La gente corre dietro a Gesù che, il giorno prima, ha sfamato una folla di cinquemila famiglie. Lo trovano al di là del mare e gli dicono: “Rabbì, quando sei venuto qua?”. Lui, certamente ridendo, risponde: “Mi cercate perché avete mangiato! Siete dunque capaci di procacciarvi cibo. Benissimo: datevi da fare per il cibo che rimane per la vita eterna!”. Questi capiscono subito che piega prende la cosa e si difendono ponendo la classica usurata domanda per simulare un po’ di devozione: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. La risposta è però assolutamente nuova: “L’opera di Dio è che crediate in colui che ha mandato”. Credere è un’opera. Credere è un fare. Se credi stai già operando. Gesù ha moltiplicato il pane, ha fatto mangiare una folla, perché ha creduto che fosse possibile, ha creduto di essere ascoltato dal Padre. Credere non è tanto affermare che Dio esiste, ma piuttosto che Dio è all’opera in te. E’ credere che, attraverso di te, Egli guarisce, sfama, rallegra, illumina le folle che si aggirano cercando di sfamare i propri legittimi bisogni di amore e di vita.
