Ce ne lamentiamo ma non ci fermiamo a parlarne, almeno con noi stessi. Siamo stanchi, molto stanchi, oppressi e soffocati. Ma perché? Da cosa e da chi? Cosa ci manca, cosa è in eccesso? Forse proprio la tua presenza è ciò che più ci manca. Venite qui, ci dici tu Gesù. State con me, cercatemi presente in voi. Più buie si fanno le notti, più forte è il bisogno di luce. Venite a me, state con me. Cercate la consapevolezza della mia presenza in voi. Le ansie che vi opprimono e le paure che vi spaventano non sono forse dovute alla mancanza di momenti trascorsi solo con me? È in quei momenti che il respiro si fa di nuovo calmo e il cuore ritrova pace. Non è un peso stare con me, è una dolcezza leggera. Venite a me, vi darò ristoro.
Mt 11,28-30 Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Che cosa vi pare? Ci pare impossibile che Dio non sopporti una perdita dell’1%. Non c’è aspetto della nostra vita che abbia perdite così basse. Magari avessimo perso solo l’1% degli amici, l’1% del tempo, l’1% delle occasioni di bene. Saremmo nella gioia piena, nella pace mondiale, nell’assenza di povertà e discriminazione. È dunque un’utopia questa parola di Gesù? Parla di un Dio che non esiste? Potremmo anche lasciar cadere la faccenda della pecorella smarrita e preoccuparci semmai di non perdere, come dicono le statistiche, ben cinque ore al giorno sul cellulare, cioè circa il 30% del tempo che passiamo svegli. Altro che 1%… Eppure resta la domanda, resta e non se ne va. Perché Dio non si rassegna ad una perdita che per noi invece sarebbe un successo inaudito? E tu accetteresti la perdita dell’1% se quell’uno che si perde fosse la persona che più ami? E se fossi tu?
Mt 18,12-14 Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
“Deus ex machina”, si diceva nelle tragedie greche per indicare l’arrivo in scena, calato dall’alto, di un dio che risolveva una situazione ormai irrecuperabile. Nella scena del vangelo di oggi non è calato un dio ma un uomo malato. “Homo ex fratribus”, potremmo dire. Il Natale ce lo dipingiamo più come la prima scena, di un Dio che scende tra noi come salvatore. Il Natale è tutto un discendere dal cielo in terra. Eppure questo Dio concluderà la sua vita terrena come la scena di oggi, quella del Cristo deposto dalla croce, inerme, abbandonato, sorretto dai pochi amici che gli sono rimasti vicini. Ed è forse questo il mistero del Natale. L’incarnazione di un Dio che scende per farsi deporre ai piedi malati e disperati. Un Dio che diviene così tanto uomo da essere pure lui deposto ai piedi degli stessi che aveva servito. Dunque, disceso o deposto? Lo depose in una mangiatoia, leggeremo a Natale. È il mistero dell’Incarnazione.
Non dimenticare di diffondere la Locanda della Parola
Lc 5,17-26 Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Ai tempi di Giovanni Battista, due erano le ragioni per cui si girava scalzi. La prima ragione è la maledetta miseria, che costringe ancora oggi milioni di persone a camminare scalze per il mondo. L’altra ragione era l’opposta. Cioè vi erano persone che volontariamente, in segno di penitenza, chiedevano al maestro spirituale di slacciare loro i saldali e rimandarli scalzi come poveri. È il gesto più bello, quello di privarsi di qualcosa per donarlo a chi non l’ha. È il gesto del Figlio di Dio che, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà (2 Cor 8,9)
Mc 1,1-8 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Che scena meravigliosa, che spettacolo! È tutto un movimento, un non restare fermi, un darsi da fare. È un cuore che batte forte, quello di Gesù, che si emoziona di con-passione per la stanchezza fisica e psicologica della gente. È un uomo che decide, Gesù, che invia, che provvede, che cerca soluzioni. È un uomo che prega e chiede di pregare perché molti non si limitino a ricevere ma sappiano dare. Operai, gente che compie opere di misericordia. Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date.
Mt 9 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Oggi don Alberto Lolli riceverà un importante riconoscimento dalla città di Pavia. Lo ringraziamo per tutto il bene non richiesto che gratuitamente compie ogni giorno.
Ecco il peccato originale, la misteriosa origine di ogni peccato. La voglia di fare da soli, di decidere da sé la propria legge o, peggio, di non volere alcuna legge. Il sospetto che la legge di Dio non sia una barriera per non cadere ma un recinto per impedire la libertà. Non morirete affatto, anzi!, aveva suggerito il principe del male, sibilando come serpe dalla doppia lingua, dalla ambigua parola. Ecco la serva del Signore, ecco una ragazza che vuole servire a Dio, che gli vuole essere utile. Ecco una ragazza che crede alla bontà del Signore, che non sospetta un doppio gioco divino, che lascia che avvenga ciò che Lui desidera.
Immacolata concezione di Maria Gen 3 Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente:«Poiché hai fatto questo,maledetto tu fra tutto il bestiamee fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna,.fra la tua stirpe e la sua stirpe:questa ti schiaccerà la testae tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
La chiamavano società senza padri, la nostra. E pure senza patroni forti come Ambrogio e gli altri e le altre, non a caso detti padri e le madri della Chiesa. Ora la nostra società non è più solo senza padri. È anche senza madri, senza adulti. Altro che patriarcato… Il pensiero poi è detto “liquido” e forse è ormai evaporato, perché c’è da chiedersi se qualcuno pensa ancora, almeno prima di parlare. Un mondo costruito sulla sabbia. È tempo di cercare una roccia, una stabilità. È tempo di cercare qualcuno affidabile sempre, da seguire per sempre. È tempo di avvento, di attesa. La roccia della vita emergerà dalle sabbie mobili di un mondo instabile.
Sant’Ambrogio Mt 7 Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
È sempre molto solenne Matteo nel descrivere i gesti di Gesù. È tutta una regalità divina che traspare: Gesù seduto sul monte e la folla attorno a lui. Questa gente depone ai piedi di Gesù le proprie offerte, come ad un imperatore. Deposero ai suoi piedi zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malatied egli li guarì. Senza finzioni, ognuno depone ciò che ha, mette ai piedi di Gesù ciò che non va. Senza esitare, lui guarisce. Senza rimandare a domani, lui sfama. Ecco il regno di Dio, ecco cosa accadrebbe se Dio, e non l’uomo, regnasse. Venga il tuo regno, avvenga la tua volontà.
Mt 15,29-37 Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.
Da sempre e ovunque si parla di Dio credendo di conoscerlo. Ma come capire se è solo una proiezione delle nostre idee, delle nostre paure e speranze? Di Dio si può dire tutto e il contrario di tutto. In suo nome si fa di tutto. Nessuno sa chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. È il legame personale con Gesù che ci apre ad una relazione vera con Dio, che lui infatti chiamava Padre. Ma chi riesce a vivere un contatto costante con Gesù? I piccoli, i semplici. Perché per credere che Gesù esiste davvero e per parlargli come ad un amico bisogna essere semplici.
Lc 19,21-24 In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Di’ soltanto una parola. Non due, non tre. Soltanto una. Perché a Gesù ne basta una. Perché ciò che dice accade. E sia lo stesso per noi, sia un comando per noi: di’ soltanto una parola. Non serve urlare, argomentare all’infinito, spiegare e rispiegare. Di’soltanto una parola, perché la seconda potrebbe già essere di troppo, potrebbe già essere sbagliata. La seconda potrebbe già essere una promessa non mantenuta. Il credente è di poche parole, è di una parola soltanto. Ciò che chiede, crede che accadrà. Ciò che chiede, crede che è già accaduto. Dunque non serve ripetere dubitando. Il credente vive di una sola parola, quella di Dio, quella del suo Gesù. Con lui parla, lui solo ascolta. Il Verbo si fece carne, la Parola si fece persona. La nostra vita è la più sincera parola.
Mt 8,5-11 Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».