Le opere

È vero, non ci va mai bene nulla e per poter apprezzare qualcuno lo dobbiamo perdere. Quando è lì con noi, non gustiamo la sua presenza. Non va bene Giovanni Battista, con la sua vita solitaria nel deserto. Non va bene Gesù, con le sue frequentazioni ambigue. Non va bene l’inverno perché è freddo né l’estate perché è calda. Ma cosa davvero vogliamo? Siamo come quei bambini a cui si chiede cosa vogliono di regalo a Natale. “Non lo so”, rispondono annoiati. Ma se non gli fai trovare nulla sotto l’albero, son tragedie. Sempre insoddisfatti, aspettiamo che qualcuno ci porti gioia. Quella gioia che troveremmo se ci concentrassimo a compiere opere giuste.

Mt 11,17-19 Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Sei Elia?

Giovanni Battista era o non era Elia? Gesù più volte afferma di sì. L’interessato però è di altro parere: chiesero a Giovanni: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse (Gv 1,21). Tutta colpa del profeta Malachìa, nel cui libro leggiamo: Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell’Eterno (4,5). Elia era dunque atteso. Non dimentichiamo però che Elia non morì ma fu assunto al cielo in un turbine di fuoco sotto gli occhi del suo fedele discepolo Eliseo (2Re 2,11). Dunque il suo ritorno non può essere certo una reincarnazione, ma semmai una sorta di discesa dal cielo. In ogni caso resta da capire se Giovanni era o non era Elia, perché lui e Gesù affermano il contrario. Forse però la lettura dei vangeli ha da essere meno meccanica e più ampia. “Un” Elia era atteso come annunciatore del giorno dell’Eterno. Giovanni Battista nega di essere fisicamente Elia ritornato in terra. Gesù però lo indica come quell’Elia che deve venire, come il precursore del giorno dell’Eterno. Certo, se volete comprendere chi è questo Eterno. Se cioè avete orecchi per intendere che sì, Giovanni ha il ruolo di quell’Elia poiché Gesù è quell’Eterno. Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno.

Mt 11,11-15 Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

https://www.gotquestions.org/Italiano/Giovanni-Battista-Elia-reincarnato.html

Leggero

Ce ne lamentiamo ma non ci fermiamo a parlarne, almeno con noi stessi. Siamo stanchi, molto stanchi, oppressi e soffocati. Ma perché? Da cosa e da chi? Cosa ci manca, cosa è in eccesso? Forse proprio la tua presenza è ciò che più ci manca. Venite qui, ci dici tu Gesù. State con me, cercatemi presente in voi. Più buie si fanno le notti, più forte è il bisogno di luce. Venite a me, state con me. Cercate la consapevolezza della mia presenza in voi. Le ansie che vi opprimono e le paure che vi spaventano non sono forse dovute alla mancanza di momenti trascorsi solo con me? È in quei momenti che il respiro si fa di nuovo calmo e il cuore ritrova pace. Non è un peso stare con me, è una dolcezza leggera. Venite a me, vi darò ristoro.

Mt 11,28-30 Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Nemmeno uno

Che cosa vi pare? Ci pare impossibile che Dio non sopporti una perdita dell’1%. Non c’è aspetto della nostra vita che abbia perdite così basse. Magari avessimo perso solo l’1% degli amici, l’1% del tempo, l’1% delle occasioni di bene. Saremmo nella gioia piena, nella pace mondiale, nell’assenza di povertà e discriminazione. È dunque un’utopia questa parola di Gesù? Parla di un Dio che non esiste? Potremmo anche lasciar cadere la faccenda della pecorella smarrita e preoccuparci semmai di non perdere, come dicono le statistiche, ben cinque ore al giorno sul cellulare, cioè circa il 30% del tempo che passiamo svegli. Altro che 1%… Eppure resta la domanda, resta e non se ne va. Perché Dio non si rassegna ad una perdita che per noi invece sarebbe un successo inaudito? E tu accetteresti la perdita dell’1% se quell’uno che si perde fosse la persona che più ami? E se fossi tu?

Mt 18,12-14 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Deposto

“Deus ex machina”, si diceva nelle tragedie greche per indicare l’arrivo in scena, calato dall’alto, di un dio che risolveva una situazione ormai irrecuperabile. Nella scena del vangelo di oggi non è calato un dio ma un uomo malato. “Homo ex fratribus”, potremmo dire. Il Natale ce lo dipingiamo più come la prima scena, di un Dio che scende tra noi come salvatore. Il Natale è tutto un discendere dal cielo in terra. Eppure questo Dio concluderà la sua vita terrena come la scena di oggi, quella del Cristo deposto dalla croce, inerme, abbandonato, sorretto dai pochi amici che gli sono rimasti vicini. Ed è forse questo il mistero del Natale. L’incarnazione di un Dio che scende per farsi deporre ai piedi malati e disperati. Un Dio che diviene così tanto uomo da essere pure lui deposto ai piedi degli stessi che aveva servito. Dunque, disceso o deposto? Lo depose in una mangiatoia, leggeremo a Natale. È il mistero dell’Incarnazione.

Non dimenticare di diffondere la Locanda della Parola

Lc 5,17-26 Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Scalzi

Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Ai tempi di Giovanni Battista, due erano le ragioni per cui si girava scalzi. La prima ragione è la maledetta miseria, che costringe ancora oggi milioni di persone a camminare scalze per il mondo. L’altra ragione era l’opposta. Cioè vi erano persone che volontariamente, in segno di penitenza, chiedevano al maestro spirituale di slacciare loro i saldali e rimandarli scalzi come poveri. È il gesto più bello, quello di privarsi di qualcosa per donarlo a chi non l’ha. È il gesto del Figlio di Dio che, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà (2 Cor 8,9)

Mc 1,1-8 Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Come senza pastore

Che scena meravigliosa, che spettacolo! È tutto un movimento, un non restare fermi, un darsi da fare. È un cuore che batte forte, quello di Gesù, che si emoziona di con-passione per la stanchezza fisica e psicologica della gente. È un uomo che decide, Gesù, che invia, che provvede, che cerca soluzioni. È un uomo che prega e chiede di pregare perché molti non si limitino a ricevere ma sappiano dare. Operai, gente che compie opere di misericordia. Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date.

Mt 9 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Oggi don Alberto Lolli riceverà un importante riconoscimento dalla città di Pavia. Lo ringraziamo per tutto il bene non richiesto che gratuitamente compie ogni giorno.

Il frutto di quell’albero

Ecco il peccato originale, la misteriosa origine di ogni peccato. La voglia di fare da soli, di decidere da sé la propria legge o, peggio, di non volere alcuna legge. Il sospetto che la legge di Dio non sia una barriera per non cadere ma un recinto per impedire la libertà. Non morirete affatto, anzi!, aveva suggerito il principe del male, sibilando come serpe dalla doppia lingua, dalla ambigua parola. Ecco la serva del Signore, ecco una ragazza che vuole servire a Dio, che gli vuole essere utile. Ecco una ragazza che crede alla bontà del Signore, che non sospetta un doppio gioco divino, che lascia che avvenga ciò che Lui desidera.

Immacolata concezione di Maria Gen 3 Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,.fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

La roccia

La chiamavano società senza padri, la nostra. E pure senza patroni forti come Ambrogio e gli altri e le altre, non a caso detti padri e le madri della Chiesa. Ora la nostra società non è più solo senza padri. È anche senza madri, senza adulti. Altro che patriarcato… Il pensiero poi è detto “liquido” e forse è ormai evaporato, perché c’è da chiedersi se qualcuno pensa ancora, almeno prima di parlare. Un mondo costruito sulla sabbia. È tempo di cercare una roccia, una stabilità. È tempo di cercare qualcuno affidabile sempre, da seguire per sempre. È tempo di avvento, di attesa. La roccia della vita emergerà dalle sabbie mobili di un mondo instabile.

Sant’Ambrogio Mt 7 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Come in cielo

È sempre molto solenne Matteo nel descrivere i gesti di Gesù. È tutta una regalità divina che traspare: Gesù seduto sul monte e la folla attorno a lui. Questa gente depone ai piedi di Gesù le proprie offerte, come ad un imperatore. Deposero ai suoi piedi zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati ed egli li guarì. Senza finzioni, ognuno depone ciò che ha, mette ai piedi di Gesù ciò che non va. Senza esitare, lui guarisce. Senza rimandare a domani, lui sfama. Ecco il regno di Dio, ecco cosa accadrebbe se Dio, e non l’uomo, regnasse. Venga il tuo regno, avvenga la tua volontà.

Mt 15,29-37 Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.