Nomi o persone?

Rabbí, tradotto, significa maestro. (…) “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo. (…) “Sei Simone, sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro. Nel giro di pochi versetti l’evangelista compie ogni sforzo per farsi capire. Lui, di madrelingua ebraica (aramaica), scrive direttamente in greco ma si preoccupa di traslitterare i termini più tipici e di “ritradurli” in greco. Avrebbe potuto orgogliosamente scrivere solo Rabbí, Messia, Cefa e obbligarci a parlare la sua lingua, la lingua di Gesù. Avrebbe pure potuto scrivere tutto il Vangelo in aramaico, definendola la “lingua sacra” del Maestro,  la “lingua ufficiale” del cristianesimo. Ma non ha fatto così, né lui né gli altri evangelisti né alcun altro. Nel cristianesimo non esistono lingue ufficiali, perché una lingua non è più importante della Parola, una cultura non è più importante delle persone. Non c’è nemmeno cristianesimo più importante di Cristo. Detto anche Messia. Ciò che importa è seguirlo, rimanere con lui e dirlo al fratello. Che tu lo chiami Simone o Cefa o Pietro.

Gv 1, 35-42

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