Pronti

Questo gesto lo ritroveremo la sera dell’ultima cena. Gesù si stringerà le vesti ai fianchi e laverà i piedi ai suoi. Lascia senza fiato questa inversione delle parti, con il più grande che si fa servitore. Quando mai accade che un padrone al rientro serva i suoi servi? Eppure Gesù non riesce, nemmeno quando racconta storie, non riesce a non descrivere un mondo diverso, in cui grande è sinonimo di gran servitore. Pronti a servire. Non a combattere, non a difendersi, non a rispondere. Pronti a servire. Gesù è pronto a servirci. Lo può sperimentare chi, a sua volta, non dorme ma resta sveglio, pronto a rendersi utile.

Lc 12,35-38 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Sempre così

Ieri si è celebrata la 97ª giornata missionaria mondiale. Durante la messa sono state proiettate alcune fotografie di una coppia di sposi, missionari in Sudamerica dal 1976. Ovviamente le immagini del loro matrimonio e quelle di quest’anno, segnavano il tempo della loro missione. Invece le immagini della gente locale non sarei riuscito a metterle in ordine cronologico. Avrebbero anche potuto essere quelle scattate da me in Bolivia nel 2009 (vedi foto sopra). Stessi volti, stesse case, stesso abbigliamento e sempre la stessa maledetta miseria. Da noi basta dare un’occhiata alle auto o al taglio di capelli, e subito si capisce di che anno è una foto. Non così nei “paesi in via di sviluppo”, come ci ostiniamo a dire con ipocrisia. Se davvero fossero in via di sviluppo, i cambiamenti si vedrebbero e la gente, le case e le cose non sarebbero sempre le stesse. Ha ragione Gesù di Nazaret: anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede. Ma la vita degli altri sì! Perché l’accumulo di tesori per sé implica per forza la carenza per altri. Teniamoci dunque lontani dalla cupidigia e opponiamoci con la generosità e la condivisione a questa logica mondana.

Lc 12,13-21   uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Sino ai confini

97ª giornata missionaria mondiale. Tutti viaggiano, tutti si spostano da una parte all’altra della terra. Si parte per fare la guerra e conquistare il paese altrui, si parte per fare fortuna e tornare arricchiti. Partono gli esploratori, partono gli astronauti, partono i disperati in fuga da guerra e fame. Si parte perché è bello viaggiare e visitare altri paesi. Partire in missione è questo e molto di più. Partire in missione di certo non è e non deve essere un andare per convincere e imporre la propria visione della vita, fosse anche la verità del vangelo di Gesù. Difficile è trovare un equilibrio e nella storia sono stati commessi molti errori, ma altrettante sono state le opere di bene. Missione è vivere con la gente che hai raggiunto lontano da casa tua. Sentire tuoi i problemi, la cultura, le speranze di quella gente. Ci dice oggi Papa Francesco nel suo messaggio: “Ogni discepolo missionario è chiamato a diventare, come Gesù e in Lui, grazie all’azione dello Spirito Santo, colui-che-spezza-il-pane e colui-che-è-pane-spezzato per il mondo. A questo proposito, occorre ricordare che un semplice spezzare il pane materiale con gli affamati, nel nome di Cristo, è già un atto cristiano missionario. Tanto più lo spezzare il Pane eucaristico che è Cristo stesso è l’azione missionaria per eccellenza, perché l’Eucaristia è fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Chi segue il vangelo, porta il vangelo. E il vangelo si porta in un modo soltanto: con le opere di misericordia. Ecco perché ove giunge un missionario sorgono ospedali, scuole, pozzi d’acqua e campi coltivati. La prima missione è andare ad amare tutti, sino ai confini del mondo.

Mt 22,15-21 i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

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Tutto è possibile

A chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Mentre invece chi parlerà contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato. Forse dunque lo Spirito è permaloso mentre il Figlio è più buono? Se sono lo stesso Dio, non può essere così. E dunque? Cosa significa bestemmiare lo Spirito? Letteralmente bestemmiare è composto da “ingiuriare” e “reputazione”. In poche parole diffamare Dio. Quale è la fama dello Spirito se non quella di essere uno Spirito Santo, d’amore, di perdono e di pace? Bestemmiarlo consiste nel dire che non è Spirito di perdono e pace. E dunque significa non credere d’esser perdonati. E ciò che non si crede possibile, non può accadere. Ricordiamoci che a Nazareth Gesù non poté fare miracoli a causa della loro incredulità. Chi non vuole il perdono, non l’avrà. Chi non vuole la pace, non la vedrà mai. Troverà ogni giorno un motivo per continuare la guerra. Tutto è possibile per chi crede, disse Gesù. Ma per chi non crede, tutto è difficile.

Lc 12,8-12 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Geènna

La Geènna, con il suo fuoco inestinguibile, era la discarica di Gerusalemme. Non è chi ci uccide che dobbiamo temere. Anche il bambino che ami può farti perdere sonno e salute. Anche per amore si può morire. Devi temere colui che ha il potere di gettare nella Geènna. Temi ogni sistema economico e sociale che getta nella Geènna donne e bambini. Temi ogni persona che accetta di vedere immagini come queste senza farsi problemi. Temi di diventare anche tu così, indifferente. Temi di adeguarti all’ingiustizia, di non curarti di quanto accade agli altri. Temi chi rifiuta un aiuto, temi di rendere rifiuto chi ti chiede aiuto. Temi la Geènna perché ti annienta le speranze e ti fa dimenticare che cinque passeri si vendono per due soldi. Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio.

Lc 12,1-7  si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Cosa dicono

“Anything you say can and will be used against you in a court of law”. Qualsiasi cosa dirai potrà essere e sarà usata contro di te in tribunale. È parte del “Miranda warning”, gli avvertimenti che negli Stati Uniti vanno esplicitamente dati all’accusato prima dell’interrogatorio. Ma ovunque noi siamo, ci sentiamo sempre in pericolo di cadere vittima delle nostre stesse parole. Anzitutto perché spesso non riusciamo a trattenerle, e ci escono di bocca senza passare dal cervello. Attendere tre lunghi secondi prima di rispondere ridurrebbe i rischi e aumenterebbe, tra l’altro, la trasmissione di calma e forza. Vi è poi chi ci tende insidie proprio col fine di farci perdere la pazienza, rivelare segreti o confidenze inopportune. Dal saltafosso tra colleghe all’infiltrato dei servizi segreti, il mondo è tutto un esempio a riguardo. Ancora una volta troviamo la risposta in un’altra pagina dei vangeli: il vostro parlare sia sì sì, no no, il di più viene dal maligno.

Lc 11,47-54  il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Forse

Se Marco e Giovanni non riuscirono a concludere il loro vangelo, tanto che ci sono due finali, Luca risolse scrivendo due volumi. Il racconto della ascensione di Gesù al cielo conclude il primo volume ed è ripetuto all’inizio del secondo. La cerniera dunque è la scelta di Gesù Risorto di restare invisibile, di non materializzarsi più come aveva fatto in quei quaranta giorni dopo la resurrezione. Dopo non si hanno più testimonianze di incontri con lui. Visioni sì, ce ne sono state in ogni secolo, benché non troppe. Ma incontri fisici mai, pur essendo lui vivo e in grado di rendersi presente in ogni luogo. Nessuno ha mai detto di averlo incontrato, ma ciò non significa che lui non si sia mai più reso presente col corpo. Forse semplicemente non è stato riconosciuto. Forse ci è passato davanti e noi, ignari, l’abbiamo scansato.

San Luca evangelista Lc 19,1-9 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Per voi

Alla serata pro Timor siamo lì, al centro della sala, attorniati da piatti invitanti preparati dai volontari. Lui non lo vedo da anni, ma l’ho riconosciuto. Un tempo era più basso di me, quando era bambino. Ora che è quasi trentenne lo guardo all’insù. Si era preparato un lungo discorso e conclude: “Ho deciso di fare un investimento per l’eternità” e mi mette in mano una busta. Una busta pesante. Mi guarda con lo stesso sorriso di quando fece la prima Comunione. Mi spiega che, quando suona durante la Messa, riceve un compenso. I compensi di un anno e mezzo sono in quella busta. Io invece sono lì, senza parole, un piatto in una mano e nell’altra i soldi. Ho entrambe le mani colme del frutto di elemosina. Lui si rimette a tavola. Può mangiare in coscienza pura, ha appena riempito migliaia di altri piatti.

Lc 11,37-41 mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Generazione

Ogni incontro ci segna, lo sappiamo. Anche chi è del tutto insipido e incolore ci segna di vuoto col suo nulla, come un’ombra che passa per un attimo sul muro della via. Ogni generazione, segnata dalla precedente, cerca un segno, un cenno, una strada. Ogni generazione cerca amore, ma quello autentico lo troverà soltanto in chi è segnato col segno di Giona, il segno della croce e della resurrezione. E noi sotto quale segno siamo nati e camminiamo? Che segno siamo per questa generazione?

Lc 11,29-32 mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Sempre festa

Chi segue il vangelo di Gesù ha un cuore di re. Spende il suo tempo a preparare feste per rallegrare, nutrire e creare ponti di amicizia. Non tutti accettano l’invito, forse perché a volte la fame rende ciechi. A tentoni, si cerca nutrimento altrove. Ma il re continua ad invitare buoni e cattivi, la festa deve continuare. Chi segue il vangelo ha sempre qualcuno da far felice, per questo non è mai triste.

Mt 22 Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

Un grande grazie a chi ha partecipato ieri sera all’evento su Timor Est e a chi, pur a distanza, ci ha pensato con amicizia. Un ringraziamento particolare agli amici della Coop Canonica che hanno lavorato per amore dei poveri in totale gratuità. Grazie a Vanna e Gigi per il loro indispensabile aiuto. Tutte le offerte raccolte saranno destinate per intero ai progetti in corso a Timor Est.