Unico volo

Siamo felici di seguire un Gesù così libero, così forte di una forza interiore. La forza che gli veniva dal contatto costante con Dio dentro di sé. È lì, in Dio-in-noi che ritroviamo tutti. È lì che possiamo dialogare con chi è lontano, irraggiungibile, già passato nell’altra vita. È lì che abbracciamo chi rifiuta il nostro abbraccio, è lì che facciamo pace e benediciamo chi ci è nemico. È in noi, nel contatto interiore con Dio-in-noi, che ci accorgiamo di essere tutti connessi, tutti parte di un unico volo. Vi rimando anche al seguente articolo di qualche giorno fa https://lalocandadellaparola.com/2024/01/09/dentro-di-se/

Mc 1,21-28 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafàrnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Càlmati

Che invidia! Dormire tranquillo durante una tempesta, mentre le onde si rovesciano nella barca. E dormire non solo per la stanchezza, ma per la fiducia in Dio. La nostra testa è sempre agitata, il nostro cuore sempre impaurito. Pensieri e preoccupazioni si affollano rubandoci il sonno e la serenità. Ci pare che gli altri non si accorgano di nulla e vorremmo gridare non vi importa di me? Abbiamo bisogno di imparare a respirare, a dire a questo mare di pensieri Taci, càlmati! È vero, non abbiamo ancora fede. Non riusciamo e trovare in te, Signore, la nostra pace vera. Non sappiamo costellare il giorno e la notte di atti di affidamento a Te. Tu ci sei. Tu ci sei. Tu sai. Perché avere paura?

Mc 4,35-41 In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Ieri in netto calo le visite alla Locanda. Il vostro contributo è determinante. Perseverate!

Ospiti

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno. Senza chiedere né rifiutare, perché è giusto dare a tutti la gioia di preparare per te qualcosa di buono. In foto vedete l’ospitalità del popolo di Manseu, a Timor Est, che raggiunsi l’agosto scorso sul monte Ilimanu. Tutto il villaggio era in fermento per prepararmi il caffè. E tutti erano lì, a guardarmi bere, per scorgere sul mio viso ogni minima traccia di gradimento. Chi le scorderà mai quelle tovaglie, quelle tazzine cinesi col bordino dorato, procurate con chissà che sforzi. Avevano certo lavorato tanto e avevano diritto alla ricompensa, che era il mio sorriso, il mio grazie, il mio entusiasmo per quel caffè buonissimo di cui chiesi subito il bis. Bisogna lasciarsi amare, lasciare che qualcuno lavori per noi, perché anch’egli possa essere ricompensato un giorno sentendosi dire avevo sete e mi hai dato da bere.

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Santi Timoteo e Tito Lc 10,1-9 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Come ciottoli

É così per tutti, non lo fu solo per Paolo di Tarso. A volte per vedere bisogna diventare ciechi e per camminare serve cadere. Certo, sarebbe meglio vederci bene e prendere subito la strada giusta. Nessuno sta augurando cadute e fallimenti. Lungi da noi esaltare la sofferenza. Gesù mai lo fece. È che l’essere umano è balordo, e riesce a guardarsi in cuore solo quando è spezzato. Fallimenti, difficoltà, retrocessioni e tutto ciò che “non avrebbe dovuto andare così”, ci obbligano spesso a dei cambi di passo o d’opinione che col tempo si rivelano davvero determinanti. Quando si accarezza un liscio e rotondo ciottolo di fiume, ci si dimentica di quanto era spigoloso e non si pensa che gran parte del lavoro lo fecero le cadute.

Conversione di San Paolo Atti 9 avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco.

Ieri, grazie a voi, si è visto un aumento di una cinquantina di visitatori. Il 47%in più rispetto al giorno prima. Il vostro aiuto fa la differenza. Grazie!

Insieme

Francesco di Sales, che oggi ricordiamo, fu per anni vescovo di Ginevra ma non vi poté mai risiedere dato che era in mano ai calvinisti. Raggiungeva così i suoi fedeli distribuendo le sue omelie su volantini. Ecco perché è patrono dei giornalisti e un po’ pure nostro. La Locanda della Parola nacque infatti un po’ così, col desiderio di rimanere in contatto a distanza con chi, un tempo, amava ascoltare la Parola di Dio in presenza. Dal 2013, ogni giorno senza mai un’interruzione, il volantino digitale è stato pubblicato. C’è chi ormai lo legge abitualmente e chi solo occasionalmente. Chi legge prima il vangelo e poi le righe di commento/provocazione, chi invece non si spinge mai a leggere il testo in azzurro. Chi lo inoltra ad amici e conoscenti, e chi non sa come si faccia… Negli ultimi quattro anni, come vedete qui sotto, il numero totale di lettori è sostanzialmente stabile. Mediamente si tratta di quasi un centinaio di lettori al giorno. Tantissimi, se confrontati con i dieci fedeli che partecipano ad una Messa feriale. Pochissimi, pensando alla potenziale capacità di diffusione dei mezzi online. Se ognuno dei cento lettori “ripostasse” il link alla Locanda sul proprio cellulare, in breve saremmo migliaia. Ma si sa che preferiamo diventar bravi solo noi, e teniamo in segreto le nostre fonti. Seminare la Parola è affare serio. Richiede costanza e, forse, un pizzico di faccia tosta. Diffondere una vignetta comica è certo meno imbarazzante che diffondere la Locanda. Per questo vi perdoniamo di cuore sperando comunque che, almeno quando ne vale la pena, sappiate farvi nostri collaboratori nell’evangelizzazione e non soltanto fruitori buongustai. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti! A tutti e sempre un grande grazie per farci visita qui e soprattutto per camminare insieme nel Vangelo.

Mc 4,1-20 Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Fraternità

L’appartenenza alla religione ebraica è ereditata per sangue, dalla madre. Dunque Gesù sta dicendo qualcosa di più grande di quanto sembri. È l’annuncio della fraternità universale. È la fine del limite del sangue. È la fine di ogni separazione che dipende dalla nascita. “Qualche domanda?”, chiese il rabbino capo di Milano durante una conferenza in una piccola parrocchia di Brianza. Il parroco alzò la mano, con l’aria di uno che voleva fare l’intervento del secolo: “Gesù Cristo? Cosa mi dice?”. Alcuni nascosero la testa tra le mani, ma il rabbino sorrise. “Cosa le devo dire, signor parroco. Se mia mamma fosse stata la sua e la sua fosse stata la mia, ora lei sarebbe qui a rispondere e io lì ad ascoltare”. Aveva perfettamente ragione! Chi mai ha scelto dove nascere e da chi? Non facciamone dunque un vanto né un difetto. Cerchiamo invece di essere tutti fratelli, non facendo mai pentir nessuno d’esser nato.

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Mc 3,31-35 Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Il sospetto

Forse noi non sospettiamo Satana all’opera anche nelle più belle cose, come questi scribi di Gerusalemme. Tendiamo però a cercare sempre il secondo fine delle buone azioni altrui: “Come mai è così gentile? Cosa vorrà davvero?”. Come ci diceva Gesù ieri, la conversione a credere al Vangelo è ancora lontana. Le Buone Notizie, chissà perché, destano sospetto anziché suscitare gioia e gratitudine. Forse quella degli scribi era tutta invidia. Non potendo fare miracoli d’amore come Gesù, dicevano che invocava l’aiuto del demonio. Nulla di più errato.

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Mc 3,22-30 Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

In sé

Lui era in una casa, ma i suoi dicevano che era fuori. Fuori di sé. Eppure il maestro insegnò sempre l’opposto, cioè ad essere in sé. Gesù è il maestro del rimanere in se stessi e del rimanere in lui. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato (Gv 15). Gesù era costantemente in sé ed era proprio in sé che trovava Dio. Quel Dio buonissimo che lui chiamava Padre e di cui si percepiva Figlio. Siamo noi che abbiamo paura a stare dentro casa, con quelli che la vita ci ha messo accanto. Siamo noi che temiamo di stare dentro noi stessi, con le nostre preoccupazioni e paure. Siamo noi che dobbiamo evadere e andare fuori da noi stessi. Ma lui no. Lui era tutt’altro che fuori di sé.

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Mc 3,20-21 Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Voglio pace

Facciamo un’eccezione e fermiamoci oggi sulla prima lettura, presa dall’antico testamento. Un racconto comico quanto serio ed emozionante. Una pagina di Bibbia che amo, perché in quella grotta ci andai davvero, anni fa, alle sorgenti di Engaddi, in Israele (in foto). Una caverna dove quel giorno entrò re Saul per coprire i suoi piedi, che è un modo elegante per dire “fare i suoi bisogni”. E non si accorse che il fondo della caverna era occupato nientemeno che da Davide e i suoi uomini. Il giovane Davide a cui Saul stava dando una caccia spietata, accecato di invidia per i successi in battaglia. Leggete, leggete cosa accadde. Di come Davide non approfittò per eliminare il Re, biotto com’era. Di come gli parlò, di come lo fece commuovere suscitando il suo pentimento. Che uomini, che animi! E oggi, in quella stessa terra santa, guerre e violenza, eliminazione totale come unica via. E non solo lì.

1Sam 24,3-21 Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna.
Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico:
“Dai malvagi esce il male,
ma la mia mano non sarà contro di te”.
Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano».
Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».