Vite

Ha fatto di tutto per non rimanere separato lassù. Ha rinunciato a tutto pur di mischiarsi a noi, di provare cosa significhi avere il sangue nelle vene, le lacrime agli occhi, il sorriso sulle labbra, la paura della notte insonne. Lui che poteva rimanere una candida nuvola è divenuto una radice aggrappata alla terra. Io sono la vite. E se davvero crediamo che lui è la vite e noi i tralci, significa che ogni aspetto della nostra vita umana va vissuto con lui. Ma qui sta la fatica: accettare d’esser tralci e non viti. Chi si crede vite e rimanda Dio sulle nubi escludendolo da alcuni aspetti della propria vita, chi separa terra e cielo, non va lontano. Chi non rimane in me, secca.

Gv 15, 1-8

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