La dimora

Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore, dice Gesù durante l’ultima cena. Nella casa di Dio ciascuno trova una dimora, uno spazio di vita. Probabilmente rimarremmo sorpresi nello scoprire quante energie spende Dio per renderci minimamente adatti alla vita di lassù. A ben pensarci infatti ci chiediamo se la nostra presenza non rischierebbe di rovinare il paradiso agli altri… Invece non ci chiediamo se la presenza degli altri rischierebbe di rovinare il paradiso a noi: ne siamo già certi! Eppure il messaggio del Vangelo pare insistere: nella casa del Padre vi sono molte dimore e in ebraico, non esistendo il termine “tutti”, si usa “molti”. Nella casa di Dio tutti trovano uno spazio. Tommaso si entusiasma: Signore, come possiamo conoscere la via per giungere alla nostra dimora? E Gesù cambia i termini: non cercare “dove” sta la strada, ma “chi” è la strada. Io sono la strada per la tua dimora. Allora è il turno di Filippo: mostraci il Padre, dicci dove è Dio! E Gesù di nuovo cambia ottica: il Padre è in me, credetemi. Quindi non “dove” sta Dio, ma “in chi”. Io sono nel Padre e il Padre è in me. Tutti trovano dimora in Dio Padre. Io sono la dimora di Dio Padre. Tutti trovano dimora in me. E tutto ciò a partire da ora, perché il Regno di Dio non è tanto un luogo in cui si entra né un “lassú” in cui si andrà quanto una dimensione in cui volendo si vive già ora: la dimensione dell’accoglienza. Quando ti senti accolto, quando trovi dimora, vivi il paradiso. E non finisce qui. Gesù infatti aggiunge che chi crede in me compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi. Se a nostra volta accogliamo il Vangelo possiamo anche noi compiere la grande opera dell’accoglienza, siamo in grado di fare uno spazio in noi dove gli altri trovano dimora. Diventeremo presto un paradiso affollato! Come Gesù e il Padre, poterci dire a vicenda: io sono la tua dimora, tu sei la mia.

Gv 14, 1-12
V domenica di Pasqua

Lascia un commento