Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare ma per salvare, dice Gesù. E, dato che comunque un qualcosa o un qualcuno nella tua vita la fa da padrone, tanto vale avere Lui come Signore, l’unico che non ti giudica. Ecco perché chi non crede è già giudicato, cioè vive sotto la signorìa dei giudizi, delle aspettative, dei sogni, dei sentimenti. Credere nel Figlio, credere quando annuncia il “non giudicare” di Dio, quando rivela l’amore di Dio. Ma perché è così difficile credere in un Dio buono? Come è possibile che siamo istintivamente portati a immaginarci un Dio che condanna? Del resto, se un cane scappa all’arrivo di un uomo è perché si è preso parecchie botte… Che esperienza abbiamo noi dell’amore? Che esperienza facciamo vivere agli altri? Abbiamo assaporato la dolcezza del perdono, la solidità della fedeltà, la pazienza dell’attesa? Se non troveremo un amore vero, saremo sempre portati a dubitare che possa esistere un Dio Amore.
Gv 3, 17-21
(Vangelo della Messa di rito ambrosiano)