Gesù uscì dalla sinagoga e forse il suo non fu un semplice uscire a fine funzione. Fu qualcosa di più profondo. Da quella di Nazaret era uscito a calci, da questa di Cafarnao esce tra lo sconcerto e lo stupore di tutti. Ma lui nel cuore ormai aveva la “sua” Parola. E quando un uomo trova la Parola che Dio gli consegna, diviene più forte e più libero persino dell’istituzione che l’ha guidato sino a quel momento. Non c’è riformatore che non abbia dovuto uscire da ciò che di fatto stava riformando e amando. Francesco, Giovanni della Croce, Madre Teresa, per non dire di Paolo di Tarso… Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone e guarì sua suocera, gesto che di sabato era vietato dalla Sinagoga. Uscì dalla sinagoga ed entrò nella casa, entrò nella vita, nella normalità, nella vera sinagoga quotidiana fatta di lavoro, di bimbi, di sposi. Uscì dalla sinagoga per poter conoscere la moglie di Pietro, tenere in braccio la sua bimba, curare e farsi cucinare qualcosa dalla suocera. Chissà, fu forse per questo che Simone potè diventare Pietro, seguire il Maestro senza creare strappi e drammi in casa. Assentarsi con lui per poi tornare e raccontare…
Lc 4, 38-44
