Si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?” E’ una domanda sincera. Gesù era un maestro in gran sintonia con il loro eppure, su alcune cose, era così diverso! Li aveva messi in crisi. Perché non faceva digiunare i suoi discepoli? Anche oggi, ogni volta che si parla di persone di “altre religioni”, ci si domanda cosa possano o meno mangiare. Anche tra cristiani pare che il ritmo della spiritualità sia – ancora! – scandito dai giorni di magro e digiuno, dal pesce o dalla carne. Ma è vero che il Maestro non faceva digiunare? La risposta è nella prima lettura di oggi, nelle parole del Padre di Gesù: E’ forse come questo il digiuno che voglio, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Forse questo vorresti chiamare digiuno? Questo è il digiuno che voglio: sciogliere le catene, togliere i legami, liberare gli oppressi, dividere il pane con l’affamato, ospitare i senzatetto, vestire chi vedi nudo. Altro che mortificazione! Qui si tratta semmai di vitalizzare.
Is 58, 1-9; Mt 9, 14-15
