Andate

Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici rituali”. Io nel tardo pomeriggio di oggi partirò per Timor Est. Andrò a imparare. Molti credono che io vada a compiere opere di misericordia, ma è più sincero dire che vado a imparare. Imparare la differenza tra misericordia e sacrificio rituale, processioni, belle parole. È una differenza che a volte è lì, evidente e naturale, e viene spontaneo rifiutare i riti e rimboccarsi le maniche. Ma non bisogna smettere di imparare cosa vuol dire misericordia. E persino viaggiare lontano può diventare un rito da compiere ogni anno, solo perchè ci sembrerebbe strano non farlo. Andiamo tutti, ognuno là dove la vita lo chiama a camminare. Andiamo a imparare.

Mt 9,9-13 Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori»

Salvo problemi tecnici, la Locanda uscirà ogni giorno, con foto e racconti, per intrecciare Vangelo e vita.

Parole

“Io ti assolvo dai tuoi peccati”. Sarà vero? Accade davvero? Qualcuno esce dal confessionale leggero e sollevato, altri un po’ perplessi: alla fine sono solo parole, come capirne l’efficacia? È tutta un’autosuggestione? Allora è forse più efficace dire a un paralitico alzati e cammina? Per noi, uomini dalle parole fatte d’aria, tutto è sempre senza effetti. Ne siamo ormai così convinti che non badiamo più nemmeno a ciò che diciamo. Ma non dimentichiamolo: parlare è un’azione. Le parole hanno effetto.

Mt 9,1-8 Salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Di là

L’altra riva del lago non era di Israele. Era sponda pagana, dei Gadarèni, non a caso allevatori di maiali. Terra indemoniata, in cui era meglio non avventurarsi. Noi non abbiamo più nemmeno lontanamente la possibilità di prendere per vero ciò che questa pagina narra. Non solo perché la nostra terra è postmoderna, atea, senza Spirito e senza spiriti. Ma anche per la ragione opposta e cioè che è terra battezzata da millenni. Non abbiamo più ricordo né consapevolezza di come fosse prima, quando spiriti, stregoni e fantasmi erano cosa comune e il problema non era crederci quanto liberarsene. Venerdì partirò ancora una volta per Timor Est. Laggiù, ai confini del mondo, molti ancora praticano magie e incantesimi ed è assolutamente normale avere paura dei fantasmi. So che state sorridendo, lo facevo anche io prima di camminare nel buio della foresta tropicale.

Mt 8,28-34 Giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.

Sconvolgimenti

Siamo noi quel lago in cui avvengono grandi sconvolgimenti. Siamo noi la barca coperta dalle onde. Sono flutti di emozioni che ci agitano, di paura d’essere perduti. Basta un nulla, a volte nemmeno occorre una parola, una sensazione è sufficiente a mutarci la giornata. Perché abbiamo sempre paura? E di cosa? Forse è perché siamo gente di poca fede? Ma non è da sciocchi risolvere tutto con un po’ di religione? Sì, lo è. Non disse infatti “gente di scarsa religione”. Disse di poca fede. Di poca fiducia in un Dio a cui si può parlare di tutto, a cui si può affidare tutto perché di tutto e di tutti si prende cura.

Mt 8,23-27 Salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel lago un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Venerdì partirò per Timor Est https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

San Tommaso

Dobbiamo proprio ringraziarlo Tommaso, altro che farne l’emblema dell’incredulità. Se non vedo e se non tocco, non credo. È importante per noi sapere che gli apostoli non furono dei creduloni. È fondamentale che abbiano voluto constatare, toccare con mano Gesù risorto. La resurrezione non è una cosa da poco… Avrebbe potuto essere una semplice visione, un’allucinazione collettiva, un’autosuggestione di gruppo. Meno male che dubitarono. I vangeli sono pieni zeppi di dubbi: non fu solo Tommaso a non credere. Pietro, Giovanni, la stessa Maddalena, nessuno di loro credette a prima vista. Questo ci conforta perché significa che la resurrezione di Gesù con il corpo fu verificata attentamente prima di essere ritenuta vera e dunque divulgata. Noi che crediamo pur senza avere visto, sappiamo di credere sulla testimonianza di chi credette perché vide e toccò Gesù risorto.

San Tommaso apostolo Gv 20,24-29 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Come Abramo

Domenica scorsa, in rito ambrosiano, abbiamo incontrato Noè, il salvatore. E quella domanda: tu quanti ne salveresti? Oggi Abramo, l’inquieto cercatore, il camminatore, il migrante irakeno divenuto il capostipite di Israele. Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo, dice Gesù a chi vorrebbe seguirlo dovunque. Salvatore come Noè, cercatore come Abramo. Lascia la tua terra e va’ a salvare tutti dal diluvio di violenza e vuoto che si abbatte sulla terra.

Solo così

Era servo di un ufficiale romano che prestava servizio all’estero. Chissà di dove era questo poveretto. Un arabo, un barbaro, un libanese, chi lo sa? Non sappiamo nulla di lui, delle sue idee, della sua religione né della sua moralità. Il mio servo paralizzato soffre terribilmente. Si dice questo di lui, altro non sappiamo. A Gesù basta questo, altro non chiede. Chi soffre va guarito e basta: io verrò e lo guarirò. Nessun medico si domanda se il paziente meriti o meno le cure. Il centurione però chiede a Gesù di guarire il servo a distanza: di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Gesù lo ascolta. Ascolta la richiesta di un militare occupante, un infedele pagano. Gesù ascolta la sofferenza. Il punto di partenza è la guarigione dalla sofferenza. Morale significa comportamento. Per Gesù è immorale non ascoltare la sofferenza, chiunque sia colui che soffre, qualunque sia il genere di sofferenza, fosse pure quella della prostituta più indecente, del tossico più bugiardo. Prima si guarisce la sofferenza. Poi si ha la credibilità per parlare, correggere, rieducare. È l’amore che converte, non il giudizio.

Mt 8,5-17 Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.

Non dirlo

Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno. È misteriosa questa richiesta di Gesù, non si riesce a scorgerne il motivo perché Gesù non aveva paura di essere se stesso. Diversamente, avrebbe vissuto più a lungo. Cosa temeva dunque? Io davvero non lo so. Quello che so è che quel lebbroso pagò la guarigione col silenzio. Mi chiedo: io, a patto di non raccontarlo a nessuno, cosa chiederei a Gesù? Vorrei che si materializzasse nella mia stanza, almeno una volta, come faceva spesso dopo la resurrezione. In alternativa, che almeno mi apparisse in visione. Se nemmeno questo potessi ottenere, chiederei di sognarlo. Sempre a prezzo di non raccontarlo a nessuno. Sì, mi piacerebbe. Non so se resterei una persona normale, ma varrebbe il rischio. Dovrei inventarmi delle scuse per giustificare il mio cambiamento. Un po’ come quel lebbroso che andò dal sacerdote a fare tutta la messa in scena, dicendo di essere stato purificato dall’invisibile onnipotente Dio, mentre invece sapeva benissimo quale fosse il suo volto e il calore della sua mano.

Mt 8,1-4 Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

A te darò le chiavi

Se la porta è sempre aperta, a cosa servono le chiavi? Il regno dei cieli è lì, per tutti, e Dio è preoccupato solo che qualcuno resti fuori, che non trovi la strada. Povero Pietro, ti raffigurano sempre con in mano delle grosse chiavi, come quelle che le guardie agitavano tutto il giorno davanti alle celle, sotto al naso dei prigionieri, ai tempi in cui ero a San Vittore. Se per caso la chiave cadeva, tintinnando sul pavimento, tutti in coro dalle celle urlavano ” liberante!”, che in gergo vuol dire “entro sera uno di noi esce”. Pietro, forse Gesù ti ha affidato le chiavi nella speranza che ti cadessero in acqua dalla barca. Liberanti! Liberi tutti. Liberi dal male, dalla violenza, dalla guerra. Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi, scrive Paolo. Chi trova il regno di Dio, trova la libertà. Trova la chiave di lettura della vita.

Santi Pietro e Paolo Mt 16,13-19 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

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Frutti

Un albero buono non può produrre frutti cattivi. In molte lingue e dialetti, frutto significa anche figlio. Queste parole di Gesù potremmo quindi considerarle rivolte anche a noi genitori e ai frutti del nostro grembo, come dice l’Ave Maria. Da una bella famiglia, non possono che nascere bei figli. Davanti ad ogni giovane che compie gesti cattivi, si leva infatti il coro: “I genitori dove sono?”. Dovremmo anche chiederci “chi sono”, chi fa realmente la loro parte. Anche per i più bravi adolescenti e giovani, guardare un video e vivere coincidono. Parlano dei luoghi più remoti del pianeta con la sicurezza di chi c’è stato e poi scopri che non è così. “Seguo uno che viaggia”, ti rispondono. Sanno già tutto perché, dal divano o sotto le coperte, “seguono” il tizio che gira l’oriente, la coppia che vive in camper, la ragazza che abita su un albero. Questi tizi chi sono? Cosa pensano e cosa trasmettono ai nostri figli? Chi ha mai dato loro il permesso di educarli, di parlare loro per ore mentre noi crediamo che dormano? Ecco appunto: siamo stati noi. Noi li abbiamo presi come nostri collaboratori e addirittura sostituti. Noi che non daremmo certo le chiavi dell’auto a un dodicenne, gli diamo però un “coso” che chiamiamo ancora telefono, forse per non vedere la realtà. Per non ammettere che quello strumento li rende esposti a tutti quelli che vogliono dire loro qualcosa. Chiunque essi siano, qualunque cosa dicano. Non si tratta certo di bandire i cellulari dal pianeta (io stesso vi sto scrivendo dal “telefono”). Ma forse è il caso di svegliarsi e sentirsi responsabili dell’uso che i nostri figli ne fanno. A meno che pure noi siamo ormai spacciati…

Mt 7,15-20 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».