 poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Effatà!

Effatà, apriti! Siamo tutti chiusi, incapaci di ascoltare ed ascoltarci. Ascoltar noi stessi, anzitutto, e gli altri. Effatà, sospiriamolo anche noi guardando verso il cielo. Effatà! Non sentiamo più nulla, né ispirazioni né emozioni né Spirito. Per questo non sappiamo più cosa dire e, se parliamo, facciamo danni. Non abbiamo più nulla da dire perché non abbiamo più nulla da ascoltare. Siamo tutti pari, tutti già bravi, tutti arrivati al top. Solo chi sa di non sapere affina l’udito e ascolta e impara e cresce. Solo chi sa di non saper parlare misura le parole, alza gli occhi al cielo più e più volte. Effatà, sussurra, sono sordo e muto. Sciogli i nodi Signore, tu che sei Parola fatta uomo.

Mc 7,31-37 Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Le briciole e i cani

Anni fa, alcuni amici assai più cattolici di me mi spiegavano che il Papa è il Papa e, quando parla, è assistito dal Signore o per lo meno da molti esperti. Sono sempre stato d’accordo e lo credo ancora, loro però devono aver cambiato idea dato che il Papa lo criticano ferocemente. Ma si sa: ormai è di moda spiegare agli altri il loro mestiere facendo male il nostro. Ora poi che quel sant’uomo, o Santo Padre, ha affermato che una briciola di benedizione non si nega a nessuno, nemmeno a coppie dello stesso sesso che vivano una affettività stabile da tempo e desiderino un aiuto dal cielo, immagino che lo disconosceranno dichiarando vacante la sede petrina. Non scoraggiamoci, fu così sin dagli inizi. Basta pensare a quanta fatica fecero gli Apostoli a far accettare ai discepoli di origine giudea che i cani infedeli di origine pagana fossero battezzati direttamente, senza sottomettersi alla legge ebraica e continuando tranquillamente a mangiar maiale.

Leggere al n 31 https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2023/12/18/0901/01963.html

Mc 7,24-30   Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Il digiuno che voglio

Era avanti di secoli e millenni, è innegabile. Prova ne è il fatto che ben presto i suoi stessi discepoli, la Chiesa, hanno fatto retromarcia su molte cose. Lui rese leciti tutti gli alimenti. Sia chiaro: era un’ottima regola quella di non mangiare carne igienicamente pericolosa ma, l’abbiamo detto ieri, la legge alimentare era divenuta un’ossessione fine a se stessa e lo è tutt’ora in molte religioni. Gesù digiunava certo, ma per combattere l’avidità e condividere i beni. Non perché considerasse i cibi malefici in se stessi. Insegnava la libertà dalla dipendenza, non la paura e dunque il divieto. Ma noi, suoi seguaci, noi discepoli di un uomo così avanti, siamo andati indietro. In molti aspetti abbiamo ricostruito una religione di regolette fini a se stesse: niente carne, niente dolci… Per non parlare d’altro, ad esempio della parità uomo donna nel gruppo dei discepoli. Tutte cose passate presto in soffitta. Ma coraggio, ce la faremo. Lui sta sempre avanti, avanti a noi. Seguiamolo, possibilmente aumentando un po’ il passo.

Diffondi la Locanda della Parola

Mc 7,14-23 Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Perché?

È sempre la stessa storia e forse per questo la storia è sempre la stessa: si considera eretico e fuori legge proprio chi la legge la conosce meglio. Conoscendola, riesce a rispettarla non solo alla lettera, ma nello spirito con cui è stata scritta. Gli altri, quelli che non sanno, leggono e applicano con la disinvoltura di chi, non distinguendo il tè dal caffè, apre un libro di ricette e si mette a cucinare. Se andate a messa, vedrete il prete disinfettarsi le mani prima di distribuire l’eucarestia (speriamo). Scommettete che tra cento anni, ammesso che qualcuno vada ancora a Messa, prima della Comunione il chierichetto porgerà una strana ampolla di amuchina al prete, lasciandone cadere una simbolica goccia sulle sue mani? Non è già così con quelle due gocce d’acqua sulle dita del prete, all’offertorio, mentre sussurra: “lavami Signore da ogni mia colpa, purificami da ogni mio peccato”? E che dire dell’acqua aggiunta al vino, nel calice, mentre dice “dal fianco aperto di Cristo uscirono sangue e acqua”? Da dove vengono questi gesti? Sono nati prima delle parole o dopo? Ovviamente prima, erano gesti reali e necessari: lavarsi le mani e tagliare il vino forte secondo l’antico uso romano. Eppure chi li evitasse si sentirebbe rimproverare: perché non ti comporti secondo la tradizione antica? Perché non reciti la formula? Quanto alla futura formula sulla Amuchina, staremo a vedere.

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Mc 7,1-13    si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Venivano salvati

Lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati. Erano forse superstiziosi? E quale è il confine tra superstizione e fede? Gesù li avrebbe guariti anche a distanza, come fece spesso. Li avrebbe guariti con una sola parola, senza toccarli. Ma loro chiedevano questo, ne avevano bisogno per aumentare la loro fiducia in Dio che operava in Gesù. È quella che si chiama fede popolare, quella fede che si esprime con i gesti, i canti, i lumi e le tradizioni. Certo, se a tutto ciò si toglie Gesù non resta che superstizione. Una serie di azioni e oggetti a cui si riconosce un potere buono o cattivo, che agisce da sé. Un conto è chiedere a Gesù di poter toccare il suo mantello. Altra cosa è affermare che quel mantello ha in se stesso il potere di guarirci.

Ricorda di diffondere la Locanda

Mc 6,53-56 Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

La giornata

Momenti di cielo, momenti di terra. Guarigioni ed esorcismi, silenzio e preghiera. Alba solitaria, tramonto affollato. La giornata di Gesù era intensa, ma non lo schiacciava. Certamente piena, ma non lo travolgeva. Soprattutto, Dio c’era sempre. Era grazie al contatto costante con Lui, che tutto il resto poteva accadere. Sullo stesso vangelo https://lalocandadellaparola.com/2024/01/10/ventiquattro-ore/

Mc 1,29-39 Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Le corse

La barca e la folla. I momenti di solitudine e intimità fraterna alternati a quelli di immersione tra la gente. Com’è importante trovare i giusti spazi! Com’è vero che non si può dimenticare d’essere uomini, non macchine instancabili. Persino la terra riposa d’inverno e dorme, per poi dare frutto. E invece noi sempre affannati, sempre col respiro alto come chi corre, come chi ha paura, come chi sta per morire. Ricordaci Signore che hai creato anche il riposo, la sosta, lo stacco. Ricordaci che il vero riposo interiore lo trova solo chi cerca e trova Te dentro il cuore.

Mc 6,30-34 gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

E tu bambino

Questa festa ci riporta ai giorni del Natale, col piccolo Gesù presentato al tempio di Dio e l’anziano Simeone che lo definisce luce delle genti. Da qui la festa della candelora, la benedizione delle candele, che domani verranno usate per benedire la gola nella festa del suo patrono san Biagio. Luce, abbiamo bisogno di luce, di gente luminosa e illuminata. Abbiamo bisogno di gratitudine, di persone capaci di portare a Dio la propria vita in segno di riconoscenza. Sì, dobbiamo riconoscere che tutto ciò che abbiamo, cose, persone e idee, tutto è dono di Dio.

Presentazione di Gesù al tempio Lc 2,22-32 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».