“Parlandone come da vivo…” – diceva sempre la nonna di amici quando voleva muover critiche ad un defunto – ebbene, parlandone come da vivo, ricordo bene un parroco che da bambino andai a trovare con mio padre. Era molto abbattuto per la morte dell’anziana madre e diceva in dialetto “Quel Signore là…ce l’ho con lui. Mi ha portato via la mia mamma! Lui la sua mamma non l’ha vista morire, io la mia sì!”. Perché poi la domanda è sempre la stessa: Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva far sì che costui non morisse? Uscendo dalla casa di quel parroco, mio padre gli diede del fesso e il messaggio per noi bambini fu chiaro: mai attribuire a Dio un male. Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio! Però arriva sempre un punto in cui ti fermi. Anche se non attribuisci a Dio la morte o la malattia di alcuno, anche se lo ritieni fonte di solo bene e mai di male, a un certo punto ti fermi e ti rassegni. Marta e Maria non rimproverano Gesù per il ritardo, semplicemente constatano: se fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto, ma non c’eri, e se ne è andato. È così, non ci si può fare più nulla. Come le parole severe di quella lastra tombale nella chiesetta del mio paese: quod satis morituro hoc nimis mortuo. Cioè, in poche parole: se è già morto è inutile, too late. Il tempo è finito, andato. Eppure Marta non si limita a constatare la fine dei giochi: se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, ma anche ora… Ecco, con quel ma anche ora Marta ferma la morte, riprende il tempo. Ecco un germoglio di risurrezione: corre da Maria, le dice che Gesù la chiama e quella si alza subito (in realtà il testo greco scrive “risorge”). Gesù dice a Marta Io sono risurrezione! Io sono risurrezione ora, io sono vita ora. Tu Marta, come tutti, sei tesa tra passato e futuro, tra un se fossi stato qui non sarebbe morto e un risorgerà nell’ultimo giorno. Ma io conosco solo il presente, Io Sono Risurrezione. Ora. Lazzaro è ancora nella tomba e Gesù già dice Padre, mi hai ascoltato, Lazzaro è già tornato. Allora liberàtelo e lasciàtelo andare! Slegàtelo, toglietegli il sudario che gli nasconde il volto, guardàtelo. Fate come me, fate risorgere i morti liberandoli e guardandoli. Guardàteli ora, non domani, questi inguardabili, questi poveri, questi anziani, questi malati. Liberàteli ora questi che sono legati dalla miseria, dal carcere, dalle violenze. Fateli risorgere, ridategli vita, non tenete i loro volti coperti, non fingete di non vedere che vita da morti devon fare. Non rinviate a domani, non lasciate che scontino per una vita gli errori di ieri. Siate presenti, ora. Risorgere è fermare il tempo, è viverlo al presente, non dire mai che è troppo tardi e ricordarsi che il suo nome è Io Sono Risurrezione.
Gv 11, 1-45
