In barca

Dal finale del Vangelo di Giovanni sappiamo che Pietro sapeva nuotare bene. Di cosa dunque ha paura quando comincia ad affondare? Perché grida Signore salvami? Difficile a dirsi, sarà stato un insieme di emozioni a gettarlo in confusione. In piena notte di tempesta scavalcare la sponda della barca, poggiare i piedi sull’acqua e sentire che ti tiene su… I conti non tornano, dato che solo due sono gli esseri che possono fluttuare sull’acqua: i fantasmi e Dio. Questo nessuno l’ha mai visto, degli altri qualcosa si sa ma è meglio non incontrarli… Se dunque cammino sull’acqua sono forse morto? E quel Gesù chi è, dato che il corpo l’ha eccome? I salmi dicono che Dio lascia orme invisibili sulle acque camminando sulle ali del vento… E Pietro, vedendo il vento si impaurì, forse perché iniziò a capire di esser di fronte a Dio e chiese aiuto. E subito Gesù gli tese la mano e lo afferrò. E questa volta la paura prese quelli in barca che, vista la scena, ricordarono forse le parole di un altro salmo che dice: appena la mia voce giunse a Dio, mi tese la mano e mi trasse dalle acque. E appena Pietro e Gesù salirono in barca dissero: davvero sei il Figlio di Dio! Portare Dio in barca.

Mt 14, 22-36   Salmi 18; 77; 104

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