Il tempio di Gerusalemme, a pianta rettangolare, era costituito da uno spazio enorme a cielo aperto, suddiviso in spazi concentrici delimitati da muri: i cortili. Al centro stava il vero e proprio santuario, a sua volta suddiviso in spazi sacri: nel “santo dei santi”, lo spazio sacro assoluto, poteva entrare solo un uomo (il sommo sacerdote), un solo giorno all’anno. Nel cortile più ampio, quello “delle genti”, potevano passeggiare in qualunque giorno tutti, pure i non ebrei. Questo cortile era delimitato da un colonnato il cui lato est era detto portico di Salomone. Qui stava passeggiando Gesù. Non paghi dell’abbondanza di recinti, suddivisioni e limiti religiosi, clericali e spazio-temporali, quelli gli si fecero attorno, lo recintarono, e lo interrogarono sui tempi: fino a quando ci terrai nell’incertezza? Gesù però parla un’altra lingua e rompe i muri: non parla di tempi ma di eternità, non di recintare ma di seguire. Alle mie pecore do vita eterna, esse mi seguono e non andranno perdute. Fine delle balaustre e dei calendari.
Gv 10, 22-30