Chissà quante volte i discepoli stessi avevano pensato e detto che ai cani (= i pagani) non si deve dare la grazia di Dio. Ora questa loro affermazione era realtà, era lì davanti a loro, fatta carne in una donna siro fenicia che implorava aiuto da un Gesù che non le rivolgeva neppure una parola. Ora le belle teorie teologiche erano udibili, non più dalla voce degli scribi, ma da quella del Maestro: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Era tutto uno stridere. Era tutta e solo distanza tra teoria e vita. Una distanza colmata dalla fede di questa infedele: “...i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. E tutto tornò alla realtà, alla terra, alla vita concreta: “Avvenga per te come desideri”.
Mt 15, 21-28
